ALBO D'ORO NAZIONALE DEI DECORATI ITALIANI E STRANIERI DAL 1792 AD OGGI - SITUAZIONE

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Palazzo Salviati. La Storia

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lunedì 1 agosto 2016

Ricerca Parametrale n. 458. Notizie del 26 luglio 2016

Oggetto Newsletter : Olimpiadi Rio, referendum migranti, Bail in
Newsletter n° 458 , 26 luglio 2016

L'allarme terrorismo attraversa l'Europa e arriva sino
 in Sudamerica, alla vigilia dell'inizio delle Olimpiadi di 
Rio de Janeiro: alcuni brasiliani arrestati e attenzione alta
 sui Giochi. Nel Vecchio continente, anche la Germania si 
scopre nel mirino: tre attacchi in una settimana hanno messo
 a nudo l'imprevedibilità delle minacce, mentre Berlino potenzia
 la macchina della difesa. Un nuovo referendum, intanto, 
minaccia la tenuta dell'Ue: a ottobre, gli elettori ungheresi
 saranno chiamati alle urne per dire la propria sul piano di
 ricollocamento dei migranti nell'Unione. Una scelta politica 
in violazione del diritto Ue: la Commissione, per ora, sta a guardare; 
l'Italia farà lo stesso o andrà davanti a un giudice?

giovedì 28 luglio 2016

.Ricerca parametrale . 457 Notizie del 22 luglio 2016

Oggetto Newsletter : Usa2016, banche Ue, droni
Newsletter n° 457 , 22 luglio 2016

La convention repubblicana che si è conclusa stanotte 
a Cleveland, in Ohio, ha ufficialmente indicato in Donald
 Trump il candidato alla Casa Bianca del partito che fu di 
Lincoln e Eisenhower. La neopremier britannica Theresa
 May, intanto, sceglie Berlino come prima tappa internazionale,
 in attesa di attivare le procedure di uscita dall'Ue e iniziare
 il negoziato. Il futuro europeo dovrà ripartire da sicurezza
 ed economia, ma Bruxelles riuscirà a dare un primo segnale
 già sulla banche? La questione crediti deteriorati italiani è sul tavolo. 

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 troverai un ricco archivio di articoli, Speciali, recensioni
 di novità librarie, notizie in tempo reale dall'agenzia AGI. 

giovedì 21 luglio 2016

Ricerca Parametrale n. 456. Notizie del 19 luglio 2016

Oggetto Newsletter : Turchia, politica estera di Renzi, governo in Spagna
Newsletter n° 456 , 19 luglio 2016

È durato appena una manciata di ore il colpo di Stato 
che, in Turchia, ha provato a rovesciare il governo, 
lasciando a terra 290 morti e 1400 feriti: un tentativo
 fallito che rafforza il potere del presidente Racep Tayyp Erdogan. 
Quasi seimila gli arresti fra militari e magistrati. Intanto, 
dopo quasi due anni e mezzo di governo Renzi,
 l'Istituto Affari Internazionali traccia un primo bilancio 
della politica estera dell'Italia: se ne parlerà in
 un convegno giovedì a Roma. L'Ue, impensierita dalla Brexit, lancia la sua Strategia globale e guarda a Madrid: riuscirà la Spagna a formare finalmente un governo dopo 
mesi di incertezza?

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giovedì 14 luglio 2016

Una società che deve essere ristrutturata

Dopo il voto Brexit
Uno sguardo lungo
Giovan Battista Verderame
09/07/2016
 più piccolopiù grande
La Brexit è anche una spia della evoluzione in atto nelle nostre società verso una lettura sempre più semplificata della realtà. Attraverso questa lente può essere letto non solo il risultato del referendum sulla permanenza della Gran Bretagna nell’Unione europea, ma anche gran parte degli sviluppi politici negli altri paesi europei.

Stiamo perdendo la consapevolezza della complessità del reale. La vittima prima di questo processo è proprio chi ne viene additato strumentalmente come il protagonista, e cioè il popolo. Si fa sempre più spesso appello al popolo come decisore ultimo e definitivo, ma nei fatti lo si condiziona attraverso una presentazione semplificata della realtà, amplificata dall’uso spregiudicato dei nuovi mezzi di informazione di massa.

Il nesso ineludibile fra scelta e conoscenza si va sempre più allentando, e le conseguenze si vedono. Le società complesse non consentono semplificazioni. Le tensioni che le attraversano possono essere affrontate, nella prospettiva di tenerle almeno sotto controllo, solo con uno sforzo continuo di comprensione delle loro radici più profonde e di ricerca delle soluzioni possibili.

Alimentarle solo per trarne un vantaggio politico immediato non fa che peggiorare le cose. C’è solo da sperare che lo scarto incommensurabile fra questo atteggiamento e le conseguenze che produce, di cui gli inglesi già stanno cominciando a rendersi conto (un tempo si sarebbe parlato delle “dure repliche della storia”), riporti tutti ad un maggior senso di responsabilità nella lettura della realtà che ci circonda.

