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martedì 3 maggio 2016

Un problema in più per l'Europa

Europa
Brexit, se ci lasciamo
Antonio Armellini
28/04/2016
 più piccolo più grande
Come andrà a finire il voto sulla permanenza del Regno Unito nell’Unione europea. L’ambasciatore Antonio Armellini delinea i due scenari opposti, ragioni e conseguenze. In questo articolo si ipotizza una vittoria del fronte a favore dell'uscita. Nel prossimo, immagineremo il trionfo di chi vuole rimanere nell'Ue.

Dunque è ufficiale: Londra esce dall’Unione europea, Ue. L’incertezza dopo che i primi exit polls avevano indicato un testa a testa, è finita nella giornata di ieri con la conferma di risultati più deludenti del previsto per il remain.

Non solo nel Nord dell’Inghilterra ma, sorprendentemente, in Scozia e in Ulster. Non si è trattato di un tracollo: la percentuale - 56% a favore e 42% contro - ricorda quella del referendum sulla Scozia del 2014, così come il numero di votanti, che è rimasto al disotto del 60%.

La sconfitta comunque c’è stata: le grandi città - Londra, Manchester, Birmingham - hanno votato compattamente per il remain, ma l’appoggio del Sud dell’Inghilterra per il brexit non ha subito incrinature. Jeremy Corbin ha lasciato trasparire fin troppo che il suo impegno era solo di facciata e il “soccorso rosso” del voto laburista non si è materializzato quanto sarebbe stato necessario.

Voto di pancia
Che il voto sarebbe dipeso non tanto da considerazioni razionali (non ce n’erano molte, a favore del brexit) quanto psicologiche e “di pancia” lo si sapeva sin dall’inizio.

L’ultimo psicodramma greco e il fallito tentativo di dare vita a un vero sistema di controllo comune alle frontiere, mentre l’accordo con il presidente turco Racep Tayip Erdogan traballa vistosamente e si è aperto un nuovo drammatico fronte con la Libia, hanno alimentato in un elettorato in cui sono mancati i giovani (su cui contava il remain), quel miscuglio tipicamente britannico di insularismo fatto di diffidenza per tutto ciò che sa di straniero, di nazionalismo nutrito da nostalgie imperiali per una inesistente “anglosfera” in cui trovare rifugio salvifico dall’Europa, su cui puntavano i brexiteers per contrare il coro degli argomenti che quasi tutta l’industria, la City e la grande maggioranza degli alleati avevano intonato per sostenere il governo.

Quest’ultimo ha sottovalutato il pericolo di far apparire il referendum non già come una scelta sull’Ue, bensì fra l’arroganza cosmopolita delle élites e la difesa della gente comune da una globalizzazione incontrollata. Ci sarà tempo e modo per analizzare meglio le motivazioni del voto, ma la componente del rifiuto della politica intesa come prevaricazione di una casta lontana dagli interessi di quanti dovrebbe rappresentare, ha giocato più del previsto nell’orientare un voto che definire semplicemente populista sarebbe riduttivo.

Le correnti di protesta che si sono viste all’opera in Gran Bretagna si ritrovano in forme diverse e con motivazioni a volte molto lontane anche altrove nel vecchio continente: si tratta di un ulteriore campanello d’allarme per i meccanismi legittimanti dell’azione politica così come l’abbiamo sin qui conosciuta e del quale dovremmo preoccuparci tutti.

Dall’Europa reazioni prudenti
In Europa le prime reazioni sono di prudenza. Angela Merkel ha dichiarato che il risultato dovrà essere uno stimolo per la piena attuazione dell’Ue e su Londra è rimasta sul generale, dicendosi sicura che si troverà un’intesa capace di promuovere i legittimi interessi di entrambi.

Anche Matteo Renzi si è limitato a dirsi dispiaciuto per il risultato e a sottolineare che in ogni caso la Gran Bretagna rimane un membro fondamentale della famiglia europea.

Un po’ più esplicito Hollande, il quale ha detto che adesso i Ventisette non dovranno perdere tempo nel rinserrare le fila della costruzione comune.

