ALBO D'ORO NAZIONALE DEI DECORATI ITALIANI E STRANIERI DAL 1792 AD OGGI - SITUAZIONE

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Palazzo Salviati. La Storia

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martedì 28 giugno 2016

Ricerca Parametrale n. 449 Notizie del 27 giugno 2016

Oggetto Newsletter : Brexit e i tempi del negoziato, Italia-Russia
Newsletter n° 449 , 27 giugno 2016

Vertice a quattro, oggi a Berlino, fra la Merkel, Hollande, 
Renzi e Tusk; sul tavolo, la linea da tenere dopo il risultato 
del referendum britannico e in vista del Consiglio europeo 
di domani e mercoledì: serve un'Unione più forte e ambiziosa. 
La sterlina, intanto, non accenna a riprendersi, mentre banche 
e mercati sono sorvegliati speciali del nuovo avvio di settimana. 
Quali saranno i prossimi passi verso l'addio di Londra all'Ue? 
Cameron temporeggia, dalle istituzioni Ue,
 però, trapela impazienza per delle mosse non rinviabili.

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Ricerca Parametrale n. 448 Notizie del 24 giugno 2016

Oggetto Newsletter : La Brexit si avvera, elezioni Spagna, Italia all'Onu
Newsletter n° 448 , 24 giugno  2016

La Brexit è realtà: ribaltando gli opinion poll rilasciati
 alla chiusura dei seggi, nelle urne della Gran Bretagna
 il 'Leave' surclassa il 'Remain' 52 a 48 per cento. Londra 
avvierà le procedure per uscire dall'Unione europea; 
nel frattempo, i mercati tremano e la sterlina crolla ai minimi
 dal 1985. C'è grande incertezza sul da farsi e sul futuro, 
ma le dimissioni ("dignitose") del premier Cameron 
sono già nell'aria. Esulta il nazionalista Farage dell'Ukip: 
"Oggi è il giorno dell'indipendenza". Ma Bruxelles deve già
 fare i conti con un'altra grana: domenica gli spagnoli
 tornano al voto dopo sei mesi di ingovernabilità. 
Messa a punto l'alleanza con la sinistra massimalista, 
Podemos riuscirà stavolta a portare a casa la vittoria?

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Ricerca parametrale n. 447. Notizie del 23 giugno 2016

Oggetto Newsletter : Speciale Brexit
Newsletter n° 447 , 23 giugno  2016

Stephen Hawking e Joanne Rowling per il 'Remain', 
Michael Caine e Bernie Ecclestone per il 'Leave': 'Hello o 
Goodbye' all'Unione europea? È il giorno della verità nel
 Regno Unito: gli elettori registrati sono chiamati oggi 
alle urne dalle 7 alle 22 per scegliere se rimanere nell'Ue 
o uscirne. Sondaggi e mercati finanziari tiepidamente
 ottimisti per la permanenza. In questi mesi di campagna
 elettorale, AffarInternazionali ha raccolto scenari, 
opinioni, commenti sullo storico voto dei sudditi di 
Sua Maestà. Ne riproponiamo qui alcuni, tratti dal 
nostro più ampio dossier sulla Brexit. 

Per costanti aggiornamenti e commenti sul voto, pote
te ascoltare il nostro Speciale Brexit, IAI con Radio 
Radicale e seguirci su Twitter (@AffInt). 

Ricerca Parametrale n. 446. Notizie del 21 giugno 2016

Oggetto Newsletter : Brexit, vertice Nato, Italia-India
Newsletter n° 446 , 21 giugno 2016

Dentro o fuori: è la settimana della verità per 
il futuro della Gran Bretagna e dell'Ue. Dopo
 la pausa per l'assassinio della deputata laburista 
Jo Cox, la campagna elettorale riprende a ritmi 
frenetici in vista del voto di giovedì. Gli ultimi sondaggi
 danno il 'Remain' in ripresa, ma i mercati continuano
 a tremare: che cosa accadrebbe all'economia 
europea in caso di Brexit? Intanto in Italia 
si riflette sul futuro della relazione con l’India
 dopo la svolta del caso Marò e si firma un
 importante accordo con il Qatar.

A pochi giorni, dal voto sulla Brexit, Affarinternazionali propone
 il suo Speciale sul tema.


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giovedì 23 giugno 2016

Ricerca Parametrale n. 445 Notizie del 17 giugno 2016

Oggetto Newsletter : Brexit, Califfato, Cina/Ue
Newsletter n° 445 , 17 giugno 2016

Se Londra divorzia, misure di austerità all'orizzonte 
e addio al mercato unico. Sono queste le previsioni a
 meno di una settimana dal referendum sulla Brexit. 
Qualora vincesse il 'Leave', si prevede un buco di 30
 miliardi di sterline da sanare incrementando le imposte. 
E dall'altra parte dell'Atlantico, anche la Federal Reserve
 mostra preoccupazioni. Se vince il 'Leave', cosa ne sarà
 dell'accordo negoziato a febbraio dal Regno e dai partner Ue? 
Le incursioni del Califfato in Occidente, intanto, fanno 
il paio con la tenuta di Daesh in Medio Oriente: fra Falluja, 

Mosul e Raqqa l'Isis perde terreno, ma non capitola. 
E trae vantaggio dalla competizione interna fra i suoi nemici. 