Dove sono le responsabilità?
Immediatamente dopo che sono stati resi noti i risultati del referendum britannico si è intensificata la caccia al colpevole della disaffezione dei cittadini europei verso il processo di integrazione che quel risultato sembra confermare. Come spesso avviene, la responsabilità viene ricercata in qualcosa di impalpabile. In questo caso l’Europa. Ma cosa è l’Europa se non quello che i leader dei paesi europei hanno voluto che fosse?

Chi è responsabile della sindrome da invasione che si è diffusa nei nostri paesi e che, agitata ancora una volta strumentalmente, ha pesantemente condizionato l’esito del referendum britannico? Chi ha finora impedito qualunque tentativo di ridistribuzione dei migranti a livello europeo, rendendo ingestibile il fenomeno da parte degli stati di prima linea e suscitando le reazioni delle popolazioni coinvolte?

Chi ha imposto sinora una lettura grettamente ragionieristica delle regole dell’euro? Chi è responsabile del clima di sfiducia che grava sulle prospettive di completamente dell’Unione monetaria? A chi deve essere attribuita la responsabilità della paralisi di ogni prospettiva sovranazionale nella conduzione del processo di integrazione?

C’è una profonda slealtà nelle accuse che alcuni leader europei rivolgono oggi alla Commissione ed al suo presidente. Se c’è un organismo, a parte la Bce, che per fortuna agisce in un quadro compiutamente federale, che ha dimostrato di saper interpretare politicamente l’euro e le sue regole, quello è la Commissione, e non certamente il Consiglio europeo.

Ma la colpa di tutto viene addossata oggi a Juncker, mentre i membri del Consiglio europeo continuano caparbiamente a rivendicare la guida di un processo troppo spesso appesantito, al limite dell’inefficacia, dalla considerazione prevalente di interessi di corto raggio.

Che fare oggi con gli inglesi? Purtroppo in questa fase sono loro a condurre il gioco. Non abbiamo alcuna possibilità di intervenire sulla procedura attraverso la quale la Gran Bretagna dovrà trarre le conseguenze degli esiti del referendum.

I tempi di presentazione della richiesta di uscire dall’Unione saranno quelli che le Istituzioni britanniche decideranno, e per quanto preoccupati noi si possa essere per la prospettiva che l’attuale situazione di sospensione si prolunghi ancora per qualche mese, non potremo fare altro che subirla.

Esattamente il contrario di quanto sarebbe oggi necessario. In ogni caso, quando il negoziato sulle condizioni del recesso potrà partire (auspicabilmente presto) bisognerà condurlo con molta fermezza: se vorranno recuperare i molti vantaggi che ricavavano dall’appartenenza al mercato interno, gli inglesi dovranno accettarne tutte le componenti, a partire dalla libertà di circolazione delle persone, non più appesantita dalle irresponsabili concessioni che il Consiglio europeo era pronto a fare loro purché rimanessero nell’Unione. E questo anche come profilassi per eventuali tentazioni analoghe da parte di altri paesi.

Un futuro meno confuso?
Ma soprattutto, che fare oggi dell’Europa? È ormai chiaro che l’attuale sistema non produce i risultati voluti con la rapidità necessaria. Oggi parlare di rilancio e di rinnovamento dell’Europa significa ancora una volta girare attorno al vero problema: nessuno dei fattori che hanno sin qui reso impossibile la condivisione dei flussi migratori, o che hanno alimentato la diversità di approccio alla maggior parte dei problemi che si pongono all’azione comune sparirà per incanto dopo che la Gran Bretagna sarà uscita dall’Unione. E questo vale anche per la mistica dei fondatori.

Bisogna ormai ripensare il rapporto fra gli stati nazionali e la struttura sovranazionale, riducendo al massimo il peso dell’intergovernativo e accrescendo la partecipazione popolare all’azione delle istituzioni non mediata dai canali nazionali di rappresentanza.

Si riprende a parlare di unione politica, ed è questo uno degli effetti positivi del risultato del referendum inglese. Ma un’unione politica che continuasse ad esprimere lo stesso tasso di intergovernatività che caratterizza la struttura attuale dell’Unione sarebbe una contraddizione in termini, che o si tradurrebbe nell’imposizione della volontà del più forte o sarebbe destinata ad essere bloccata, se non dai veti incrociati, certamente dalle resistenze e dalle ambiguità degli uni o degli altri.

La forza delle Istituzioni sta proprio in questo: nella loro terzietà, tanto più autorevole in quanto sorretta da una autonoma legittimazione democratica. Quanti oggi, anche tra i fondatori, sono veramente consapevoli delle implicazioni istituzionali dell’unione politica e sono disposti ad uscire dal paradigma attuale per intraprendere un cammino in senso veramente federale?

Giovan Battista Verderame è Ambasciatore d’Italia.

Ricerca Parametralen. 454. Notizie del 12 luglio 2016

Oggetto Newsletter : Vertice Nato, Italia-Egitto, Brexit
Newsletter n° 454 , 12 luglio 2016

Bastone e carota con la Russia, piccoli passi per garantire
 stabilità nel Mediterraneo, nuovo slancio nella cooperazione
 con l'Ue. Fra le conclusioni del vertice Nato di Varsavia,
 anche il prolungamento oltre il 2016 della missione in
 Afghanistan: un contingente di 12mila unità (di cui circa
 mille italiane) continuerà ad assistere le forze locali nel
 contrasto di talebani e jihadisti. Londra ha garantito che
 la Brexit non metterà in pericolo la centralità britannica 
nell'Alleanza, mentre gli effetti del referendum si fanno
 sentire anche all'interno di partiti sempre più dilaniati 
nella corsa alla leadership. Tra Egitto e Italia, intanto, 
il clima non si rasserena e i nuovi ambasciatori restano 
in attesa di partire. 