Tutt’altra musica fra i nuovi paesi membri dell’Europa dell’Est. L’ungherese Viktor Orbane il polacco Andrzej Duda hanno annunciato una riunione straordinaria del Gruppo di Visegrad per chiedere che il referendum britannico sia replicato in tutti gli altri Paesi dell’Ue che lo vorranno. Ad applaudire a queste dichiarazioni anche l’Austria, seguita dal silenzio un po’ sbigottito di gran parte degli altri.

Regno Dis-Unito
David Cameron ha annunciato che non si dimetterà prima di aver impostato il negoziato ex art. 50 con l’Ue che dovrà stabilire “le nuove basi della collaborazione fra una Gran Bretagna libera e sovrana e una Europa democratica e amica”. Una mossa tattica disperata, nel tentativo di evitare l’implosione del partito e di tenere a bada Boris Johnson.

È assai difficile che possa riuscirvi: i conservatori sono sempre più spaccati fra una fazione, di cui potrebbe prendere la testa lo stesso Johnson, che punta ad assorbire l’Ukip di Nigel Farage e spostare più a destra l’asse del partito, ed una che guarda a Kenneth Clarke per dare vita a un nuovo partito moderato e filo-europeo, in cui potrebbe trovare ospitalità quel che rimane delle truppe liberali. Una ipotesi travolgente per la Gran Bretagna, ma il brexit costituisce una svolta epocale e il sistema dei partiti potrebbe subirne le conseguenze.

Nel frattempo, Nicola Sturgeon ha già annunciato che la Scozia chiederà un nuovo referendum sull’indipendenza e l’adesione all’Ue. Il Premier irlandese ha rilanciato la proposta di un “referendum di confine” che salvaguardi i diritti della minoranza unionista dell’Ulster nella futura Irlanda unificata. Il Galles per ora tace, ma non ci sarebbe da stupirsi se - come la Bielorussia all’epoca della dissoluzione dell’Urss - finisse per ritrovarsi indipendente “suo malgrado”.

Un Regno Dis-Unito intorno alla sola Inghilterra assiste al tripudio dei brexiteers che, avvolti nei loro Union Jack, fingono di non ascoltare il monito che Barack Obama non ha tardato a rinnovare già ieri.

Nuova Norvegia o Svizzera, maxi-Singapore, battitore libero nell’Omc: il negoziato con l’Ue sarà tutt’altro che una passeggiata e i vincitori del referendum dovranno pensare a quale strategia seguire. Non sembrano averne per ora alcuna e potrebbero essere guai.

Come lo saranno quasi sicuramente per il resto dell’Europa, che dovrebbe poter cogliere l’occasione del brexit per rilanciare la sua coesione interna e procedere finalmente verso una unione anche politica, ma che dovrà guardarsi verosimilmente dalla spinta disgregatrice del referendum per l’insieme dell’Ue. Una grande confusione sotto il cielo, di cui non si sentiva davvero il bisogno.

Antonio Armellini, Ambasciatore d’Italia, è commissario dell’Istituto Italiano per l'Africa e l'Oriente (IsIAO).
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lunedì 2 maggio 2016

Ricerca Parametrale n. 433 . Notizie del 2 maggio 2016

Oggetto Newsletter : Brexit, Migranti, Brasile
Newsletter n° 433 , 2 maggio 2016

Nonostante l'accordo con la Turchia, l'emergenza migranti alle
 porte d'Europa non s'arresta: l'Ue fa i conti con la minaccia di
 nuovi muri, mentre sono tanti i minori non accompagnati che
 approdano sulle coste mediterranee. E il prossimo sarà un mese
 difficile per l'Unione, fra voto in Spagna - dopo sei mesi di stallo
 politico nel Parlamento di Madrid, incapace di formare un governo
 - e referendum sulla Brexit. In due puntate, immagineremo i due
 opposti esiti del voto, che cosa accadrà se Londra divorzia dall’Ue?