A pochi giorni, dal voto sulla Brexit, Affarinternazionali 
propone il suo Speciale sul tema.

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Ricerca Parametrale n. 444. Notizie del 14 Giugno 2016

Oggetto Newsletter : Germania vs Turchia, Venezuela, Israele
Newsletter n° 444 , 14 giugno 2016

È alta la tensione in Germania dopo il voto del Bundestag 
sulla risoluzione che riconosce il genocidio armeno compiuto 
nel 1915 dall'Impero ottomano: undici parlamentari tedeschi
 di origine turca sono stati messi sotto protezione dalla polizia 
dopo aver ricevuto minacce di morte legate al voto a favore 
della mozione. Gli screzi fra Berlino e Ankara avranno un impatto
 sulla gestione dei migranti? In America Latina, intanto,
 sono giorni cruciali per il futuro del Venezuela: con Caracas 
nella morsa di una crisi politico-istituzionale e senza più 
Chávez a tenere unito il Paese, la palla passa all'Organizzazione
degli Stati americani.

A dieci giorni, dal voto sulla Brexit, Affarinternazionali 
propone anche il suo Speciale sul tema.

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domenica 12 giugno 2016

Ricerca parametrale n.443. Notizie del 10 giugno 2016

Oggetto Newsletter : Brexit, Migration Compact, Usa2016
Newsletter n° 443 , 10 giugno 2016

Esteso fino a domenica il termine per registrarsi per votare
 al referendum sulla permanenza del Regno Unito nell'Ue: 
crescono i numeri relativi alla partecipazione dei giovani - 
tendenzialmente pro-'Remain' - e si spera nell'impennata. 
Ma in tanti cominciano a mettere in conto una possibile
 fuoriuscita di Londra. Noi europei ci rimetteremmo davvero? 
Nell'attesa, Bruxelles si concentra nuovamente sull'immigrazione,
 recuperando la proposta italiana di un Migration Compact: 
un impegno che arriva troppo tardi? Sull'altra sponda dell'Atlantico, 
Hillary Clinton mette al sicuro la nomination democratica, 
ottenuta in zona Cesarini. Che cosa possiamo
 ora aspettarci dai sostenitori di Sanders? 

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martedì 7 giugno 2016

Ricerca Parametrale n.442 Notizie del 7 giugno 2016

Oggetto Newsletter : Brexit, Immigrazione, Israele-Palestina
Newsletter n° 442 , 7 giugno 2016

Ultimo giro di boa per la campagna elettorale 
in vista del referendum sulla Brexit: con i due fronti del 'Leave'
 e del 'Remain' secondo i sondaggi sostanzialmente appaiati
 e la sterlina in difficoltà, scendono in campo i big a serrare
 i ranghi delle due opposte coalizioni. E con l'estate 
alle porte, i flussi di migranti entrano a gamba tesa 
nella propaganda pre-voto: il Regno Unito si farà 
influenzare dalle sirene no-Ue o l'immigrazione
 verrà letta come un valore per la società europea?

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sabato 4 giugno 2016

Aggiornamento. Balcani. E' proprio necessario allargarci?

Balcani
Serbia, tutti gli ostacoli nel sentiero per l’Ue
Giordano Merlicco
30/05/2016
 più piccolopiù grande
Confermato dalle recenti elezioni legislative, Aleksandar Vucic e il suo partito progressista si apprestano a formare un nuovo governo in Serbia. Tecnicamente, Vucic potrebbe guidare un esecutivo monocolore, ma questo poggerebbe su una maggioranza molto ristretta.

Del resto, considerando le scelte impopolari che attendono il governo - come i licenziamenti nel settore pubblico richiesti dal Fondo monetario internazionale -, si può ritenere che egli abbia tutto l’interesse a condividerne con altri la responsabilità.

Probabilmente molte dinamiche procederanno all’insegna della continuità, con la conferma della coalizione tra progressisti e i socialisti, magari con ulteriori aggiunte. All’insegna della continuità procederà anche la politica internazionale del Paese, a cominciare dal processo di integrazione nell’Ue.

L’ostruzionismo croato
Finché il processo di avvicinamento a Bruxelles sarà agevole, né Vucic né la Serbia avranno ragione di sottrarvisi. Il primo ostacolo verso Bruxelles è rappresentato dall'ostruzionismo croato. Per concedere il proprio consenso all'apertura del capitolo 23, Zagabria chiede a Belgrado di dare maggiore rappresentanza politica alla minoranza croata e, soprattutto, di modificare lo statuto del tribunale serbo per i crimini di guerra.

La normativa attuale permette infatti, almeno in linea di principio, al tribunale serbo di perseguire cittadini croati per crimini compiuti negli anni ‘90. Tuttavia, l’ostruzionismo croato non desta eccessiva preoccupazione a Belgrado. L'Ue e la Germania, che nei Balcani più che altrove ne è lo stato guida, desiderano aprire il processo negoziale con la Serbia ed è facile prevedere che le pressioni tedesche avranno ben presto la meglio sulle rimostranze croate.

La questione Kosovo
Sennonché, esistono altri fattori in grado di complicare i negoziati. L’adesione della Serbia all’Ue imporrà a Belgrado di riconoscere l’indipendenza del Kosovo. Non tutti paesi dell’Unione riconoscono Pristina come stato sovrano, ma gli organismi comunitari e la Germania hanno mostrato chiaramente la loro volontà in tal senso.