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dall'agenzia AGI e lo Speciale su Brexit e futuro dell'Ue. 

sabato 9 luglio 2016

Ricerca Parametrale n. 453 Notizie del 8 luglio 2016

Oggetto Newsletter : Rapporto Chilcot, Brexit, Immigrazione
Newsletter n° 453 , 8 luglio 2016

Non solo Brexit: Londra è tornata nell'occhio del ciclone con la
 pubblicazione del rapporto della commissione 
Chilcot sulla partecipazione della Gran Bretagna
 alla guerra in Iraq: fu un intervento militare "deciso
 in maniera precipitosa e in presenza di una minaccia 
non imminente". Nel Regno Unito, intanto, continua
 il dibattito sugli effetti, i rischi e le tempistiche dell'uscita
 dall'Unione europea, mentre nei Balcani c'è chi - Serbia in testa
 - confida ancora nel processo di integrazione. Riuscirà l'Ue a
 reinventarsi a partire dalla gestione dei flussi
 migratori e a vincere la sfida dell'integrazione? 

Ricerca Parametrale n. 452. Notizie del 5 luglio 2916

Oggetto Newsletter : Brexit, sicurezza aeroportuale,
 Italia-Russia
Newsletter n° 452 , 5 luglio 2016

Mentre gli Stati Uniti si preparano alle convention di 
fine mese e celebrano i 240 anni dalla dichiarazione 
di indipendenza dalla Gran Bretagna, Londra deve
 fare i conti con il suo addio: quello dall'Unione europea. A dieci giorni dal referendum sulla Brexit, i mercati sono usciti dal panico e i listini sono tornati vicini ai livelli pre-voto:
 ma per Bruxelles è suonato l'ultimo appello. Si riuscirà 
ad evitare il peggio? La Slovacchia, intanto, ha assunto
 la guida del semestre di presidenza del Consiglio dell'Ue, 
mentre dopo l'attentato allo scalo Atatürk di Istanbul ci si 
interroga su quali risposte dare al terrorismo negli aeroporti. 

Ricerca Parametrale n. 451 Notizie del 1 luglio 2016

Oggetto Newsletter : Dopo Brexit,
Strategia globale Ue, Italia all'Onu
Newsletter n° 451 , 1 luglio 2016

Le istituzioni Ue assecondano i tempi scanditi dal dimissionario
 Cameron: sarà il prossimo premier di Londra ad attivare
 la procedura di recesso, in autunno. Concluso intanto
 il primo informale vertice a 27 mette a punto le ambizioni
 di un'Ue "ridotta": in vista azioni più incisive e coerenti?
 Con priorità fra difesa e immigrazione, la Strategia
 globale dell'Alto rappresentante Federica Mogherini 
- alla cui stesura lo IAI ha dato il suo contributo -
 va in questo senso. Successo diplomatico solo a metà,
 intanto, per l'Italia, che all'Onu deve accontentarsi
 di una soluzione di compromesso con l'Olanda per 
condividere il seggio non permanente al Consiglio di sicurezza.

Ricerca Parametrale n. 450 Notizie del 29 giugno 2016

Oggetto Newsletter : Conseguenze della Brexit,
 Strategia globale per l'Ue, Giordania
Newsletter n° 450 , 29 giugno 2016

Primi appuntamenti istituzionali dopo il referendum sulla Brexit: 
alla Camera dei Comuni di Londra, David Cameron ha confermato
 che non sarà lui, ma il suo successore, ad attivare la procedura di
 fuoriuscita dall'Ue. Quali saranno i passi da intraprendere?
 A Bruxelles, intanto, la sessione straordinaria del Parlamento
 europeo ha confermato che le istituzioni vogliono accelerare
 il divorzio, mentre il Consiglio europeo che si conclude oggi
 proverà a rilanciare da subito l'azione unitaria, a cominciare
 dalla presentazione della Strategia globale dell'Ue.

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martedì 28 giugno 2016

Ricerca Parametrale n. 449 Notizie del 27 giugno 2016

Oggetto Newsletter : Brexit e i tempi del negoziato, Italia-Russia
Newsletter n° 449 , 27 giugno 2016

Vertice a quattro, oggi a Berlino, fra la Merkel, Hollande, 
Renzi e Tusk; sul tavolo, la linea da tenere dopo il risultato 
del referendum britannico e in vista del Consiglio europeo 
di domani e mercoledì: serve un'Unione più forte e ambiziosa. 
La sterlina, intanto, non accenna a riprendersi, mentre banche 
e mercati sono sorvegliati speciali del nuovo avvio di settimana. 
Quali saranno i prossimi passi verso l'addio di Londra all'Ue? 
Cameron temporeggia, dalle istituzioni Ue,
 però, trapela impazienza per delle mosse non rinviabili.