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 archivio di articoli, Speciali, recensioni di novità librarie, notizie
 in tempo reale dall'agenzia AGI e lo Speciale su Brexit e futuro dell'Ue. 

mercoledì 27 aprile 2016

Ricerca Parametrale N. 431 Notizie del 22 apree 2016

Oggetto Newsletter : Migranti, Obama a Londra, Usa 2016
Newsletter n° 431 , 22 aprile 2016

L'ennesimo naufragio di un barcone al largo della Sicilia fa 
ripartire l’onda delle tragedie nel Mediterraneo e in Europa,
 proprio mentre l'Italia presenta a Bruxelles proposte su come
 affrontare la crisi dei migranti, suscitando riserve da parte della
 Germania. Intanto, il presidente Usa Barack Obama è in visita a
 Londra, proprio nel giorno del 90o compleanno della Regina Elisabetta
. A Usa 2016, i battistrada repubblicano, Donald Trump, e democratico, 
Hillary Clinton, vincono le primarie a New York, dove giocavano in casa,
 e prendono il largo: difficile per i rivali recuperare lo svantaggio martedì 
26 quando vota la East Coast. A Doha, intanto, salta l'accordo sul 
congelamento del prezzo del petrolio e l'Arabia Saudita, priva di
 una vera strategia energetica, vede traballare la leadership nell’area,
 mentre l’Iran sta alla finestra e ringrazia.
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Ricerca Parametrale n. 430 Notizie del 19 aprile 2016

Oggetto Newsletter : Usa 2016, Brexit, proteste in Francia
Newsletter n° 430 , 19 aprile 2016

Tocca alla Grande Mela: il nuovo appuntamento delle primarie
 statunitensi vede al voto lo Stato di New York, dove i battistrada
 dei due opposti fronti, Hillary Clinton e Donald Trump, giocano in
 casa. Ma Bernie Sanders, di ritorno dal Vaticano, spera in un
 'colpo di reni' a Manhattan e Brooklyn, dove la sua campagna
 ha avuto momenti forti. Lo scandalo Panama Papers, intanto,
 crea ulteriori difficoltà al premier britannico David Cameron, 
la cui popolarità è ai minimi storici, quando mancano appena
 due mesi al referendum sulla Brexit. E neanche Parigi dorme
 sonni tranquilli; anzi, non dorme affatto: nonostante sgomberi 
e coprifuoco, proseguono infatti le 'Nuits Débout', le notti in piedi 
a presidiare le piazze più importanti della capitale e del Paese,
 segnali della protesta sociale crescente contro la riforma de
l lavoro voluta dal governo.

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 AGI e lo Speciale su Usa 2016, dalla campagna al voto. 

lunedì 18 aprile 2016

Ricerca parametrale n. 429. Notizie del 14 aprile 2016

Oggetto Newsletter : L'Italia delle trivelle, Iran, migranti
Newsletter n° 429 , 14 aprile 2016

L'Italia va a votare, domenica 17, per il referendum contro 
la proroga delle concessioni per estrarre petrolio entro 12
 miglia dalla costa: un occhio alla situazione energetica del 
Paese e uno alla sicurezza degli impianti. Il premier Matteo Renzi, 
intanto, visita Teheran, per rilanciare scambi e intese: dallo
 stop alle sanzioni, è il primo leader occidentale in Iran, dove 
gli ultraconservatori cercano il riscatto elettorale nei ballottaggi 
di fine mese. L'Ue avvia i trasferimenti di migranti previsti 
nell'accordo con la Turchia: funzioneranno?, e come integrare
 chi rimane in Europa? Negli Stati Uniti, prosegue il percorso 
di Usa 2016, mentre in Crimea e nel Caucaso restano le tensioni.

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Ricerca Parametrale n. 428. Notizie del 8 aprile 2016

Oggetto Newsletter : Usa 2016, Brasile, Mongolia
Newsletter n° 428 , 8 aprile 2016

Ted Cruz e Bernie Sanders, gli inseguitori di Usa 2016 in campo 
repubblicano e democratico, si prendono il Wisconsin (ma si guarda 
già ai voti a New York il 19 e sulla Costa Est il 26). Fra i conservatori, 
la strada verso la nomination si fa accidentata e densa d'insidie per
 il battistrada Donald Trump: con un partito spaccato, il rischio di una 
convention aperta a luglio prende corpo. In America Latina, intanto,
 trema il gigante brasiliano, colpito da uno scandalo di corruzione 
che mette a rischio la tenuta del governo di Dilma Rousseff e offusca 
la figura carismatica dell'ex presidente Lula. In Asia, la Mongolia 
s'appresta a ospitare il Vertice Asem, tra rallentamento della crescita ed elezioni.