La strategia dell’Ue è stata finora volta a sviluppare i rapporti tra Belgrado e Pristina, sotto la supervisione di Bruxelles. L’Unione europea intende così spingere la Serbia ad accettare gradualmente il fatto compiuto, a procedere progressivamente verso un riconoscimento fattuale, che dovrebbe in futuro esser coronato da quello formale.

Sarà semmai da vedere se l’Ue agirà direttamente o collateralmente sulla diplomazia serba, mostrando intransigenza su altre questioni per far intendere l’antifona a Belgrado. Formalmente, il riconoscimento del Kosovo non è incluso tra i requisiti per l’adesione; periodicamente, però, in Serbia giungono messaggi espliciti. Pochi mesi fa, l’ambasciatore tedesco a Belgrado dichiarò che “al termine dei negoziati di adesione sarà siglato un accordo giuridicamente vincolante tra Serbia e Kosovo, per la completa normalizzazione delle loro relazioni”; una previsione che destò malumore nell’esecutivo serbo.

Recentemente, l’austriaca verde Ulrike Lunacek, relatrice sul Kosovo al Parlamento europeo, ha dichiarato che no, “il riconoscimento del Kosovo non è menzionato nei documenti ufficiali dell’Ue, né nei capitoli negoziali”, ma ha aggiunto che “non vi sarà l’adesione della Serbia all’Unione finché non verrà riconosciuta l’indipendenza di Pristina”.

Per Bruxelles, il capitolo 35 dei negoziati d’adesione, che riguarda appunto il Kosovo, non sostituisce il dialogo in corso tra Belgrado e Pristina, che si svolge sotto l’egida dell’Ue. Il capitolo 35 specifica poi che l’Unione potrà bloccare i negoziati in caso di mancati progressi nel dialogo tra Belgrado e Pristina.

L’Ue potrebbe dunque presentare il riconoscimento del Kosovo come uno sviluppo del dialogo tra Belgrado e Pristina e non direttamente come un requisito per l’adesione. Ciò fornirebbe il vantaggio di render meno aspro il compito al governo serbo e di limitare il danno d’immagine dell’Ue presso l’opinione pubblica serba.

I rapporti con Russia e Nato
C’è poi la questione dei rapporti con la Russia. Per interessi economici e politici come per legami storici, la Serbia vuole continuare ad aver buoni rapporti con Mosca. Resistendo a forti pressioni, Belgrado ha rifiutato di associarsi alle sanzioni di Stati Uniti e Unione europea contro la Russia ed è anzi interessata a migliorare l’accesso dei prodotti serbi sul mercato russo e degli altri paesi dell’Unione eurasiatica.

Fin qui, l’Ue ha mostrato disappunto per il buon andamento dei rapporti serbo-russi, ma a compimento dei negoziati di accesso si porrà la questione della completa adesione di Belgrado alla politica estera di Bruxelles. Per Belgrado non sarà una scelta facile, dato che, come ha affermato il presidente Nikolic, è difficile governare la Serbia senza aver buoni rapporti sia con l’Ue sia con la Russia.

C’è poi un altro ostacolo, connesso con i precedenti. L’adesione dei paesi dell’Europa orientale all’Ue è stata finora sempre preceduta, o accompagnata, dalla loro integrazione nella Nato. Per varie ragioni, l’allargamento dell’Alleanza atlantica alla Serbia non è all’ordine del giorno. Sarà fatta un’eccezione per Belgrado da questa sorta di regola non scritta, permettendole l’ingresso all’Ue indipendentemente da quello nella Nato?

Giordano Merlicco è collaboratore IAI.
  - See more at: http://www.affarinternazionali.it/articolo.asp?ID=3474#sthash.BCs3QVkb.dpuf

Ricerca Parametrale n.441 Notizie del 1 giugno 2016

Oggetto Newsletter : Riforma costituzionale, Onu in rosa, Usa2016
Newsletter n° 441 , 1 giugno 2016

Mentre Trump intasca la nomination repubblicana e Sanders
 continua a dare del filo da torcere alla Clinton, in Italia 
la campagna elettorale per le amministrative di domenica 
si incrocia con quella per il referendum costituzionale: 
in che modo la riforma Renzi/Boschi ritocca i poteri esteri 
del nostro Paese? Nuovi equilibri di potere, intanto, 
anche al Palazzo di Vetro: per la prima volta nella storia,
 una donna potrebbe diventare Segretario generale dell'Onu.
 Chi convincerà di più alle audizioni di venerdì?

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dall'agenzia AGI e lo Speciale su Usa 2016, dalla campagna al voto. 

Ricerca Parametrale n.440 Notizie del 28 maggio 2016

Oggetto Newsletter : G7, Papa Francesco, sicurezza aeroporti
Newsletter n° 440 , 28 maggio  2016

Non solo crescita economica. Anche la geopolitica, con la crisi
 dei migranti e l'allarme terrorismo, ha tenuto banco al G7
 in Giappone. Ma è un format che ha ancora senso, con 
l'emergere del G20? La palla passa adesso all'Italia, che
 ospiterà il prossimo vertice in Sicilia. L'Ue, intanto, tratta
 con l'Algeria sull'energia e si interroga sul sistema di 
sicurezza negli aeroporti, stretta nella morsa del terrore
 rilanciato dal disastro dell'Egyptair. E al Sudamerica 
in continua ebollizione ci pensa Papa Francesco.