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Ricerca Parametrale n. 448 Notizie del 24 giugno 2016

Oggetto Newsletter : La Brexit si avvera, elezioni Spagna, Italia all'Onu
Newsletter n° 448 , 24 giugno  2016

La Brexit è realtà: ribaltando gli opinion poll rilasciati
 alla chiusura dei seggi, nelle urne della Gran Bretagna
 il 'Leave' surclassa il 'Remain' 52 a 48 per cento. Londra 
avvierà le procedure per uscire dall'Unione europea; 
nel frattempo, i mercati tremano e la sterlina crolla ai minimi
 dal 1985. C'è grande incertezza sul da farsi e sul futuro, 
ma le dimissioni ("dignitose") del premier Cameron 
sono già nell'aria. Esulta il nazionalista Farage dell'Ukip: 
"Oggi è il giorno dell'indipendenza". Ma Bruxelles deve già
 fare i conti con un'altra grana: domenica gli spagnoli
 tornano al voto dopo sei mesi di ingovernabilità. 
Messa a punto l'alleanza con la sinistra massimalista, 
Podemos riuscirà stavolta a portare a casa la vittoria?

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Ricerca parametrale n. 447. Notizie del 23 giugno 2016

Oggetto Newsletter : Speciale Brexit
Newsletter n° 447 , 23 giugno  2016

Stephen Hawking e Joanne Rowling per il 'Remain', 
Michael Caine e Bernie Ecclestone per il 'Leave': 'Hello o 
Goodbye' all'Unione europea? È il giorno della verità nel
 Regno Unito: gli elettori registrati sono chiamati oggi 
alle urne dalle 7 alle 22 per scegliere se rimanere nell'Ue 
o uscirne. Sondaggi e mercati finanziari tiepidamente
 ottimisti per la permanenza. In questi mesi di campagna
 elettorale, AffarInternazionali ha raccolto scenari, 
opinioni, commenti sullo storico voto dei sudditi di 
Sua Maestà. Ne riproponiamo qui alcuni, tratti dal 
nostro più ampio dossier sulla Brexit. 

Per costanti aggiornamenti e commenti sul voto, pote
te ascoltare il nostro Speciale Brexit, IAI con Radio 
Radicale e seguirci su Twitter (@AffInt). 

Ricerca Parametrale n. 446. Notizie del 21 giugno 2016

Oggetto Newsletter : Brexit, vertice Nato, Italia-India
Newsletter n° 446 , 21 giugno 2016

Dentro o fuori: è la settimana della verità per 
il futuro della Gran Bretagna e dell'Ue. Dopo
 la pausa per l'assassinio della deputata laburista 
Jo Cox, la campagna elettorale riprende a ritmi 
frenetici in vista del voto di giovedì. Gli ultimi sondaggi
 danno il 'Remain' in ripresa, ma i mercati continuano
 a tremare: che cosa accadrebbe all'economia 
europea in caso di Brexit? Intanto in Italia 
si riflette sul futuro della relazione con l’India
 dopo la svolta del caso Marò e si firma un
 importante accordo con il Qatar.

A pochi giorni, dal voto sulla Brexit, Affarinternazionali propone
 il suo Speciale sul tema.


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giovedì 23 giugno 2016

Ricerca Parametrale n. 445 Notizie del 17 giugno 2016

Oggetto Newsletter : Brexit, Califfato, Cina/Ue
Newsletter n° 445 , 17 giugno 2016

Se Londra divorzia, misure di austerità all'orizzonte 
e addio al mercato unico. Sono queste le previsioni a
 meno di una settimana dal referendum sulla Brexit. 
Qualora vincesse il 'Leave', si prevede un buco di 30
 miliardi di sterline da sanare incrementando le imposte. 
E dall'altra parte dell'Atlantico, anche la Federal Reserve
 mostra preoccupazioni. Se vince il 'Leave', cosa ne sarà
 dell'accordo negoziato a febbraio dal Regno e dai partner Ue? 
Le incursioni del Califfato in Occidente, intanto, fanno 
il paio con la tenuta di Daesh in Medio Oriente: fra Falluja, 

Mosul e Raqqa l'Isis perde terreno, ma non capitola. 
E trae vantaggio dalla competizione interna fra i suoi nemici. 

A pochi giorni, dal voto sulla Brexit, Affarinternazionali 
propone il suo Speciale sul tema.

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Ricerca Parametrale n. 444. Notizie del 14 Giugno 2016

Oggetto Newsletter : Germania vs Turchia, Venezuela, Israele
Newsletter n° 444 , 14 giugno 2016

È alta la tensione in Germania dopo il voto del Bundestag 
sulla risoluzione che riconosce il genocidio armeno compiuto 
nel 1915 dall'Impero ottomano: undici parlamentari tedeschi
 di origine turca sono stati messi sotto protezione dalla polizia 
dopo aver ricevuto minacce di morte legate al voto a favore 
della mozione. Gli screzi fra Berlino e Ankara avranno un impatto
 sulla gestione dei migranti? In America Latina, intanto,
 sono giorni cruciali per il futuro del Venezuela: con Caracas 
nella morsa di una crisi politico-istituzionale e senza più 
Chávez a tenere unito il Paese, la palla passa all'Organizzazione
degli Stati americani.