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Ricerca Parametrale. Notizie del 4 aprile 2016 n. 427

tto Newsletter : Libia, economia Ue, Polonia
Newsletter n° 427 , 4 aprile 2016

Il premier del governo libico di unità nazionale sostenuto dall'Onu 
è giunto a Tripoli, ma deve fare i conti con le divisioni ancora presenti 
nel Paese, mentre le potenze europee presidiano i confini nordafricani. 
L'accordo siglato con la Turchia, intanto, non pare aver chiuso del tutto 
la rotta balcanica delle migrazioni, e l'Ue si interroga sul dopo attentati 
a Bruxelles e su un'accelerazione della costruzione di una difesa comune. 
L'economia unitaria va ancora a rilento, a un anno dal lancio del 
quantitative easing della Bce di Mario Draghi, e l'Ue deve fare i 
conti anche col dossier polacco: Varsavia tornerà nel recinto 
dello Stato di diritto?

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martedì 12 aprile 2016

Corso di Alta Formazione: Dal Peacekeeping al Peacebuilding: gestire i conflitti per costruire la pace. Scheda e Bando. Scadenza 25 aprile 2016

SCUOLA DI AGGIORNAMENTO E ALTA FORMAZIONE
“Giuseppe Arcaroli ”


Anno Accademico 2015-2016

Enti promotori

La Scuola di aggiornamento e alta formazione “Giuseppe Arcaroli”, istituita dall’ANVCG - Associazione Nazionale Vittime Civili di Guerra Ente Morale (D.C.P.S. 19 gennaio 1947) e dall’ANRP  - Associazione Nazionale Reduci dalla Prigionia, dall’Internamento, dalla Guerra di Liberazione e loro familiari  (Ente Morale D.P.R. 30 maggio 1949), è rivolta in particolare alla trattazione dei temi relativi ai diritti umani e ai conflitti, al fine di esaminare le conseguenze di questi ultimi nei confronti degli stessi belligeranti, dei prigionieri o feriti e della popolazione civile, nonché allo scopo di sottolineare che  la  violazione dei diritti umani, sempre di più, accende la responsabilità penale dei singoli di fronte alla Comunità internazionale in quanto tale.
Il tratto distintivo della Scuola è la multidisciplinarietà, caratteristica che permette di approfondire la tematica dei diritti umani nelle sue varie sfaccettature e di promuovere, inoltre, l'insieme delle attività formative in linea con le attuali dinamiche, volte ad assicurare un pieno rispetto dei diritti e dei bisogni delle vittime dei conflitti armati, a ridurre mali superflui e sofferenze inutili, nonché a facilitare il processo di riconciliazione e pace.


Corso di alta formazione anno accademico 2015-2016

Dal Peacekeeping al Peacebuilding:
gestire i conflitti per costruire la pace


Documentazione scaricabile:

giovedì 31 marzo 2016

Ricercaparametrale n.427. Notizie del 29 marzo 2016

Oggetto Newsletter : Siria, Cuba, Difesa Ue
Newsletter n° 427 , 29 marzo 2016

Appoggiate dai raid russi, le forze governative
 di Damasco hanno ripreso il pieno controllo di Palmira,
 il sito archeologico siriano da poco meno di un
 anno nelle mani del sedicente Califfato. Dopo il parziale 
ritiro di Mosca dal Paese, cosa cambierà nei negoziat
i di Ginevra? E mentre la storica visita del
 presidente Barack Obama segna la fine
 dell'isolamento di Cuba e il disgelo delle relazioni 
con Washington, l'Unione europea fa i conti con 
gli attacchi al cuore di Bruxelles, e cerca - 
con difficoltà - di mettere a punto risposte
 comuni alle minacce terroristiche. 

Si segnala inoltre la conferenza con Roberta
 Pinotti, ministro della Difesa su

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giovedì 24 marzo 2016

Ricerca Parametrale n. 426 Notizie del 23 marzo 2016

Oggetto Newsletter : Terrore a Bruxelles,
 Accordo Ue-TUrchia, Usa 2016
Newsletter n° 426 , 23 marzo 2016

Mentre Bruxelles è nella morsa del terrorismo fondamentalista, 
entra in vigore l'accordo fra Unione europea e Turchia sulla 
gestione dei flussi di migranti diretti in Europa. Riuscirà a diventare 
operativo? E Ankara riuscirà ad accelerare il processo di adesione 
o rimarrà uno scomodo alleato? La campagna elettorale delle
 primarie statunitensi, intanto, alza i toni e fra i repubblicani
 montano gli eccessi islamofobi, ben incarnati da Ted Cruz,
 l'unico credibile sfidante di Donald Trump. Il tycoon corre 
indisturbato verso la nomination o si avvererà il pronostico
 di una convention aperta?

