| Ue e Turchia, Usa e migranti, Iran | |
| Newsletter n° 552 , 28 giugno 2017 | |
È giunta l'ora di porre fine al processo di adesione della
Turchia all'Unione europea? Dopo il referendum di aprile,
che ha ulteriormente accentrato il potere nelle mani di
Erdogan, se lo chiedono in tanti. Per il direttore dello
IAI Nathalie Tocci, l'Europa non deve lasciare sola la
società civile turca: mantenere lo status quo, per
entrambi i partner, è il minore dei mali; accelerare
verso un'unione doganale moderna, invece,
l'incentivo a non raggelare i rapporti. Le nubi
sulla fattibilità di ulteriori allargamenti Ue stazionano anche sui Balcani, che si preparano alla tappa italiana - a Trieste il 12 luglio - del Processo di Berlino, dopo che il
Montenegro è intanto divenuto il 29o Stato membro
della Nato. Negli Usa, Donald Trump ottiene una
mezza vittoria: la Corte Suprema dà un parziale
via libera all'applicazione del Muslim Ban
(il divieto di ingresso negli Stati Uniti per
cittadini provenienti da 6 Paesi a maggioranza
musulmana), mentre i deserti al confine con
il Messico fanno registrare quasi più morti del
Mediterraneo. E in Iran, i pasdaran provano a capitalizzare, a
spese dei riformatori, i toni aggressivi dell'Amministrazione Trump e dei sauditi.
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mercoledì 28 giugno 2017
Ricerca parametrale n. 552. Notizie del 28 giugno 2017
Ricerca Parametrale n. 551. Notizie del 26 giugno 2017
| Caso Regeni, Siria, Mar Rosso, roaming | |
| Newsletter n° 551 , 26 giugno 2017 | |
Il ritorno dell'ambasciatore italiano al Cairo? Un passo
indietro, secondo i contrari all'invio: iniziative
diplomatiche alternative da prendere dovrebbero
andare piuttosto nella direzione di quelle "misure
progressive" già evocate dal premier Gentiloni.
AffarInternazionali continua a ospitare il dibattito
pro e contro il ritorno del rappresentante italiano
al Cairo, mentre proprio l'Egitto è protagonista in
Medio Oriente di una manovra per trasferire all'Arabia
Saudita la sovranità su due isolotti nel Mar Rosso,
con l'ok di Israele. Come si evolve nel frattempo
la situazione in Siria, a una settimana dal nuovo
incontro del Gruppo di Astana convocato dalla
Russia per il 4 luglio? E mentre comincia la
stagione estiva, l'Unione europea, sempre alle
prese con il problema dei migranti, fa leva
sull'abolizione del roaming: un risultato concreto
per rompere il clima di diffidenza da parte dei cittadini dell'Ue.
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| Migranti e spazi d’eccezione Mediterraneo: nuove geografie umane Diego Bolchini 25/06/2017 |
L'evento, che s’è svolto a Roma in giugno, si tiene mediamente ogni 4-5 anni (l’ultimo s’era svolto a Milano nel 2012). Questa edizione ha permesso di sviluppare un’ampia serie di dibattiti e sessioni riguardanti migrazioni, narrazioni di realtà tra atlanti e mappe, geografia fisica e geografia umana.
Di particolare interesse è apparso il panel sulle Mediterranean mobilities dei rifugiati, tra campi istituzionali e campi spontanei. Muovendo da una prospettiva di geografia culturale associata ai luoghi di stazionamento/passaggio dei rifugiati in Europa, questi sono stati caratterizzati come "spazi sospesi di eccezione" caratterizzati da una bivalente dialettica securitaria/umanitaria. L’indicazione emerge dall’intervento del professor Claudio Minca, già docente alla Wageningen University, Paesi Bassi.