A dieci giorni, dal voto sulla Brexit, Affarinternazionali 
propone anche il suo Speciale sul tema.

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domenica 12 giugno 2016

Ricerca parametrale n.443. Notizie del 10 giugno 2016

Oggetto Newsletter : Brexit, Migration Compact, Usa2016
Newsletter n° 443 , 10 giugno 2016

Esteso fino a domenica il termine per registrarsi per votare
 al referendum sulla permanenza del Regno Unito nell'Ue: 
crescono i numeri relativi alla partecipazione dei giovani - 
tendenzialmente pro-'Remain' - e si spera nell'impennata. 
Ma in tanti cominciano a mettere in conto una possibile
 fuoriuscita di Londra. Noi europei ci rimetteremmo davvero? 
Nell'attesa, Bruxelles si concentra nuovamente sull'immigrazione,
 recuperando la proposta italiana di un Migration Compact: 
un impegno che arriva troppo tardi? Sull'altra sponda dell'Atlantico, 
Hillary Clinton mette al sicuro la nomination democratica, 
ottenuta in zona Cesarini. Che cosa possiamo
 ora aspettarci dai sostenitori di Sanders? 

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martedì 7 giugno 2016

Ricerca Parametrale n.442 Notizie del 7 giugno 2016

Oggetto Newsletter : Brexit, Immigrazione, Israele-Palestina
Newsletter n° 442 , 7 giugno 2016

Ultimo giro di boa per la campagna elettorale 
in vista del referendum sulla Brexit: con i due fronti del 'Leave'
 e del 'Remain' secondo i sondaggi sostanzialmente appaiati
 e la sterlina in difficoltà, scendono in campo i big a serrare
 i ranghi delle due opposte coalizioni. E con l'estate 
alle porte, i flussi di migranti entrano a gamba tesa 
nella propaganda pre-voto: il Regno Unito si farà 
influenzare dalle sirene no-Ue o l'immigrazione
 verrà letta come un valore per la società europea?

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sabato 4 giugno 2016

Aggiornamento. Balcani. E' proprio necessario allargarci?

Balcani
Serbia, tutti gli ostacoli nel sentiero per l’Ue
Giordano Merlicco
30/05/2016
 più piccolopiù grande
Confermato dalle recenti elezioni legislative, Aleksandar Vucic e il suo partito progressista si apprestano a formare un nuovo governo in Serbia. Tecnicamente, Vucic potrebbe guidare un esecutivo monocolore, ma questo poggerebbe su una maggioranza molto ristretta.

Del resto, considerando le scelte impopolari che attendono il governo - come i licenziamenti nel settore pubblico richiesti dal Fondo monetario internazionale -, si può ritenere che egli abbia tutto l’interesse a condividerne con altri la responsabilità.

Probabilmente molte dinamiche procederanno all’insegna della continuità, con la conferma della coalizione tra progressisti e i socialisti, magari con ulteriori aggiunte. All’insegna della continuità procederà anche la politica internazionale del Paese, a cominciare dal processo di integrazione nell’Ue.

L’ostruzionismo croato
Finché il processo di avvicinamento a Bruxelles sarà agevole, né Vucic né la Serbia avranno ragione di sottrarvisi. Il primo ostacolo verso Bruxelles è rappresentato dall'ostruzionismo croato. Per concedere il proprio consenso all'apertura del capitolo 23, Zagabria chiede a Belgrado di dare maggiore rappresentanza politica alla minoranza croata e, soprattutto, di modificare lo statuto del tribunale serbo per i crimini di guerra.

La normativa attuale permette infatti, almeno in linea di principio, al tribunale serbo di perseguire cittadini croati per crimini compiuti negli anni ‘90. Tuttavia, l’ostruzionismo croato non desta eccessiva preoccupazione a Belgrado. L'Ue e la Germania, che nei Balcani più che altrove ne è lo stato guida, desiderano aprire il processo negoziale con la Serbia ed è facile prevedere che le pressioni tedesche avranno ben presto la meglio sulle rimostranze croate.

La questione Kosovo
Sennonché, esistono altri fattori in grado di complicare i negoziati. L’adesione della Serbia all’Ue imporrà a Belgrado di riconoscere l’indipendenza del Kosovo. Non tutti paesi dell’Unione riconoscono Pristina come stato sovrano, ma gli organismi comunitari e la Germania hanno mostrato chiaramente la loro volontà in tal senso.

La strategia dell’Ue è stata finora volta a sviluppare i rapporti tra Belgrado e Pristina, sotto la supervisione di Bruxelles. L’Unione europea intende così spingere la Serbia ad accettare gradualmente il fatto compiuto, a procedere progressivamente verso un riconoscimento fattuale, che dovrebbe in futuro esser coronato da quello formale.