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venerdì 27 maggio 2016

Ricerca Parametrale n. 437. Notizie del 18 maggio 2016

Oggetto Newsletter : Usa2016, Austria, Islam d'Italia
Newsletter n° 437 , 18 maggio 2016

Donald Trump e Norbert Hofer: negli Stati Uniti come in Europa,
 la scena è tutta per i nazionalpopulismi, con il magnate dell'immobiliare
 che mette al sicuro la nomination repubblicana e l'astro nascente 
della destra austriaca che tenta il colpo al ballottaggio di domenica. 
Propagande incrociate che cavalcano le paure legate ai flussi 
migratori: l'Ue riuscirà a riformare il sistema di Dublino? 

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Ricerca Parametrale 430. Notizie del 24 maggio 2016

Oggetto Newsletter : Austria, Obama a Hiroshima,
Italia in Tunisia
Newsletter n° 439 , 24 maggio 2016

Nessun presidente populista per l'Austria. Con soli tre punti
 decimali di vantaggio, a spuntarla è il verde van Der Bellen.
 Lo scontro sembra però solo rimandato alle prossime politiche. 
Obama intanto partecipa all'ultimo G7 da presidente, 
ma l'appuntamento più importante del suo programma 
asiatico sarà il viaggio a Hiroshima, il primo di un 
presidente Usa. Anche se nessun mea culpa è in
 programma, si tratta di un pellegrinaggio storico.
 Un gesto di coraggio per rilanciare l'agenda sul disarmo? 

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Ricerca Paramentrale n.438. Notizie del 21 maggio 2016

Oggetto Newsletter : Turchia, Austria, Taiwan
Newsletter n° 438 , 21 maggio 2016

Gli austriaci vanno alle urne, i turchi dell'Akp si riuniscono 
in congresso: doppio appuntamento politico-elettorale tra 
Vienna, dove il candidato della destra nazionalpopulista e
 anti-immigrati Hofer parte come il favorito per la presidenza, 
e Istanbul con l'investitura del nuovo premier. Nuovo corso a
 Taiwan, dove si insedia la capo di Stato Tsai Ying-Wen. 
Riuscirà a prendere le distanze dal Dragone? 

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lunedì 16 maggio 2016

Ricerca Parametrale . 436 Notizie del 14 maggio 2016

Oggetto Newsletter : Negoziati Siria e Libia,
immigrazione, Italia-Cina
Newsletter n° 436 , 14 maggio 2016

A Vienna si torna a trattare sulla Libia e sulla Siria. 
Lunedì e martedì si terranno i prossimi due vertici 
internazionali sulle crisi in atto in Nordafrica e Medio 
Oriente. Molti i convocati, ma poche le speranze.
 L'Italia intanto riscopre un posto al sole nella 
mappa del potere di Bruxelles; e con il Parlamento
 europeo che boccia il riconoscimento dello status 
di economia di mercato alla Cina, Roma prova a
 far da ponte con Pechino. Riuscirà a vincere 
anche la sfida dell'integrazione e a sventare l'allarme banlieue? 

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reale dall'agenzia AGI e lo Speciale su 

Un problema dalle milee sfaccettature

Immigrazione
Germania, rifugiati … nel posto sbagliato
Eugenio Salvati
08/05/2016
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L’onda d’urto dei flussi migratori che per anni ha scosso quasi esclusivamente i paesi della sponda nord del Mediterraneo arriva a farsi sentire nel cuore dell’Unione europea, Ue, in primis in Germania, ossia il paese Ue che ha ricevuto il maggior numero di richieste di asilo nel 2015.

Quasi 120 mila. Oltre alla ovvia questione numerica, il tema che ha più colpito l’opinione pubblica tedesca e gli osservatori è la politica di apertura e accoglienza promossa da Angela Merkel; una scelta che ha procurato non pochi problemi politici alla Cancelliera. Appare perciò interessante capire come Berlino stia gestendo tale flusso e quali caratteristiche abbia il collocamento dei rifugiati nel paese.

Crescita dell’intolleranza tedesca
L’interessante mappatura costruita dalla rivista The Economist riguardo alla collocazione dei migranti in Germania, fornisce utili spunti di riflessione sul modo in cui il governo tedesco ha deciso di gestire organizzativamente l’accoglienza.

Secondo l’indice costruito dall’Economist (che è il prodotto dell’incrocio tra le variabili inerenti la disponibilità di alloggi nel paese, le opportunità di occupazione e le garanzie per la sicurezza degli stessi migranti) le aree che meglio potrebbero rispondere all’accoglienza dei rifugiati sono disperse lungo tutto il territorio tedesco, senza un punto di particolare concentrazione.

L’elemento che le accomuna è piuttosto la distanza dalle grandi città, con queste ultime che non rappresenterebbero i luoghi ideali di collocazione secondo i parametri di tale mappatura.

La distribuzione nei Lander tedeschi non segue però questo ipotetico indice di miglior collocazione, quanto piuttosto il tentativo di evitare la possibile sedentarizzazione di questi immigrati.