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Ricerca Parametrale n. 425 Notizie del 18 marzo 2016

Oggetto Newsletter : Conti pubblici, Merkel,
 Documento Padoan
Newsletter n° 425 , 18 marzo 2016

Bruxelles scrive all'Italia, impensierita dai nostri conti pubblici. 
E Roma risponde all'Ue, con un documento presentato
 dal ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan che lancia 
una proposta di riforma della governance economica dell'Ue. 
E mentre Merkel fa i conti con un crescente dissenso
 interno messo a nudo dal risultato delle urne, ci si interroga
 sulla sua politica migratoria.

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venerdì 18 marzo 2016

Ricerca Parametrale. Notizie del 14 marzo 2016 n. 424

Oggetto Newsletter : Usa 2016,
prezzo del petrolio, Russia
Newsletter n° 424 , 14 marzo 2016

La corsa alla Casa Bianca ingrana la marcia, 
ora che l'avvento di Hillary Clinton sembra
 inevitabile e quello di Donald Trump inarrestabile. 
Ma quale sarà la politica estera del dopo Obama
 in Medio Oriente? Mentre il prezzo del petrolio
 continua ad andare a picco e a impensierire i 
Paesi produttori, Mosca è alle prese con un'altra
 incognita: quanto a lungo potrà durare il suo 
muscolare dispiegamento militare all'estero?

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lunedì 14 marzo 2016

Ricerca Parametrale. Notizie del 8 marzo 2016 n. 423

Oggetto Newsletter : Libia, crisi dei migranti,
Cina in Africa
Newsletter n° 423 , 8 marzo 2016

L'Italia non è ancora partita alla volta della Libia, 
ma già conta i primi caduti. Due dei quattro tecnici 
della Bonatti tenuti prigionieri nella regione di Sabratha
 hanno fatto ritorno a casa, ma altri due sono morti in un agguato. 
La cornice politica libica resta magmatica: Tobruk e 
Tripoli riusciranno a formare un governo di unità nazionale? 
E Roma manderà i suoi uomini nel Paese nordafricano? 
A Bruxelles, intanto, i Ventotto negoziano con la
 Turchia un accordo per il contenimento dei flussi
migratori che si dirigono verso le coste europee. 
Ankara alza la posta, operazione rischiosa o risolutiva?

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mercoledì 9 marzo 2016

Ricerca Parametrale. Notizie del 3 marzo 2016 n.422

Oggetto Newsletter : Super Tuesday,
                                 immigrazione, Berlusconi intercettato
Newsletter n° 422 , 3 marzo 2016

Negli Stati Uniti, il Super Tuesday dà nuovo slancio
 alla campagna elettorale di Hillary Clinton, che consolida
 il vantaggio in vista della nomination democratica. 
Sempre più inarrestabile, fra i repubblicani, 
l'avanzata di Donald Trump. I repubblicani
 riusciranno a neutralizzarlo? Sul fronte 
europeo, la crisi dei migranti non accenna
 ad affievolirsi, dopo i disordini di Calais e 
l'abbattimento del filo spinato fra Grecia e
 Macedonia. Come scongiurare l'addio a Schengen?

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lunedì 29 febbraio 2016

Ricerca Parametrale. Notizie del 29 febbraio 2015 n. 421

Oggetto Newsletter : Ue tra Londra e Roma,
Difesa, Corte Suprema Usa
Newsletter n° 421 , 29 febbraio 2015

L'Unione europea si gioca la sopravvivenza non solo a 
Londra, dove entra nel vivo la campagna elettorale in 
vista del voto di giugno sulla Brexit, ma anche a latitudini 
inferiori. Mentre Cameron si reinventa un cambio di retorica 
politica filo-Ue, Juncker ha visitato Roma per rilanciare l
a partnership fra il nostro Paese e Bruxelles. Quali i dossier affrontati 
e quelli lasciati da parte? Nel frattempo a Washington il seggio 
vacante alla Corte Suprema entra a pieno titolo 
nell'arena politica in vista del Super Tuesday.