Sarà semmai da vedere se l’Ue agirà direttamente o collateralmente sulla diplomazia serba, mostrando intransigenza su altre questioni per far intendere l’antifona a Belgrado. Formalmente, il riconoscimento del Kosovo non è incluso tra i requisiti per l’adesione; periodicamente, però, in Serbia giungono messaggi espliciti. Pochi mesi fa, l’ambasciatore tedesco a Belgrado dichiarò che “al termine dei negoziati di adesione sarà siglato un accordo giuridicamente vincolante tra Serbia e Kosovo, per la completa normalizzazione delle loro relazioni”; una previsione che destò malumore nell’esecutivo serbo.

Recentemente, l’austriaca verde Ulrike Lunacek, relatrice sul Kosovo al Parlamento europeo, ha dichiarato che no, “il riconoscimento del Kosovo non è menzionato nei documenti ufficiali dell’Ue, né nei capitoli negoziali”, ma ha aggiunto che “non vi sarà l’adesione della Serbia all’Unione finché non verrà riconosciuta l’indipendenza di Pristina”.

Per Bruxelles, il capitolo 35 dei negoziati d’adesione, che riguarda appunto il Kosovo, non sostituisce il dialogo in corso tra Belgrado e Pristina, che si svolge sotto l’egida dell’Ue. Il capitolo 35 specifica poi che l’Unione potrà bloccare i negoziati in caso di mancati progressi nel dialogo tra Belgrado e Pristina.

L’Ue potrebbe dunque presentare il riconoscimento del Kosovo come uno sviluppo del dialogo tra Belgrado e Pristina e non direttamente come un requisito per l’adesione. Ciò fornirebbe il vantaggio di render meno aspro il compito al governo serbo e di limitare il danno d’immagine dell’Ue presso l’opinione pubblica serba.

I rapporti con Russia e Nato
C’è poi la questione dei rapporti con la Russia. Per interessi economici e politici come per legami storici, la Serbia vuole continuare ad aver buoni rapporti con Mosca. Resistendo a forti pressioni, Belgrado ha rifiutato di associarsi alle sanzioni di Stati Uniti e Unione europea contro la Russia ed è anzi interessata a migliorare l’accesso dei prodotti serbi sul mercato russo e degli altri paesi dell’Unione eurasiatica.

Fin qui, l’Ue ha mostrato disappunto per il buon andamento dei rapporti serbo-russi, ma a compimento dei negoziati di accesso si porrà la questione della completa adesione di Belgrado alla politica estera di Bruxelles. Per Belgrado non sarà una scelta facile, dato che, come ha affermato il presidente Nikolic, è difficile governare la Serbia senza aver buoni rapporti sia con l’Ue sia con la Russia.

C’è poi un altro ostacolo, connesso con i precedenti. L’adesione dei paesi dell’Europa orientale all’Ue è stata finora sempre preceduta, o accompagnata, dalla loro integrazione nella Nato. Per varie ragioni, l’allargamento dell’Alleanza atlantica alla Serbia non è all’ordine del giorno. Sarà fatta un’eccezione per Belgrado da questa sorta di regola non scritta, permettendole l’ingresso all’Ue indipendentemente da quello nella Nato?

Giordano Merlicco è collaboratore IAI.
  - See more at: http://www.affarinternazionali.it/articolo.asp?ID=3474#sthash.BCs3QVkb.dpuf

Ricerca Parametrale n.441 Notizie del 1 giugno 2016

Oggetto Newsletter : Riforma costituzionale, Onu in rosa, Usa2016
Newsletter n° 441 , 1 giugno 2016

Mentre Trump intasca la nomination repubblicana e Sanders
 continua a dare del filo da torcere alla Clinton, in Italia 
la campagna elettorale per le amministrative di domenica 
si incrocia con quella per il referendum costituzionale: 
in che modo la riforma Renzi/Boschi ritocca i poteri esteri 
del nostro Paese? Nuovi equilibri di potere, intanto, 
anche al Palazzo di Vetro: per la prima volta nella storia,
 una donna potrebbe diventare Segretario generale dell'Onu.
 Chi convincerà di più alle audizioni di venerdì?

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Ricerca Parametrale n.440 Notizie del 28 maggio 2016

Oggetto Newsletter : G7, Papa Francesco, sicurezza aeroporti
Newsletter n° 440 , 28 maggio  2016

Non solo crescita economica. Anche la geopolitica, con la crisi
 dei migranti e l'allarme terrorismo, ha tenuto banco al G7
 in Giappone. Ma è un format che ha ancora senso, con 
l'emergere del G20? La palla passa adesso all'Italia, che
 ospiterà il prossimo vertice in Sicilia. L'Ue, intanto, tratta
 con l'Algeria sull'energia e si interroga sul sistema di 
sicurezza negli aeroporti, stretta nella morsa del terrore
 rilanciato dal disastro dell'Egyptair. E al Sudamerica 
in continua ebollizione ci pensa Papa Francesco.

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venerdì 27 maggio 2016

Ricerca Parametrale n. 437. Notizie del 18 maggio 2016

Oggetto Newsletter : Usa2016, Austria, Islam d'Italia
Newsletter n° 437 , 18 maggio 2016

Donald Trump e Norbert Hofer: negli Stati Uniti come in Europa,
 la scena è tutta per i nazionalpopulismi, con il magnate dell'immobiliare
 che mette al sicuro la nomination repubblicana e l'astro nascente 
della destra austriaca che tenta il colpo al ballottaggio di domenica. 
Propagande incrociate che cavalcano le paure legate ai flussi 
migratori: l'Ue riuscirà a riformare il sistema di Dublino? 