I dati ci dicono che il governo non opta per il collocamento in zone dove ci sono molte abitazioni disponibili o maggiore necessità di forza lavoro. Il criterio dominante sembra essere quello della distribuzione nei grossi centri urbani, utilizzando come parametri la grandezza delle città e la loro ricchezza. Ad esempio Berlino, nel corso del 2015, ha accolto quasi il 5% del totale dei rifugiati arrivati in Germania.

Un altro elemento che può concorrere alla decisione di dove ricollocare i rifugiati è la variabile dell’ostilità nei confronti dei migranti, che la carta dell’Economist misura con gli attacchi sferrati contro i centri di accoglienza e con episodi manifesti di intolleranza.

Nella mappa il punto di maggior tensione è la Sassonia, non casualmente un Land dell’est e una delle regioni con il più alto tasso di disoccupazione e il minor numero di investimenti.

Osservando la mappa vediamo come invece proprio in Sassonia, il governo abbia provveduto a un ricollocamento di rifugiati, non elevato in termini assoluti (in un range tra i 500 e i 999) ma sufficiente a rafforzare una certa ostilità già diffusa tra i cittadini.

Ciò conferma quanto nelle zone in cui maggiori sono le difficoltà socio-economiche, maggiore è la difficoltà ad accettare la presenza di immigrati, visti in particolare come “concorrenti” nel mercato del lavoro e nell’accesso ai servizi di welfare.

Esigenze di manodopera
Il grande afflusso di migranti economici e di richiedenti asilo verso la Germania è dovuto al fatto che quella tedesca è l’economia più forte e sviluppata del continente ed è un paese con una lunga tradizione di immigrazione economica, sia di provenienza europea che extra europea.

Nonostante la profonda crisi che ha colpito il continente a partire dal 2008, la Germania è riuscita a non scivolare nella stagnazione e si è imposta come la locomotiva economica del continente, ricominciando ad attrarre ingenti flussi di immigrati dal Sud Europa. Al momento il Paese sembra avere un notevole bisogno di manodopera non specializzata per la propria economica, un bisogno che dovrebbe crescere nei prossimi anni.

In quest’ottica, l’immigrazione sembra essere la sola risposta plausibile rispetto alle necessità del comparto produttivo: lo snodo centrale sarà capire quanta parte di questa immigrazione avrà la possibilità di integrarsi a lungo termine nel tessuto socio-economico del Paese e quanta parte sarà invece considerata come immigrazione temporanea (spesso, ma non solo, legata anche a lavori stagionali); in questo secondo caso seguendo quella che è una linea consolidata nella politica migratoria tedesca.

Meno welfare per i residenti non tedeschi
Il tema dell’accoglienza e dell’integrazione degli immigrati non riguarda solo i rifugiati provenienti dai Paesi extraeuropei, ma come detto anche i cittadini comunitari. È di pochi giorni fa l’ipotesi avanzata dal ministro del lavoro e degli affari sociali, la socialdemocratica Andrea Nahles, di presentare una proposta di legge per impedire che i residenti non tedeschi beneficino del pacchetto di ammortizzatori sociali Hartz IV (ossia sussidio di disoccupazione e assegni sociali) fino a che non abbiano maturato i diritti all’assicurazione sociale (acquisibili solo dopo cinque anni di lavoro nel Paese).

Questo provvedimento è molto simile a quello previsto nel Regno Unito - e che è stato oggetto della recente contrattazione con l’Ue per scongiurare la Brexit - e di fatto mette un altro freno al processo d’integrazione, favorendo il ritorno al concetto di cittadinanza come requisito fondamentale per accedere ai servizi offerti dello stato.

Questa scelta è uno dei vari elementi che sembrano indicare l’inizio di un processo disgregativo rispetto alle conquiste prodotte dal processo di integrazione europea negli ultimi decenni. In questo modo è evidente che la Germania, come ha fatto la Gran Bretagna, voglia scoraggiare forme di trasferimento economico e lavorativo di lungo periodo e soprattutto voglia ostacolare l’accesso al welfare per chi non è cittadino tedesco.

Queste scelte sono il frutto della pressione esercitata dai partiti euroscettici ed anti-immigrazione che costringono sempre più sulla difensiva i governi europei.

Eugenio Salvati è Dottore di Ricerca in Scienza Politica, Università di Pavia.
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Ricerca Parametrale. Notizie del 11 maggio 2016

Oggetto Newsletter : Libia, Marò, Arabia Saudita
Newsletter n° 435 , 11 maggio 2016

In una Libia debole e frammentata, il generale Khalifa Haftar 
punta a sconfiggere i seguaci del Califfato insieme alle sue
 truppe: sullo sfondo, il ruolo di Londra e Parigi e le ambizioni 
dell'uomo forte di Tobruk che calca la mano sull'odio anti-italiano. 
A Roma, intanto, è atteso il rientro di Salvatore Girone, dopo che 
il Tribunale arbitrale internazionale ha accolto la richiesta italiana, 
in attesa della definizione della giurisdizione sul caso dei
 marò e di eventuali prossime mosse diplomatiche.