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Aggiornamento. L' dove nasce la divisione europea

Balcani
Croazia: europeisti anti sistema ?
Chiara Rosselli, Miryam Magro
26/02/2016
 più piccolopiù grande
Il recente dimissionamento del capo dei servizi segreti croati, Dragan Lozancic, mostra le prime crepe del neo-governo croato guidato da Tihomir Orešković. L’Hdz e Most, partner in una incerta coalizione confermata il 22 gennaio scorso, si trovano dunque a dover affrontare la loro prima crisi interna dopo poco meno di un mese di mandato.

L'8 novembre 2015 la Croazia ha difatti affrontato le prime elezioni parlamentari dopo l’adesione all’Unione Europea nel 2013. Per le due coalizioni principali, guidate dai Social Democratici (Sdp) di centro-sinistra e dall’Unione Democratica Croata (Hdz) di centro-destra, le elezioni si sono concluse con un deludente pari merito. Ottenendo rispettivamente 56 e 59 seggi, i due gruppi hanno dovuto rimettere le proprie sorti nelle mani del neonato partito Most (Nezavisnih Lista), in possesso di 19 seggi.

Sulle orme di altri paesi europei, il risultato elettorale ha dunque evidenziato nuove dinamiche di voto e la comparsa di sentimenti politici anti-sistema; con una differenza: la quasi totale assenza dell’ormai onnipresente e inneggiato ‘euroscetticismo’.

Most, l’ago della bilancia
In vista delle elezioni del 2015, la campagna elettorale di entrambe le fazioni è stata in gran parte dominata da una retorica antagonistica piuttosto che da sostanziali differenze programmatiche. Nonostante alcune differenze marginali, entrambi i partiti hanno adottato posizioni tipicamente filo-europee e pro-euro all'interno di un paradigma economico spiccatamente liberale.

Most - partito fondato da Božo Petrov nel 2012 il cui nome si traduce letteralmente in ponte - ha rifiutato l'etichetta di partito di centro-destra. Il suo leader ha invece sostenuto di volere “che qualcuno definisse finalmente cosa sia la sinistra e cosa la destra in Croazia" , affermando che il suo partito avrebbe sostenuto solo un governo in grado di dimostrare impegno per la riforma del settore statale e il miglioramento del clima imprenditoriale.

Dopo più di quaranta giorni di negoziati, Most ha annunciato il suo sostegno all’Hdz, garantendo così ai conservatori una sottile maggioranza di 78 seggi, e nominando Primo Ministro l’uomo d'affari croato-canadese Tihomir Orešković.

Moneta unica, Schengen, allargamento
Le priorità di mandato identificate sono per lo più di carattere euro-centrico, come l'ingresso nell’area Schengen, l'adozione della moneta unica ed il sostegno verso un ulteriore allargamento dell’Unione. Tuttavia, la sfida maggiore rimane l’instabilità della coalizione di governo. La questione della coerenza del movimento Most potrebbe rappresentare un reale limite alla capacità d’azione del governo, offrendo però ai conservatori un’occasione di rinnovamento e l’opportunità di trasformare un’improbabile coalizione in un confacente svecchiamento del quadro politico croato.

Nel contesto regionale, la vittoria dell'Hdz ha generato un certo timore circa il potenziale ritorno del nazionalismo nei Balcani, soprattutto alla luce dei successi ottenuti dal partito polacco Law and Justice e dal partito Fidesz in Ungheria. Ciononostante, il dato più significativo di queste elezioni rimane l’avanzata elettorale degli indipendenti.

Politica post-partisan e euroscetticismo
Da Most, al Movimento Cinque Stelle in Italia, fino a Podemos e Ciudadanos in Spagna, il monopolio dei partiti politici tradizionali è messo in discussione dall’ascesa di nuovi attori politici o "movimenti" che contestano l'organizzazione della politica tradizionale di partito sotto molteplici aspetti, quali gli strumenti di finanziamento, l’elitismo, la rigida interpretazione delle fazioni politiche, la mancanza (o perdita) di credibilità sotto il profilo morale.

L'emergere di attori post-partisan di fatti sembra essere facilitato da un avvicinamento tra destra e sinistra. In un contesto nel quale le differenze programmatiche si appiattiscono, la crescente ambivalenza politica dei partiti tradizionali alimenta l’ascesa di nuovi movimenti dallo sfondo politico eterogeneo, i quali, assimilati in quanto attori del cambiamento, conquistano una fascia sempre maggiore di “voti di protesta” a fronte di alternative politiche divenute poco credibili.

Può essere interessante notare come i media internazionali abbiano legato indissolubilmente la crescente forza dei movimenti di protesta anti-sistema alla crisi europea, quasi questi ne fossero la diretta conseguenza. Da questo punto di vista è doveroso considerare la Croazia come un caso atipico.

Trattandosi di un membro giovane ed entusiasta dell'Unione europea, non è possibile servirsi dello spettro dell’euroscetticismo - praticamente inesistente - per giustificare il fallimento della politica tradizionale. Un dibattito attorno al fenomeno post-partisan in quanto tale, infatti, potrebbe essere necessario per interpretare l’attuale e crescente fluidità delle alleanze politiche che stanno trasformando il panorama politico europeo. Comprendere queste nuove dinamiche di aggregazione sarebbe un passo nella giusta direzione se si vuole ambire ad una soluzione politica al progetto europeo in crisi.

Chiara Rosselli, EU Project Manager, IAI; Miryam Magro, Stagista, IAI.
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domenica 28 febbraio 2016

Ricerca Parametrale. Notizie del 25 febbraio 2016 n. 2016

Oggetto Newsletter : Brexit, Libia, primarie Ue
Newsletter n° 420 , 25 febbraio 2016

David Cameron per il no, Boris Johnson dice sì. 
Sul referendum sull'uscita del Regno Unito dall'Ue 
si accentua la guerra interna al fronte dei Conservatori 
fra i due uomini forti del partito. Chi la spunterà?
 In Italia, intanto, il dibattito sul ruolo del nostro 
Paese nella babele libica e sull'uso delle nostre 
basi diventa sempre più caldo. Che cosa deciderà 
il Consiglio supremo di Difesa di domani? 
E sull'Europa continua l'amore-odio con 
Bruxelles. Renzi, che si appresta ad accogliere 
Juncker a Roma, lancia le primarie per l'Ue: 
ma sono davvero una novità?

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lunedì 22 febbraio 2016

Ricerca Parametrale.Notizie del 22 Febbraio 2016 n. 419

Oggetto Newsletter : Prezzo del petrolio, caso Regeni, Immigrazione
Newsletter n° 419 , 22 febbraio 2016

Mentre a Bruxelles si è giunti all'accordo per
 scongiurare la Brexit, a Doha si sono prese
 decisioni sul prezzo del petrolio: Russia e Arabia 
Saudita hanno sottoscritto una tregua, la cui portata
 resta però incerta. E sul caso di Giulio Regeni, 
mentre continua il dibattito sull'atteggiamento 
più lungimirante da tenere con il Cairo, cominciano 
a delinearsi i sentieri tracciati dal diritto internazionale. 
L’Italia può chiedere all'Egitto un risarcimento del danno? 

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venerdì 19 febbraio 2016

Istituto Studi di Alta Geopolitica . Informazione n. 144 del 19 febbraio 2016


FORMAZIONE

ANALISI NEI MEDIA

RAPPORTI

ARTICOLI

Brexit: rilancio o declino dell'Europa? Giangiacomo Calovini e Gaia Morosi

ISAG TV

Ricerca Parametrale. Notizie del 17 febbraio 2016 n. 2016

Oggetto Newsletter : Mini-Schengen,
Nato nei Balcani, Fratellanza Musulmana
Newsletter n° 418 , 17 febbraio 2016

Fra allarme Brexit e muri anti-immigranti da innalzare
 in Macedonia e Grecia, l'Europa si trova avvinta in una 
spirale isolazionista. Toccherà al Consiglio europeo di
 domani e dopodomani proporre delle poco verosimili
 soluzioni; ci riuscirà? Frontiere in continuo fermento,
 non solo in Europa, ma anche in Medio Oriente. In Siria,
 dove il miraggio di tregua caldeggiato da Stati Uniti e 
Russia si dissolve in fretta, e in Libia dove, nonostante
 divisioni sempre più profonde, si riprova a varare un
 governo di unità nazionale.

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Ricerca Parametrale. Notizie del 12 febbraio 2016 n. 417

Oggetto Newsletter : Finanze Califfato, Batosta Clinton, Egitto
Newsletter n° 417 , 12 febbraio 2016

Nonno Bernie batte zia Hillary. Bianchi arrabbiati, giovani
 e donne bloccano la sua corsa alla nomination democratica.
 L'Italia intanto cerca di fare luce sulla tragica morte di Giulio 
Regeni. Quali sono gli strumenti per non accontentarsi
 di una verità di comodo?

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mercoledì 10 febbraio 2016

Ricerca Parametrale. Notizie n. 416 del 6 febbraio 2016

Oggetto Newsletter : Scontro Italia-Ue, Ilva, Riforma Fmi
Newsletter n° 416 , 6 febbraio 2016

La strategia dei pugni sul tavolo tra Italia e Ue rischia
 di lasciarci con un pugno di mosche nei negoziati difficili
 dei prossimi mesi. Dall'immigrazione al referendum sulla Brexit,
 passando per l'Ilva e la questione delle banche. Dove 
rischiano di portarci questi toni di scontro?
 In ambito economico,
 da seguire anche la riforma dell'Fmi. Con la
 nuova governance, gli stati emergenti saranno 
più rappresentati? 

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venerdì 5 febbraio 2016

Ricerca Parametrale. Notizie del 3 febbraio 2015 n. 415

Oggetto Newsletter : Primarie Usa, Banche in crisi, Renzi-Merkel
Newsletter n° 415 , 3 febbraio 2016

Quindici candidati sui blocchi di partenza. L'inizio ufficiale 
della corsa alle presidenziali USA ridimensiona il peso dei
 candidati più populisti, ma come proseguiranno le primarie?
 In Italia intanto continua a tener banco lo scontro con l'Ue. 
Si abbassano i toni, ma non calano i contenziosi in campo. 
Che impatto avrà l'accordo Ue a sostegno delle nostre banche?
 Tra Renzi e Merkel non è più questione di feeling?

In occasione dell'odierno incontro della coalizione anti Isis
 a Roma, riproponiamo lo Speciale su Impegno italiano
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martedì 2 febbraio 2016

Ricerca Parametrale. Notizie del 29 gennaio n. 414

Oggetto Newsletter : Tensioni Italia-Ue, Libia, Spagna
Newsletter n° 414 , 29 gennaio 2016

L'alta tensione tra Italia e Ue e l'intricato nodo
 tra sicurezza e accoglienza all'interno dell'Unione 
sono alcuni dei temi che fanno da sfondo al bilaterale
 tra Renzi e Merkel. E' giusto contestare una 
costruzione europea troppo sbilanciata su interessi 
e priorità stabilite a Berlino, dimenticando che la Germania
 resta un partner chiave per ogni ipotesi di riforma dell’Ue? 
E come contribuirà l'Italia, impegnata anche sul complesso
 dossier libico, alla ristrutturazione dell'architettura Ue?

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Emanuele Saltalamacchia

In occasione di un triste evento, abbiamo avuto il piacere di vedere il nostro collega Emanuele Saltalamacchia, in Comando a Firenze, in questo video


http://video.gelocal.it/iltirreno/locale/il-generale-del-sette-abbiamo-perso-un-grande-

carabiniere/56535/57741



Emanuele Saltalamacchia, generale 

Ricerca Parametrale. Notizie del 25 gennaio 2015 n.413

Oggetto Newsletter : Negoziati sulla Siria,
 Egitto, Guardia Costiera europea
Newsletter n° 413 , 25 gennaio 2016

I tentativi di pacificare la Siria si affidano 
nuovamente al processo di Vienna. I negoziati in 
programma da oggi a Ginevra incontrano seri problemi, 
in primis quelli relativi agli inviti. Chi rappresenterà 
l'opposizione moderata al regime di Assad? 
In Europa, mentre sei Paesi hanno ripreso 
i controlli ai confini, mettendo in crisi il sistema
 di libera circolazione, è in cantiere un meccanismo 
di stress test che assicuri alla futura Guardia 
Costiera comune mezzi e capacità. Questa 
nuova Agenzia saprà affrontare le sfide che le
 migrazioni pongono ai confini esterni dell'Unione?

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