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Ricerca Parametrale 430. Notizie del 24 maggio 2016

Oggetto Newsletter : Austria, Obama a Hiroshima,
Italia in Tunisia
Newsletter n° 439 , 24 maggio 2016

Nessun presidente populista per l'Austria. Con soli tre punti
 decimali di vantaggio, a spuntarla è il verde van Der Bellen.
 Lo scontro sembra però solo rimandato alle prossime politiche. 
Obama intanto partecipa all'ultimo G7 da presidente, 
ma l'appuntamento più importante del suo programma 
asiatico sarà il viaggio a Hiroshima, il primo di un 
presidente Usa. Anche se nessun mea culpa è in
 programma, si tratta di un pellegrinaggio storico.
 Un gesto di coraggio per rilanciare l'agenda sul disarmo? 

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Ricerca Paramentrale n.438. Notizie del 21 maggio 2016

Oggetto Newsletter : Turchia, Austria, Taiwan
Newsletter n° 438 , 21 maggio 2016

Gli austriaci vanno alle urne, i turchi dell'Akp si riuniscono 
in congresso: doppio appuntamento politico-elettorale tra 
Vienna, dove il candidato della destra nazionalpopulista e
 anti-immigrati Hofer parte come il favorito per la presidenza, 
e Istanbul con l'investitura del nuovo premier. Nuovo corso a
 Taiwan, dove si insedia la capo di Stato Tsai Ying-Wen. 
Riuscirà a prendere le distanze dal Dragone? 

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lunedì 16 maggio 2016

Ricerca Parametrale . 436 Notizie del 14 maggio 2016

Oggetto Newsletter : Negoziati Siria e Libia,
immigrazione, Italia-Cina
Newsletter n° 436 , 14 maggio 2016

A Vienna si torna a trattare sulla Libia e sulla Siria. 
Lunedì e martedì si terranno i prossimi due vertici 
internazionali sulle crisi in atto in Nordafrica e Medio 
Oriente. Molti i convocati, ma poche le speranze.
 L'Italia intanto riscopre un posto al sole nella 
mappa del potere di Bruxelles; e con il Parlamento
 europeo che boccia il riconoscimento dello status 
di economia di mercato alla Cina, Roma prova a
 far da ponte con Pechino. Riuscirà a vincere 
anche la sfida dell'integrazione e a sventare l'allarme banlieue? 

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Un problema dalle milee sfaccettature

Immigrazione
Germania, rifugiati … nel posto sbagliato
Eugenio Salvati
08/05/2016
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L’onda d’urto dei flussi migratori che per anni ha scosso quasi esclusivamente i paesi della sponda nord del Mediterraneo arriva a farsi sentire nel cuore dell’Unione europea, Ue, in primis in Germania, ossia il paese Ue che ha ricevuto il maggior numero di richieste di asilo nel 2015.

Quasi 120 mila. Oltre alla ovvia questione numerica, il tema che ha più colpito l’opinione pubblica tedesca e gli osservatori è la politica di apertura e accoglienza promossa da Angela Merkel; una scelta che ha procurato non pochi problemi politici alla Cancelliera. Appare perciò interessante capire come Berlino stia gestendo tale flusso e quali caratteristiche abbia il collocamento dei rifugiati nel paese.

Crescita dell’intolleranza tedesca
L’interessante mappatura costruita dalla rivista The Economist riguardo alla collocazione dei migranti in Germania, fornisce utili spunti di riflessione sul modo in cui il governo tedesco ha deciso di gestire organizzativamente l’accoglienza.

Secondo l’indice costruito dall’Economist (che è il prodotto dell’incrocio tra le variabili inerenti la disponibilità di alloggi nel paese, le opportunità di occupazione e le garanzie per la sicurezza degli stessi migranti) le aree che meglio potrebbero rispondere all’accoglienza dei rifugiati sono disperse lungo tutto il territorio tedesco, senza un punto di particolare concentrazione.

L’elemento che le accomuna è piuttosto la distanza dalle grandi città, con queste ultime che non rappresenterebbero i luoghi ideali di collocazione secondo i parametri di tale mappatura.

La distribuzione nei Lander tedeschi non segue però questo ipotetico indice di miglior collocazione, quanto piuttosto il tentativo di evitare la possibile sedentarizzazione di questi immigrati.

I dati ci dicono che il governo non opta per il collocamento in zone dove ci sono molte abitazioni disponibili o maggiore necessità di forza lavoro. Il criterio dominante sembra essere quello della distribuzione nei grossi centri urbani, utilizzando come parametri la grandezza delle città e la loro ricchezza. Ad esempio Berlino, nel corso del 2015, ha accolto quasi il 5% del totale dei rifugiati arrivati in Germania.

Un altro elemento che può concorrere alla decisione di dove ricollocare i rifugiati è la variabile dell’ostilità nei confronti dei migranti, che la carta dell’Economist misura con gli attacchi sferrati contro i centri di accoglienza e con episodi manifesti di intolleranza.