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lunedì 9 maggio 2016

Ricerca parametrale n. 434. Notizie del 7 maggio 2016

Oggetto Newsletter : Sindaco di Londra,
Tricolori bruciati, Cina-Ue
Newsletter n° 434 , 7 maggio 2016

Dalle urne inglesi arriva il primo sindaco musulmano
 di una capitale europea: il laburista Sadiq Khan,
 da oggi alla guida di Londra. E mentre gli elettori 
britannici fanno le prove generali per il referendum
 sulla Brexit, la seconda puntata del nostro 
speciale immagina stavolta la vittoria del fronte
 contrario al divorzio fra Uk e Ue. In Libia, intanto, 
il governo di unità nazionale regge, ma traballa,
 fra le manovre del generale Haftar che aizza i suoi a bruciare i tricolori italiani. 

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martedì 3 maggio 2016

Un problema in più per l'Europa

Europa
Brexit, se ci lasciamo
Antonio Armellini
28/04/2016
 più piccolo più grande
Come andrà a finire il voto sulla permanenza del Regno Unito nell’Unione europea. L’ambasciatore Antonio Armellini delinea i due scenari opposti, ragioni e conseguenze. In questo articolo si ipotizza una vittoria del fronte a favore dell'uscita. Nel prossimo, immagineremo il trionfo di chi vuole rimanere nell'Ue.

Dunque è ufficiale: Londra esce dall’Unione europea, Ue. L’incertezza dopo che i primi exit polls avevano indicato un testa a testa, è finita nella giornata di ieri con la conferma di risultati più deludenti del previsto per il remain.

Non solo nel Nord dell’Inghilterra ma, sorprendentemente, in Scozia e in Ulster. Non si è trattato di un tracollo: la percentuale - 56% a favore e 42% contro - ricorda quella del referendum sulla Scozia del 2014, così come il numero di votanti, che è rimasto al disotto del 60%.

La sconfitta comunque c’è stata: le grandi città - Londra, Manchester, Birmingham - hanno votato compattamente per il remain, ma l’appoggio del Sud dell’Inghilterra per il brexit non ha subito incrinature. Jeremy Corbin ha lasciato trasparire fin troppo che il suo impegno era solo di facciata e il “soccorso rosso” del voto laburista non si è materializzato quanto sarebbe stato necessario.

Voto di pancia
Che il voto sarebbe dipeso non tanto da considerazioni razionali (non ce n’erano molte, a favore del brexit) quanto psicologiche e “di pancia” lo si sapeva sin dall’inizio.

L’ultimo psicodramma greco e il fallito tentativo di dare vita a un vero sistema di controllo comune alle frontiere, mentre l’accordo con il presidente turco Racep Tayip Erdogan traballa vistosamente e si è aperto un nuovo drammatico fronte con la Libia, hanno alimentato in un elettorato in cui sono mancati i giovani (su cui contava il remain), quel miscuglio tipicamente britannico di insularismo fatto di diffidenza per tutto ciò che sa di straniero, di nazionalismo nutrito da nostalgie imperiali per una inesistente “anglosfera” in cui trovare rifugio salvifico dall’Europa, su cui puntavano i brexiteers per contrare il coro degli argomenti che quasi tutta l’industria, la City e la grande maggioranza degli alleati avevano intonato per sostenere il governo.

Quest’ultimo ha sottovalutato il pericolo di far apparire il referendum non già come una scelta sull’Ue, bensì fra l’arroganza cosmopolita delle élites e la difesa della gente comune da una globalizzazione incontrollata. Ci sarà tempo e modo per analizzare meglio le motivazioni del voto, ma la componente del rifiuto della politica intesa come prevaricazione di una casta lontana dagli interessi di quanti dovrebbe rappresentare, ha giocato più del previsto nell’orientare un voto che definire semplicemente populista sarebbe riduttivo.

Le correnti di protesta che si sono viste all’opera in Gran Bretagna si ritrovano in forme diverse e con motivazioni a volte molto lontane anche altrove nel vecchio continente: si tratta di un ulteriore campanello d’allarme per i meccanismi legittimanti dell’azione politica così come l’abbiamo sin qui conosciuta e del quale dovremmo preoccuparci tutti.

Dall’Europa reazioni prudenti
In Europa le prime reazioni sono di prudenza. Angela Merkel ha dichiarato che il risultato dovrà essere uno stimolo per la piena attuazione dell’Ue e su Londra è rimasta sul generale, dicendosi sicura che si troverà un’intesa capace di promuovere i legittimi interessi di entrambi.

Anche Matteo Renzi si è limitato a dirsi dispiaciuto per il risultato e a sottolineare che in ogni caso la Gran Bretagna rimane un membro fondamentale della famiglia europea.

Un po’ più esplicito Hollande, il quale ha detto che adesso i Ventisette non dovranno perdere tempo nel rinserrare le fila della costruzione comune.

Tutt’altra musica fra i nuovi paesi membri dell’Europa dell’Est. L’ungherese Viktor Orbane il polacco Andrzej Duda hanno annunciato una riunione straordinaria del Gruppo di Visegrad per chiedere che il referendum britannico sia replicato in tutti gli altri Paesi dell’Ue che lo vorranno. Ad applaudire a queste dichiarazioni anche l’Austria, seguita dal silenzio un po’ sbigottito di gran parte degli altri.