Aree di primo impatto: i casi di Libano, Giordania e Turchia
Fenomeno relativamente nuovo nell’Occidente europeo, il proliferare dei campi profughi visti come spazi di eccezione è invece esperienza e laboratorio socio-geografico da lungo tempo conosciuto in Paesi mediorientali come il Libano. Nel Paese dei Cedri esistono, infatti, da diversi decenni campi palestinesi gestiti dall’Unrwa. Veri e propri micro-cosmi complessi, suddivisi in aree interne secondo le diverse fazioni presenti (Fatah, Hamas e componenti minori), cui negli ultimi anni si sono sommate nuove pressioni migratorie dallearee di crisi contermini più recenti.
Proprio rispetto al flusso umanitario siriano, la Giordania, dal canto suo, ospita dal 2012 - tra gli altri - un enorme campo a Zaatari, che ha raggiunto transitoriamentele oltre 100.000 unità residenti, diventando di fatto la quarta città più popolosa del Paese. La Turchia accoglie a sua volta strutture di dimensioni rilevanti, con diversi campi oltre i 10.000 residenti e taluni - secondo stime Unhcr di maggio - oltrei 20.000/30.000 residenti.
Un arcipelago di presenze evanescente
La refugee geography rappresenta, di fatto, un settore di ricerca ancora relativamente pionieristico, che sta tuttavia consolidando i primi fondamenti teorico-concettuali in interazione con i diversi riscontri empirici sul terreno. L’apparire e sparire subitaneo di campi (alternativamente definiti in gergo jungles o no man’slands) come quello di Calais in Francia (con un picco di circa 10.000 residenti) posto a 5 km dal centro cittadinoo quello di Idomeni in Grecia (circa 8.000 abitanti) ha generato una serie di riflessioni sulla nuova scrittura territoriale di uomini e luoghi in Europa.
All’interno degli spazi di eccezione rappresentati dai campi di rifugiati le regole sociali e giuridiche del normale vivere appaiono affievolite e modificate. Le priorità e le esigenze sono diversificate e caotiche, tra ricerche di connessioni wi-fi e apparizioni di barberie improvvisate, generazione di micro-economie locali e writings su muri e superfici verticali di ogni tipo. Le ibridazioni si moltiplicano in modo inedito, come nel campo di Presevo in Serbia lungo la cosiddetta rotta balcanica, dove la lingua-pensiero cirillico e latina si mescola (o si scontra) con una pluralità di lingue-pensiero afghane e arabo-dialettali.
Anche la stessa descrizione della realtà di vita nei campi da parte di giornalisti e ricercatori incontra problemi etici e di genuinità di rappresentazione e interpretazione. È dunque evidente la necessità di sviluppare un nuovo pensiero geografico, indagando sui rapporti tra individui all’interno dei campi e sulle interazioni e retroazioni degli stessi rispetto alle corone urbane di riferimento in cui questi sono immersi o da cui sono separati e/o esclusi, a seconda del contesto specifico e della prospettiva ideologica adottata.
Descrizioni emozionali ed esigenze di nuove risposte
Lo scrittore irlandese Francis Hackett si esprimeva così quasi cento anni fa, in un lavoro datato 1918 dal titolo Ireland, a study in nationalism: “Credo in tutti i proventi di un sano materialismo: buona cucina, case asciutte, piedi asciutti, fognature, tubi di scarico, acqua calda, luce elettrica, buone strade, strade illuminate.Credo in tutto questo per tutti. Si può essere umanamente straordinari come santi e interiormente ricchi come poeti, ma lo si è nonostante queste privazioni e non a causa di esse”.
Più avanti nel tempo, dall’altra parte dell’Oceano, il sociologo e urbanista americano Lewis Mumford si è a lungo interrogato nel secolo scorso sulle pagine del ‘New Yorker’ sulla condizione dell’uomo e le culture e architetture delle città del XX secolo, viste come spazi di normalità quotidiana tra musei, teatri, ponti, parchi e grattacieli.