Nella mappa il punto di maggior tensione è la Sassonia, non casualmente un Land dell’est e una delle regioni con il più alto tasso di disoccupazione e il minor numero di investimenti.

Osservando la mappa vediamo come invece proprio in Sassonia, il governo abbia provveduto a un ricollocamento di rifugiati, non elevato in termini assoluti (in un range tra i 500 e i 999) ma sufficiente a rafforzare una certa ostilità già diffusa tra i cittadini.

Ciò conferma quanto nelle zone in cui maggiori sono le difficoltà socio-economiche, maggiore è la difficoltà ad accettare la presenza di immigrati, visti in particolare come “concorrenti” nel mercato del lavoro e nell’accesso ai servizi di welfare.

Esigenze di manodopera
Il grande afflusso di migranti economici e di richiedenti asilo verso la Germania è dovuto al fatto che quella tedesca è l’economia più forte e sviluppata del continente ed è un paese con una lunga tradizione di immigrazione economica, sia di provenienza europea che extra europea.

Nonostante la profonda crisi che ha colpito il continente a partire dal 2008, la Germania è riuscita a non scivolare nella stagnazione e si è imposta come la locomotiva economica del continente, ricominciando ad attrarre ingenti flussi di immigrati dal Sud Europa. Al momento il Paese sembra avere un notevole bisogno di manodopera non specializzata per la propria economica, un bisogno che dovrebbe crescere nei prossimi anni.

In quest’ottica, l’immigrazione sembra essere la sola risposta plausibile rispetto alle necessità del comparto produttivo: lo snodo centrale sarà capire quanta parte di questa immigrazione avrà la possibilità di integrarsi a lungo termine nel tessuto socio-economico del Paese e quanta parte sarà invece considerata come immigrazione temporanea (spesso, ma non solo, legata anche a lavori stagionali); in questo secondo caso seguendo quella che è una linea consolidata nella politica migratoria tedesca.

Meno welfare per i residenti non tedeschi
Il tema dell’accoglienza e dell’integrazione degli immigrati non riguarda solo i rifugiati provenienti dai Paesi extraeuropei, ma come detto anche i cittadini comunitari. È di pochi giorni fa l’ipotesi avanzata dal ministro del lavoro e degli affari sociali, la socialdemocratica Andrea Nahles, di presentare una proposta di legge per impedire che i residenti non tedeschi beneficino del pacchetto di ammortizzatori sociali Hartz IV (ossia sussidio di disoccupazione e assegni sociali) fino a che non abbiano maturato i diritti all’assicurazione sociale (acquisibili solo dopo cinque anni di lavoro nel Paese).

Questo provvedimento è molto simile a quello previsto nel Regno Unito - e che è stato oggetto della recente contrattazione con l’Ue per scongiurare la Brexit - e di fatto mette un altro freno al processo d’integrazione, favorendo il ritorno al concetto di cittadinanza come requisito fondamentale per accedere ai servizi offerti dello stato.

Questa scelta è uno dei vari elementi che sembrano indicare l’inizio di un processo disgregativo rispetto alle conquiste prodotte dal processo di integrazione europea negli ultimi decenni. In questo modo è evidente che la Germania, come ha fatto la Gran Bretagna, voglia scoraggiare forme di trasferimento economico e lavorativo di lungo periodo e soprattutto voglia ostacolare l’accesso al welfare per chi non è cittadino tedesco.

Queste scelte sono il frutto della pressione esercitata dai partiti euroscettici ed anti-immigrazione che costringono sempre più sulla difensiva i governi europei.

Eugenio Salvati è Dottore di Ricerca in Scienza Politica, Università di Pavia.
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Ricerca Parametrale. Notizie del 11 maggio 2016

Oggetto Newsletter : Libia, Marò, Arabia Saudita
Newsletter n° 435 , 11 maggio 2016

In una Libia debole e frammentata, il generale Khalifa Haftar 
punta a sconfiggere i seguaci del Califfato insieme alle sue
 truppe: sullo sfondo, il ruolo di Londra e Parigi e le ambizioni 
dell'uomo forte di Tobruk che calca la mano sull'odio anti-italiano. 
A Roma, intanto, è atteso il rientro di Salvatore Girone, dopo che 
il Tribunale arbitrale internazionale ha accolto la richiesta italiana, 
in attesa della definizione della giurisdizione sul caso dei
 marò e di eventuali prossime mosse diplomatiche.

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lunedì 9 maggio 2016

Ricerca parametrale n. 434. Notizie del 7 maggio 2016

Oggetto Newsletter : Sindaco di Londra,
Tricolori bruciati, Cina-Ue
Newsletter n° 434 , 7 maggio 2016

Dalle urne inglesi arriva il primo sindaco musulmano
 di una capitale europea: il laburista Sadiq Khan,
 da oggi alla guida di Londra. E mentre gli elettori 
britannici fanno le prove generali per il referendum
 sulla Brexit, la seconda puntata del nostro 
speciale immagina stavolta la vittoria del fronte
 contrario al divorzio fra Uk e Ue. In Libia, intanto, 
il governo di unità nazionale regge, ma traballa,
 fra le manovre del generale Haftar che aizza i suoi a bruciare i tricolori italiani. 

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