Regno Dis-Unito
David Cameron ha annunciato che non si dimetterà prima di aver impostato il negoziato ex art. 50 con l’Ue che dovrà stabilire “le nuove basi della collaborazione fra una Gran Bretagna libera e sovrana e una Europa democratica e amica”. Una mossa tattica disperata, nel tentativo di evitare l’implosione del partito e di tenere a bada Boris Johnson.

È assai difficile che possa riuscirvi: i conservatori sono sempre più spaccati fra una fazione, di cui potrebbe prendere la testa lo stesso Johnson, che punta ad assorbire l’Ukip di Nigel Farage e spostare più a destra l’asse del partito, ed una che guarda a Kenneth Clarke per dare vita a un nuovo partito moderato e filo-europeo, in cui potrebbe trovare ospitalità quel che rimane delle truppe liberali. Una ipotesi travolgente per la Gran Bretagna, ma il brexit costituisce una svolta epocale e il sistema dei partiti potrebbe subirne le conseguenze.

Nel frattempo, Nicola Sturgeon ha già annunciato che la Scozia chiederà un nuovo referendum sull’indipendenza e l’adesione all’Ue. Il Premier irlandese ha rilanciato la proposta di un “referendum di confine” che salvaguardi i diritti della minoranza unionista dell’Ulster nella futura Irlanda unificata. Il Galles per ora tace, ma non ci sarebbe da stupirsi se - come la Bielorussia all’epoca della dissoluzione dell’Urss - finisse per ritrovarsi indipendente “suo malgrado”.

Un Regno Dis-Unito intorno alla sola Inghilterra assiste al tripudio dei brexiteers che, avvolti nei loro Union Jack, fingono di non ascoltare il monito che Barack Obama non ha tardato a rinnovare già ieri.

Nuova Norvegia o Svizzera, maxi-Singapore, battitore libero nell’Omc: il negoziato con l’Ue sarà tutt’altro che una passeggiata e i vincitori del referendum dovranno pensare a quale strategia seguire. Non sembrano averne per ora alcuna e potrebbero essere guai.

Come lo saranno quasi sicuramente per il resto dell’Europa, che dovrebbe poter cogliere l’occasione del brexit per rilanciare la sua coesione interna e procedere finalmente verso una unione anche politica, ma che dovrà guardarsi verosimilmente dalla spinta disgregatrice del referendum per l’insieme dell’Ue. Una grande confusione sotto il cielo, di cui non si sentiva davvero il bisogno.

Antonio Armellini, Ambasciatore d’Italia, è commissario dell’Istituto Italiano per l'Africa e l'Oriente (IsIAO).
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lunedì 2 maggio 2016

Ricerca Parametrale n. 433 . Notizie del 2 maggio 2016

Oggetto Newsletter : Brexit, Migranti, Brasile
Newsletter n° 433 , 2 maggio 2016

Nonostante l'accordo con la Turchia, l'emergenza migranti alle
 porte d'Europa non s'arresta: l'Ue fa i conti con la minaccia di
 nuovi muri, mentre sono tanti i minori non accompagnati che
 approdano sulle coste mediterranee. E il prossimo sarà un mese
 difficile per l'Unione, fra voto in Spagna - dopo sei mesi di stallo
 politico nel Parlamento di Madrid, incapace di formare un governo
 - e referendum sulla Brexit. In due puntate, immagineremo i due
 opposti esiti del voto, che cosa accadrà se Londra divorzia dall’Ue?

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mercoledì 27 aprile 2016

Ricerca Parametrale N. 431 Notizie del 22 apree 2016

Oggetto Newsletter : Migranti, Obama a Londra, Usa 2016
Newsletter n° 431 , 22 aprile 2016

L'ennesimo naufragio di un barcone al largo della Sicilia fa 
ripartire l’onda delle tragedie nel Mediterraneo e in Europa,
 proprio mentre l'Italia presenta a Bruxelles proposte su come
 affrontare la crisi dei migranti, suscitando riserve da parte della
 Germania. Intanto, il presidente Usa Barack Obama è in visita a
 Londra, proprio nel giorno del 90o compleanno della Regina Elisabetta
. A Usa 2016, i battistrada repubblicano, Donald Trump, e democratico, 
Hillary Clinton, vincono le primarie a New York, dove giocavano in casa,
 e prendono il largo: difficile per i rivali recuperare lo svantaggio martedì 
26 quando vota la East Coast. A Doha, intanto, salta l'accordo sul 
congelamento del prezzo del petrolio e l'Arabia Saudita, priva di
 una vera strategia energetica, vede traballare la leadership nell’area,
 mentre l’Iran sta alla finestra e ringrazia.
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Ricerca Parametrale n. 430 Notizie del 19 aprile 2016

Oggetto Newsletter : Usa 2016, Brexit, proteste in Francia
Newsletter n° 430 , 19 aprile 2016

Tocca alla Grande Mela: il nuovo appuntamento delle primarie
 statunitensi vede al voto lo Stato di New York, dove i battistrada
 dei due opposti fronti, Hillary Clinton e Donald Trump, giocano in
 casa. Ma Bernie Sanders, di ritorno dal Vaticano, spera in un
 'colpo di reni' a Manhattan e Brooklyn, dove la sua campagna
 ha avuto momenti forti. Lo scandalo Panama Papers, intanto,
 crea ulteriori difficoltà al premier britannico David Cameron, 
la cui popolarità è ai minimi storici, quando mancano appena
 due mesi al referendum sulla Brexit. E neanche Parigi dorme
 sonni tranquilli; anzi, non dorme affatto: nonostante sgomberi 
e coprifuoco, proseguono infatti le 'Nuits Débout', le notti in piedi 
a presidiare le piazze più importanti della capitale e del Paese,
 segnali della protesta sociale crescente contro la riforma de
l lavoro voluta dal governo.