Oggi appare necessario sviluppare una rinnovata cognizione dei nuovi spazi mobili ed evanescenti rappresentati dai campi formali-istituzionali e informali-spontanei. Per loro natura liquidi e potenzialmente ubiqui, essi si pongono oggi in rapporto critico con le spazialità più statiche e comuni dell’urbanesimo europeo contemporaneo.
Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, nell’intervento fatto presso la Società Geografica Italiana a maggio per i 150 anni dalla sua fondazione, aveva evidenziato le specificità delle nuove geografie globali che caratterizzano la contemporaneità. Solo un tentativo di nuova razionalizzazione degli inediti rapporti tra spazi, realtà territoriali e relazioni umane potrà aiutare agestire le “diversità condivise” tra comprensione, progettualità e possibile sostenibilità di lungo periodo.
Diego Bolchini è analista di relazioni identitarie, autore di contributi per diverse riviste specializzate nei settori afferenti geopolitica, sicurezza e difesa.
Vedere più chiaro in un problema grave
| Ong sotto inchiesta Migranti: verso norme internazionali valide Onofrio Spinetti 22/06/2017 |
Il confine tra lecito e illecito
In primis l’attività posta in essere da tali imbarcazioni è lecita e perfettamente conforme al diritto internazionale laddove si tratti di soccorsi portati a imbarcazioni in stato di pericolo (distress) e, preferibilmente, sotto il coordinamento costante del centro di coordinamento SaR (Search and Rescue) competente. Nel caso in cui, invece, non vi sia una vera e propria situazione di pericolo o essa venga simulata da soccorritori e trafficanti, vi è la possibilità che tale condotta vada a configurare il reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.
Le Ong si muovono all’interno di una normativa internazionale che genericamente impone ad ogni comandante di nave di prestare soccorso a imbarcazioni che ne facciano richiesta o che siano in pericolo. Normativa che nulla dispone, nello specifico, relativamente a una ipotetica attività di soccorso umanitario compiuta mediante imbarcazioni civili equipaggiate esclusivamente a tale compito.
Si consideri anche chel’intenzione originariadel legislatore internazionale, che diede vita alla Convenzione SaR del 1979,era quella di distribuire le competenze e le responsabilità al fine di fronteggiare al meglio episodi sporadici di soccorso (esempio, la tragedia del Titanic) e non flussi migratori come quelli che ormai da anni interessano il Mediterraneo tutto.
I progetti Una Vis e ShadeMed
Per far fronte a tali esigenze e per meglio chiarire il confuso scenario che caratterizza l’area di mare che separa l’Italia, e quindi l’Europa, dall’Africa, una prima soluzione potrebbe essere rappresentata dalla conclusione di accordi fra gli attori istituzionali che operano nell’area e le organizzazioni non governative che posseggono imbarcazioni da utilizzare ai fini del soccorso umanitario in mare. Tali accordi potrebbero disciplinare specificamente i rapporti fra autorità e Ong, eliminando i potenziali dubbi sulla liceità di tali operazioni.
In questa direzione sembrano muoversi due progetti: Una Vis e ShadeMed (sorti rispettivamente in seno alla Guardia Costiera italiana e all’operazione militare europea EuNavforMed). Entrambi rappresentano infatti una fase embrionale di dialogo fra attori istituzionali e civili, fra cui figurano varie ONG, che operano nel Mediterraneo.
Un ruolo per l’Organizzazione Internazionale Marittima
Un’azione più incisiva nei confronti delle carenze di disciplina evidenziate potrebbe essere quella d’agire su di un piano giuridico internazionale adendo l’Organizzazione Internazionale Marittima (Imo), al fine di ottenere delle Rules And Guidelines che disciplinino la specifica ipotesi dell’intervento in mare a scopo umanitario e diano una dimensione normativa chiara al fenomeno dell’impegno delle Ong con proprie imbarcazioni in operazioni di tale natura.
Non solo i rappresentanti degli Stati interessati potrebbero sollecitare un tale intervento, ma anche le stesse Ong. Infatti, l’Organizzazione Internazionale Marittima è compresa fra le varie Agenzie specializzate dell’Onu che hanno seguito il modello dell’Ecosoc nel disciplinare le relazioni con le organizzazioni non governative.
Nello specifico, la concessione dello statuto consultivo presso tale Agenzia è regolata dalle “Rules and Guidelines for Consultative Status df Non-Governmental International Organizations with the International Maritime Organization”. Va evidenziato però come esclusivamente le Ong a cui è riconosciuta una reputazione internazionale nel proprio campo di attività abbiano la possibilità di essere ammesse all’interno dell’Imo con tale statuto; e, dunque, solo esse possono accedere ai lavori dell’Organizzazione (tali Ong sono dette “internazionali”).
Il possibile tramite dell’Imrf
A ben vederevi è già una organizzazione non governativa internazionale con status consultivo presso l’Imo all’interno della quale sono rappresentate quasi tutte leOng presenti con proprie imbarcazioni nel Mar Mediterraneo: la International Maritime Rescue Federation (Imrf).L’auspicio è che le restanti Ong non rappresentate entrino a far parte dell’Imrf.
In questo modo la suddetta Ong internazionale potrebbe farsi ancora più portavoce di quella parte di società civile impegnata a far fronte, insieme alle autorità, a una crisi che ha assunto dimensioni più che allarmanti.
In conclusione, che si tratti di un intervento regionale, determinato dalla conclusione di accordi di collaborazione fra i vari attori istituzionali e non, o che si tratti di un’attività svolta su di un piano internazionale e indirizzata alla definizione di una normativa di settore, in grado di colmare le lacune già citate, è ormai chiaro come muoversi in una direzione volta alla collaborazione e alla definizione dei ruoli fra i vari attori interessati sia l’unica alternativa possibile e finalizzata al miglioramento di una situazione tragica, all’interno della quale non ci si può permettere di agire in ordine sparso.
Onofrio Spinetti laureato in giurisprudenza all’Università degli Studi di Bari con una tesi in diritto internazionale dal titolo “Le ONG e il soccorso in mare”.
Ricerca Parametrale n.550. Notizie del 22 giugno 2017
| Ue, G20 e Africa, euroscettici d'Italia | |
| Newsletter n° 550 , 22 giugno 2017 | |
Migrazioni, sicurezza, e difesa sono al centro del Consiglio europeo
di oggi e domani a Bruxelles: i capi di Stato e di governo dell'Ue
discuteranno di diritto d'asilo e valuteranno il primo rapporto
sull'attuazione della Strategia Globale a un anno dalla sua
pubblicazione. Il coraggio di andare avanti nonostante la Brexit -
il cui negoziato è stato formalmente avviato lunedì scorso
- sta pagando. Sul fronte immigrazione - in vista del G20
di Amburgo del mese prossimo - Angela Merkel pensa
di coinvolgere anche i Paesi africani. E proprio sulla
gestione dei flussi migratori si gioca la reputazione
dell'Unione: per gli italiani, secondo uno studio di
Chatham House, è in cima ai fallimenti dell'Ue.
Come invertire la rotta?
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martedì 20 giugno 2017
Ricerca Parametrale n. 548. Notizie del 16 giugno 2017
| Euroscetticismo, caso Regeni, Catalogna, armi nucleari | |||||||||||
| Newsletter n° 548 , 16 giugno 2017 | |||||||||||
L'Unione europea galvanizzata dalla prospettiva di vittoria alle legislative
di Emmanuel Macron e dal rinsaldato asse fra Parigi e
Berlino si prepara all'avvio dei negoziati sulla Brexit,
confermato per lunedì prossimo, senza alterazione rispetto
al calendario originario (nonostante la maggioranza sfumata
a Westminster e il clima da resa dei conti fra i conservatori).
L'Ue arriva all'appuntamento forte della tenuta rispetto
ai nazionalismi euroscettici, tanto nelle urne quanto nelle
rilevazioni d'Eurobarometro. Ma la situazione all'esterno e
all'interno dell'Unione non è ovunque serena: se da una
parte le elezioni anticipate in Kosovo pongono nuovi ostacoli
sulla via della distensione con la Serbia, dall'altra montano
nuove tensioni fra Madrid e Barcellona, dopo l'annunciata
convocazione di un referendum per l'indipendenza della
Catalogna. Mentre il mondo si interroga sulle ricadute nel
Golfo dell'isolamento del Qatar e l'Onu torna a discutere
della messa al bando delle armi nucleari, l'assenza da
più di un anno di un ambasciatore italiano al Cairo,
legata al sequestro e all'uccisione di Giulio Regeni,
continua a fare discutere: ricerca della giustizia o
interessi economici, che cosa prevarrà?
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lunedì 19 giugno 2017
Ricerca Parametrale n. 547 Notizie del 13 Giugno 2017
| Elezioni in Francia e Gran Bretagna, Qatar, Italia-Egitto | |||||||||||
| Newsletter n° 547 , 13 giugno 2017 | |||||||||||
Successo a valanga per Emmanuel Macron: la sua République
En Marche - al debutto nelle urne francesi - finisce in testa
anche nel primo turno delle legislative, con il 32,3%, staccando
i Républicains - arrivati secondi - di 11 punti. In vista dei
ballottaggi di domenica prossima, il presidente Macron
può gongolare, prevedendo una maggioranza che supererebbe
ampiamente i 400 seggi all'Assemblea nazionale. Per un leader
che si assicura un solido sostegno parlamentare, un'altra vacilla,
vittima della voglia di voto anticipato e delle sue conseguenze
politiche. In che modo la debolezza di Theresa May influenzerà il
negoziato della Brexit (che inizia lunedì prossimo) e la costruzione
di una difesa Ue senza Londra? Nel frattempo, continua la crisi nel
Golfo: una lista con i nomi di 59 personalità e 12 organizzazioni legate
al Qatar e ritenute "sponsor del terrorismo" è stata pubblicata, mentre
Riad lancia agli attori regionali un chiaro monito, mettendo Doha nell'angolo.
Quali sono le ripercussioni sull'Italia e l'Ue? E il nostro Paese
manderà l'ambasciatore al Cairo, dove un rappresentante italiano manca da
più di un anno, in risposta alla crisi apertasi con l'Egitto.
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Ricerca Parametrale n. 546. Notizie del 13 giugno 2017
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Secondo la Fao, più di un miliardo di tonnellate di cibo sono sprecate ogni anno, per cause diverse, nei Paesi sviluppati (cattive abitudini dei consumatori unite all’assenza di coordinamento tra i vari attori della filiera alimentare) e in quelli in via di sviluppo (infrastrutture carenti e altre debolezze strutturali di tipo finanziario e manageriale). Il tema ha suscitato una grande reazione non solo di istituzioni nazionali e internazionali, ma anche della società civile. Non è un caso che esso sia stato inserito nella “Carta di Bologna per l’ambiente”, firmata l’8 giugno durante uno dei tanti eventi collaterali alla ministeriale del G7 sull’Ambiente dell’11 e 12 giugno. Fao: 2,6 miliardi di costi globali Per la Fao i costi globali di sprechi e perdite alimentari ammonterebbero a circa 2,6 mila miliardi di euro. Oltre alle perdite economiche, ci sono enormi costi ambientali e sociali tra cui le emissioni di CO2 nell’atmosfera, lo sfruttamento delle risorse idriche e agricole, oltre che una seria minaccia per la biodiversità. I Paesi membri dell’Unione europea generano ogni anno circa 90 milioni di tonnellate di sprechi e perdite alimentari (circa 173 kg pro capite), per un valore totale superiore ai 140 miliardi di euro, pari all’intero bilancio dell’Ue. Anche per arginare questo fenomeno, la Commissione europea nel 2015 ha lanciato un pacchetto (fatto di un actionplan e quattro proposte di direttiva) sulla cosiddetta “economia circolare”, attualmente al vaglio del Parlamento e del Consiglio. L’obiettivo è di allineare le politiche europee agli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Onu, creando un modello di consumo e di produzione realmente sostenibile. La proposta di direttiva della Commissione sui rifiuti (di cui lo spreco alimentare fa parte) prevede tra le altre misure: la creazione di una metodologia comune entro il 2017 volta a misurare il fenomeno ed effettuare comparazioni tra i diversi Stati membri; la definizione di una chiara gerarchia del cibo che metta al primo posto il consumo umano rispetto alla sua conversione in mangime per animali o alla produzione di prodotti non edibili (biocarburanti, ecc.); la riduzione dello spreco nel settore primario, nella distribuzione, nella ristorazione e a livello domestico. Per facilitare il raggiungimento di questo risultato è stata costituita una piattaforma europea multi-settoriale con l’obiettivo di condividere buone pratiche e affrontare gli aspetti più critici del tema, dalla definizione di spreco alla individuazione di linee guida per agevolare le donazioni di surplus di cibo a enti caritatevoli. La proposta della Commissione è stata emendata e poi approvata dal Parlamento riunito in seduta plenaria, inserendo obiettivi più stringenti per gli Stati membri come il dimezzamento di sprechi e perdite alimentari entro il 2030. Le critiche degli attori del terzo settore La proposta della Commissione ha suscitato inevitabilmente delle critiche da parte di vari attori. Non sarà facile raggiungere un accordo su una definizione condivisa di spreco e perdite alimentari e sulla metodologia di calcolo. Gli attori del terzo settore per esempio vorrebbero che oltre a misurare la quantità di cibo sprecato o perso nel corso della filiera si calcolasse anche la quantità di cibo recuperato. La misurazione dovrebbe coinvolgere inoltre gli sprechi e le perdite generate nel settore primario, dove spesso i produttori sono costretti a produrre fino al 30 per cento in più per rispettare i loro contratti. Sul fronte della donazione del cibo ci sono poi problemi importanti relativi al rispetto dei princìpi igienico-sanitari del cibo donato, soprattutto nel caso di cibi freschi per i quali bisogna garantire la tutela della catena del freddo e che richiedono strutture di cui le associazioni di volontari non necessariamente dispongono. Infine le linee guida europee devono a tutti i costi evitare che si arrivi a creare due categorie di individui: una che ha accesso a cibo sano e nutriente e una che può essere nutrita solo con le donazioni di surplus di cibo. L’obiettivo finale deve essere quello di rendere il sistema di produzione del cibo sempre più sostenibile, facendo sì che gli sprechi e le perdite alimentari cessino di costituire un elemento quasi intrinseco al sistema di produzione alimentare. Nel frattempo Francia e Italia hanno già compiuto i passi più significativi a livello normativo nella lotta allo spreco alimentare. Entrambi hanno infatti emanato leggi molto importanti anche se gli approcci utilizzati differiscono in modo significativo. La Francia ha adottato una legge piuttosto punitiva, volta ad eliminare la piaga del surplus di cibo invenduto e letteralmente distrutto praticata da alcuni grandi supermercati. È stato quindi istituitol’obbligo per i supermercati dalla superficie di almeno 400 metri quadri di donare il surplus di cibo a enti caritatevoli, con multe fino a 3.750 euro per i trasgressori. In Italia invece, la recente legge Gadda ha visto il coinvolgimento di numerosi attori, con l’obiettivo di semplificare le procedure per la donazione del surplus di cibo, attraverso incentivi fiscali (come la riduzione della Tari) per chi dona cibo ad enti caritatevoli, ma anche intervenendo sul tema delle etichette (si pensi alla differenza spesso poco chiara al consumatore tra “scade il” e “consumarsi preferibilmente entro”) e costituendo un tavolo di confronto a livello di ministero dell’Ambiente per coordinare i vari attori coinvolti. Verso la creazione di un DG Food? La proposta della Commissione che sarà approvata nei prossimi mesi rappresenterà un grande passo in avanti nella lotta globale contro spreco e perdite alimentari, anche se diversi sono i temi su cui bisognerà lavorare in futuro per raggiungere risultati ancora più tangibili. Tra questi non solo la necessità di includere maggiormente il settore agricolo riducendo a monte la sovrapproduzione di cibo e tutelando allo stesso tempo i produttori; servirà anche una maggiore attenzione verso il settore digitale che sta dando già importanti risultati in materia di donazione del cibo; occorre poi una maggiore educazione dei consumatori per diffondere stilidi alimentazione più consapevoli e sostenibili. L’obiettivo più ambizioso è però quello di produrre un cambio istituzionale a livello europeo, che porti alla creazione di un vero e proprio DG Food che dia vita ad una nuova politica Ue di sicurezza alimentare che si basi sul nesso tra cibo, acqua, energia e cambiamento climatico e consenta di restituire al cibo il valore che merita. Daniele Fattibene lavora nel programma Sicurezza e Difesa dello IAI (@danifatti). |
domenica 18 giugno 2017
Ricerca parametrale n. 545. Notizie del 6 giugno 2017
Ricerca Parametrale n. 544, Notizie del 1 giugno 2017
| Francia, Bce, Corea del Nord, G7 e Trump | ||||||||||||||||||||||
| Newsletter n° 544 , 1 giugno 2017 | ||||||||||||||||||||||
I sondaggi sorridono a Emmanuel Macron, quando mancano
10 giorni al voto per il rinnovo dell'Assemblea nazionale:
i francesi vogliono dare al presidente un mandato pieno
e si preparano a premiare la sua République En Marche
nelle urne delle legislative (primo turno l'11 giugno).
L'Ue, che studia gli spazi d'azione lasciati liberi dal
paventato disimpegno globale degli Stati Uniti di Donald
Trump, conferma intanto - per bocca del presidente della
Bce Mario Draghi - la necessità di mantenere ancora aperti
i rubinetti del Quantitative Easing, nonostante i timidi
segni di ripresa delle prospettive economiche dell'eurozona.
A Oriente, invece, la Corea del Nord non arretra di un
passo le sue provocazioni, fra lanci missilistici e sprezzanti
messaggi all'indirizzo di Washington e Seul: le sanzioni
internazionali sono ancora uno strumento valido?
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Ricerca Parametrale n. 543. Notizie del 31 maggio 2017
| Trump e l'Europa, il bilancio dei Vertici Nato e G7 | |||||||||||||||||||||
| Newsletter n° 543 , 31 maggio 2017 | |||||||||||||||||||||
Prima gli Alleati a Bruxelles, poi i Grandi a Taormina hanno potuto
prendere le misure della nuova politica estera di Donald Trump,
al suo debutto all'estero e in una cornice multilaterale (per cui ha
subito mostrato insofferenza). Un presidente fuori dagli schemi
che ha battuto cassa, sollecitando un maggiore concorso dei
Paesi membri alle spese della Nato, senza mai far riferimento
all'impegno americano in materia di difesa collettiva. Una grave
omissione strategica e politica. Ma Trump si cura solo del
contrasto al terrorismo in ottica di protezione dei cittadini
americani e non va per il sottile nella scelta dei compagni
di strada. Gli interessi economici e commerciali, al grido di
battaglia "America First!", tracciano il solco, poi, con i
partner europei. Angela Merkel lo ha intuito al termine del
G7 siciliano: "Sono finiti i tempi in cui potevamo fare affidamento
sugli altri". Sono gli europei a dovere prendere il loro destino fra
le mani: fra Trump a Washington e Londra alla prese con
la Brexit, per l'Ue si apre una straordinaria finestra d'opportunità.
Saprà sfruttarla?
Le analisi del presidente dello IAI Ferdinando Nelli Feroci e del
direttore di AffarInternazionali Stefano Silvestri.
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