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lunedì 18 aprile 2016

Ricerca parametrale n. 429. Notizie del 14 aprile 2016

Oggetto Newsletter : L'Italia delle trivelle, Iran, migranti
Newsletter n° 429 , 14 aprile 2016

L'Italia va a votare, domenica 17, per il referendum contro 
la proroga delle concessioni per estrarre petrolio entro 12
 miglia dalla costa: un occhio alla situazione energetica del 
Paese e uno alla sicurezza degli impianti. Il premier Matteo Renzi, 
intanto, visita Teheran, per rilanciare scambi e intese: dallo
 stop alle sanzioni, è il primo leader occidentale in Iran, dove 
gli ultraconservatori cercano il riscatto elettorale nei ballottaggi 
di fine mese. L'Ue avvia i trasferimenti di migranti previsti 
nell'accordo con la Turchia: funzioneranno?, e come integrare
 chi rimane in Europa? Negli Stati Uniti, prosegue il percorso 
di Usa 2016, mentre in Crimea e nel Caucaso restano le tensioni.

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Ricerca Parametrale n. 428. Notizie del 8 aprile 2016

Oggetto Newsletter : Usa 2016, Brasile, Mongolia
Newsletter n° 428 , 8 aprile 2016

Ted Cruz e Bernie Sanders, gli inseguitori di Usa 2016 in campo 
repubblicano e democratico, si prendono il Wisconsin (ma si guarda 
già ai voti a New York il 19 e sulla Costa Est il 26). Fra i conservatori, 
la strada verso la nomination si fa accidentata e densa d'insidie per
 il battistrada Donald Trump: con un partito spaccato, il rischio di una 
convention aperta a luglio prende corpo. In America Latina, intanto,
 trema il gigante brasiliano, colpito da uno scandalo di corruzione 
che mette a rischio la tenuta del governo di Dilma Rousseff e offusca 
la figura carismatica dell'ex presidente Lula. In Asia, la Mongolia 
s'appresta a ospitare il Vertice Asem, tra rallentamento della crescita ed elezioni.

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Ricerca Parametrale. Notizie del 4 aprile 2016 n. 427

tto Newsletter : Libia, economia Ue, Polonia
Newsletter n° 427 , 4 aprile 2016

Il premier del governo libico di unità nazionale sostenuto dall'Onu 
è giunto a Tripoli, ma deve fare i conti con le divisioni ancora presenti 
nel Paese, mentre le potenze europee presidiano i confini nordafricani. 
L'accordo siglato con la Turchia, intanto, non pare aver chiuso del tutto 
la rotta balcanica delle migrazioni, e l'Ue si interroga sul dopo attentati 
a Bruxelles e su un'accelerazione della costruzione di una difesa comune. 
L'economia unitaria va ancora a rilento, a un anno dal lancio del 
quantitative easing della Bce di Mario Draghi, e l'Ue deve fare i 
conti anche col dossier polacco: Varsavia tornerà nel recinto 
dello Stato di diritto?

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martedì 12 aprile 2016

Corso di Alta Formazione: Dal Peacekeeping al Peacebuilding: gestire i conflitti per costruire la pace. Scheda e Bando. Scadenza 25 aprile 2016

SCUOLA DI AGGIORNAMENTO E ALTA FORMAZIONE
“Giuseppe Arcaroli ”


Anno Accademico 2015-2016

Enti promotori

La Scuola di aggiornamento e alta formazione “Giuseppe Arcaroli”, istituita dall’ANVCG - Associazione Nazionale Vittime Civili di Guerra Ente Morale (D.C.P.S. 19 gennaio 1947) e dall’ANRP  - Associazione Nazionale Reduci dalla Prigionia, dall’Internamento, dalla Guerra di Liberazione e loro familiari  (Ente Morale D.P.R. 30 maggio 1949), è rivolta in particolare alla trattazione dei temi relativi ai diritti umani e ai conflitti, al fine di esaminare le conseguenze di questi ultimi nei confronti degli stessi belligeranti, dei prigionieri o feriti e della popolazione civile, nonché allo scopo di sottolineare che  la  violazione dei diritti umani, sempre di più, accende la responsabilità penale dei singoli di fronte alla Comunità internazionale in quanto tale.
Il tratto distintivo della Scuola è la multidisciplinarietà, caratteristica che permette di approfondire la tematica dei diritti umani nelle sue varie sfaccettature e di promuovere, inoltre, l'insieme delle attività formative in linea con le attuali dinamiche, volte ad assicurare un pieno rispetto dei diritti e dei bisogni delle vittime dei conflitti armati, a ridurre mali superflui e sofferenze inutili, nonché a facilitare il processo di riconciliazione e pace.


Corso di alta formazione anno accademico 2015-2016

Dal Peacekeeping al Peacebuilding:
gestire i conflitti per costruire la pace


Documentazione scaricabile: