ALBO D'ORO NAZIONALE DEI DECORATI ITALIANI E STRANIERI DAL 1792 AD OGGI - SITUAZIONE

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Palazzo Salviati. La Storia

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venerdì 11 novembre 2016

Ricerca parametrale n. 484 Notizie del11 novembre 2016

Oggetto Newsletter : Trump presidente, Brexit, Lotta al Califfato
Newsletter n° 484 , 11 novembre 2016

Sovvertendo ogni pronostico Donald Trump è diventato
 il 45° presidente degli Stati Uniti:
 tante le incognite, in primis quelle
 sulla politica estera. Come si relazionerà
 Trump con il mondo? Sconfiggerà davvero
 lo "stato islamico" in tre giorni come promesso? 
Aspettando di vederlo all'opera, sono altri gli attori
 che cercano di sconfiggere il Califfo tra Mosul e 
Raqqa. Quanto è coeso questo fronte e quanto
 pesano gli interessi turchi?

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Ricerca Parametrale n.483. Notizie del 8 Novembre 2016

Oggetto Newsletter : Usa2016: il giorno del voto
Newsletter n° 483 , 8 novembre 2016

L'Election Day è arrivato: Donald Trump e 
Hillary Clinton sono alla resa dei conti.
 Questa notte AffarInternazionaliseguirà
 in diretta lo spoglio aggiornando in tempo
 reale su Twitter, agli hashtag #Usa2016 ed #ElezioniUsa. 
In attesa dell'esito dello scrutinio, tutte le tappe salienti
 della campagna elettorale nel nostro 
Speciale Usa2016: dalle combattute primarie,
 all'emailgate alle cyberintrusioni.
 Chi la spunterà fra il tycoon e l'ex first lady?

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Ricerca Parametrale n. 482. Notizie del 4 novembre 2016

Oggetto Newsletter : Usa 2016, Presidenza italiana del G7,
 Visti europei
Newsletter n° 482 , 4 novembre 2016

Meno 3 all’Election Day per Usa 2016. Tra emailgate
 e sondaggi ballerini, la battaglia tra Donald e Hillary 
si gioca anche su economia, tassazione e commercio
 internazionale: i cittadini Usa voteranno “guardando
 al portafoglio”? E i sostenitori di Sanders,
 già impegnati nella loro rivoluzione dal basso,
 che cosa faranno? Di sicuro c’è che il nuovo
 inquilino dello Studio Ovale dovrà affrontare
 le crescenti tensioni con Mosca. È nuova
 guerra fredda? Intanto l’Italia scrive una d
ata importante nell’agenda di politica estera:
 quella di maggio 2017, prossimo G7 a 
presidenza tricolore. Roma riuscirà 
a impostare un’agenda di lungo periodo?

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mercoledì 2 novembre 2016

Ricerca Parametrale n- 481 Notizie del 1 novembre 2016

Oggetto Newsletter : Roaming, Governo in Spagna,
Referendum costituzionale
Newsletter n° 481 , 1 novembre 2016

Conto alla rovescia per l’8 novembre, oltre 
all’elezione del presidente Usa, da tenere 
sott'occhio la campagna per il Congresso. 
Hillary accusa la riapertura del mailgate, 
dietro cui potrebbe esserci la lunga mano
 dei russi. Mosca non è l’unica a tifare Trump,
 anche in Medio Oriente c’è chi sostiene il Tycoon. 
Oltre a Usa2016, gli attori internazionali si schierano
 anche sul referendum del 4 dicembre e sulle 
conseguenze che questo avrà sulla stabilità
 del nostro Paese. E in Europa, risolto il nodo
 Ceta, si continua a cercare una strada per
 superare il roaming: gli operatori telefonici
 sono davvero pronti ad eliminarlo come 
promesso da Juncker?

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Ricerca Parametralen. 480. Notizie del 28 ottobre 2016


Oggetto Newsletter : Usa2016, Referendum Costituzionale, Integrazione Ue
Newsletter n° 480 , 28 ottobre 2016

Sulla Manica del post Brexit la giungla di Calais brucia,
 alimentando quella che ormai è diventata una 
“politologia della disgregazione”, l’Unione europea 
non serve? Oltre Atlantico, i sondaggi ottimisti spingono i 
Democratici a concentrarsi sulla battaglia per il Congresso. 
In New Hampshire e Pennsylvania si combatte a colpi di 
milionari spot televisivi per la maggioranza in Senato.
 Se Hillary la ottenesse, potrebbe anche influire sulle
 nomine per la Corte Costituzionale, ago della bilancia
 per aborto, immigrazione e Super PACs, questioni 
calde nell'agenda Dem. Mentre negli Stati Uniti è 
iniziato il conto alla rovescia, gli osservatori
 internazionali puntano gli occhi anche al
 Referendum Costituzionale italiano: è in gioco
 la nostra credibilità?

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mercoledì 26 ottobre 2016

Ricerca Parametrale 479. Notizie del 25 ottobre 2016

Oggetto Newsletter : Scuole ambasciate Ue, Corridoio Sud del gas, Difesa
Newsletter n° 479 , 25 ottobre 2016

La settimana mondiale del disarmo inizia con la 
ripresa delle ostilità in Yemen e Siria, la controffensiva
 su Mosul e l'assalto Isis nel Sinjar. Scambi di colpi
 anche fra Kiev e Mosca, con nuovi attacchi alla
 libertà di stampa in Ucraina. Intanto nell’Ue - 
che richiama Renzi sulla legge di stabilità -
 potrebbe profilarsi l’attivazione della Pesco 
in materia di difesa. Italia, Germania, Spagna
 e Francia riusciranno a trovare la strada 
per cooperare attivamente?

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 lo Speciale su Usa 2016, dalla campagna al voto. 


Ricerca parametrale n. 478. Notizie del 21 ottobre 2016

Oggetto Newsletter : Usa2016, Etiopia, equilibri mediorientali
Newsletter n° 478 , 21 ottobre 2016

Ultimo dibattito al vetriolo tra Hillary e Donald che a 
Las Vegas non hanno risparmiato colpi.
 Tra armi, aborto, immigrazione, Wikileaks 
e Nafta, Hillary sembra aver allungato le 
distanze. Di ritorno dalla Casa Bianca, forte
 dell'endorsment di Obama, Renzi partecipa
 al vertice europeo. Tra gli argomenti in 
agenda anche la Russia, il cui scontro con 
gli Stati Uniti continua a consumarsi in primis
 sul suolo siriano. In Yemen intanto si raggiunge
 una tregua; il sostegno Usa alla missione militare
 saudita è un assegno in bianco?

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Ricerca Parametrale n.477. Notizie del 18 ottobre 2016

Oggetto Newsletter : Renzi da Obama, Referendum costituzionale, Immigrazione
Newsletter n° 477 , 18 ottobre 2016

Dopo Andreotti, Prodi e Berlusconi, questa sera sarà Renzi a 
partecipare alla cena di Stato organizzata da Obama. Sulla
 scia dell'endorsement a stelle e strisce, quali saranno
 i temi in discussione al tavolo della Casa Bianca?
 Certamente non mancheranno accenni al Referendum
 costituzionale sul quale gli Stati Uniti si sono già 
schierati. Qualora la riforma venisse approvata, come
 cambierebbe la partecipazione dell'Italia
 all'Unione europea?

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domenica 23 ottobre 2016

Ricerca Parametrale n. 476. Notizie del 14 ottobre 2016

Oggetto Newsletter : Def, Usa-Russia, Spagna
Newsletter n° 476 , 14 ottobre 2016

Al via la trattativa con Bruxelles. Domani Roma presenterà
 il Documento Programmatico di Bilancio 2017. Nei prossimi
 quindici giorni arriverà la prima pagella. L'Italia supererà 
l'esame in Commissione? Alla prova anche la Spagna che
 tenta, per l'ennesima volta, di creare un governo. Il recente 
colpo di mano del Psoe contro il suo ex-leader Sanchez
 aiuterà Madrid ad uscire dallo stallo politico? Sempre più 
caldo il clima tra Stati Uniti e Russia. A meno di un mese 
da Usa 2016, il fallimento del cessate il fuoco sulla Siria 
rischia di rendere lo strappo ancora più profondo.

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giovedì 13 ottobre 2016

Ricerca Parametrale n. 475. Notizie dell'11 ottobre 2016

Oggetto Newsletter : Usa2016, Nobel per la pace,
Guterres all'Onu
Newsletter n° 475 , 11 ottobre 2016

Un faccia a faccia al veleno: è così che si è svolto
 il secondo dibattito tra Hillary e Donald. Dopo un
 week end di rivelazioni a sfondo sessuale, il tycoon 
repubblicano è ancora saldamente in corsa? 
Più sicuro sembra il futuro delle Nazioni Unite che per i
 prossimi anni hanno deciso di affidarsi alla guida di 
António Guterres. Quanti speravano nell'annunciato 
successo rosa, devono ancora aspettare.
 A festeggiare è invece il presidente Santos
 che ha ricevuto il Nobel per la pace grazie 
all'accordo raggiunto con le Farc. 
Dopo che i colombiani hanno bocciato 
l’accordo con il referendum del 2 ottobre,
 c'è ancora speranza? 

lunedì 10 ottobre 2016

Ricerca Parametrale n. 474. Notizie del 7 ottobre 2016

Oggetto Newsletter : Usa 2016, Marocco al voto, Hamas in Algeria
Newsletter n° 474 , 7 ottobre 2016

A un mese dal voto statunitense, la sfida tra i due 
vice delude i democratici e entusiasma i sostenitori 
di Trump. Dopo aver visto all'azione Kaine e
 Pence l'impressione è che sia comunque meglio 
tenersi stretto i titolari, anche se il secondo non
 bisogna perderlo di vista. In Nord Africa intanto, 
gli islamisti tessono la loro tela. Mentre il 
Pjd marocchino cerca il bis alle urne, 
Hamas trasloca la sua rappresentanza in Algeria.

Aggiornamento: Immigrazione in Ungheria

Ricollocamento dei migranti
Referendum ungherese: ora di far rispettare i principi Ue
Federico Fabbrini
03/10/2016
 più piccolopiù grande
Il 2 ottobre i cittadini ungheresi sono stati chiamati dal loro governo a votare in un referendum per contrastare il programma europeo di ricollocamento dei migranti.

Come previsto, il 98% dei votanti ha risposto ‘no’ al quesito elettorale che, in maniera tendenziosa chiedeva agli elettori:“Volete autorizzare l’Unione europea a decidere il ricollocamento in Ungheria di cittadini non ungheresi senza l’approvazione del Parlamento ungherese?”

Sebbene il governo avesse promosso una grande campagna per il voto, solamente il 40% degli aventi diritto si è recata alle urne: l’esito del referendum è pertanto risultato formalmente invalido, non essendo stato raggiunto il quorum minimo del 50% indicato dalla legge come condizione di validità della consultazione popolare.

Tuttavia, nonostante il mancato raggiungimento del quorum, l’esito del referendum, ea fortiori il suo svolgimento, richiedono di non derubricare quanto accaduto in Ungheria ad evento di secondaria importanza. Al contrario.

Orban non si arrende
Innanzitutto perché il Primo ministro ungherese Viktor Orban ha già fatto capire che intende comunque fare leva sul risultato del referendum ai fini di rafforzare la propria opposizione al meccanismo europeo di ricollocazione dei migranti. Come noto, l’Ungheria aveva votato contro (assieme agli altri paesi del Gruppo di Visegrad) alle decisioni prese dal Consiglio Ue nel settembre 2015 che stabilivano il ricollocamento obbligatorio di 160 mila richiedenti asilo dalla Grecia e dall’Italia.

In aggiunta, come testimoniato da Amnesty International, nel corso dell’ultimo anno Budapest ha adottato una durissima politica d’impedimento all’immigrazione legale. Lo scopo del referendum era quindi aumentare la pressione nei confronti delle istituzioni europee e internazionali. E Orban ha già affermato che, nonostante il mancato raggiungimento del quorum nella consultazione, egli si farà garante della volontà schiacciante del 98% dei votanti, forse tramite un emendamento costituzionale che vieta il ricollocamento in Ungheria dei richiedenti asilo.

Un grave precedente
In secondo luogo, il referendum ungherese rappresenta un gravissimo precedente in grado di minare la stabilità dell’Unione europea, Ue, quale comunità di diritto. Avevo qui già sostenuto che la decisione dell’Ungheria di indire una consultazione popolare sul meccanismo europeo di ricollocamento rappresentava nei fatti il tentativo da parte di uno stato membro dell’Ue di nullificare all’interno del proprio territorio norme giuridiche validamente adottate dalle istituzioni europee.

Come autorevolmente argomentato dal Presidente emerito Giorgio Napolitano in occasione del conferimento del Premio Degasperi a Mario Draghi, infatti, il referendum costituiva un’iniziativa illegale in contrasto con i principi di diritto dell’Ue. Il fatto che il referendum abbia avuto luogo costituisce perciò, indipendentemente dal suo risultato, un’avvenimento grave, al quale potrebbero fare appello in futuro altri governi euroscettici i quali siano desiderosi di svincolarsi dal rispetto di normative europee politicamente sgradite.

In questo contesto, sarebbe stato auspicabile avviare in via preventiva un procedimento di infrazione contro l’Ungheria. Tuttavia, poiché né la Commissione né altri stati membri hanno richiesto un’ingiunzione alla Corte di Giustizia dell’Ue, è necessario procedere ora.

Riaffermare il rispetto dello stato di diritto e delle norme Ue
Lo svolgimento del referendum in Ungheria dovrebbe essere l’occasione per mettere in moto un più rigoroso scrutinio sul rispetto dello Stato di diritto in quel Paese (e potenzialmente, in altri stati membri dell’Ue). Com’è noto, la Commissione europea ha negli ultimi anni aumentato gli strumenti a propria disposizione per monitorare il rispetto della Rule of Law: gli strumenti di soft law delineati nella Comunicazione del marzo 2014 (COM(2014)158) hanno però mostrato tutti i loro limiti.

Alla luce del recente referendum ungherese sembra perciò arrivato definitivamente il momento di ricorrere all’art. 7(1) Tue il quale afferma che: “Su proposta motivata di un terzo degli Stati membri, del Parlamento europeo o della Commissione europea, il Consiglio, deliberando alla maggioranza dei quattro quinti dei suoi membri previa approvazione del Parlamento europeo, può constatare che esiste un evidente rischio di violazione grave da parte di uno Stato membro dei valori di cui all’articolo 2”.

La procedura di cui all’art. 7(1) Tue è di natura preventiva, ovvero si può attivare laddove vi sia un rischio di involuzione autoritaria, e non richiede l’unanimità degli stati membri. Seppure la maggioranza di 4/5 non sia facile da raggiungere, l’assenza di un potere di veto impedisce che, ad esempio, il governo ungherese sia impunemente protetto dal governo polacco.

Tenuto conto delle perplessità sul rispetto dello stato di diritto in Ungheria ripetutamente sollevate sia dal Parlamento europeo che da diversi stati membri dell’Ue, il referendum sulla relocation potrebbe rappresentare la goccia che fa traboccare il vaso - e che infine spinge a ricorrere all’art. 7(1) Tue.

Sebbene sia difficile prevedere l’esito di una tale procedura, e per quanto gli effetti pratici dell’attivazione dell’art. 7(1) Tue siano limitati, una mossa in tale direzione aumenterebbe la pressione su un Paese che calpesta le regole giuridiche - ed i valori costituzionali - sui quali si fonda l’Ue. Specialmente in un momento in cui l’integrità dell’Unione è messa in discussione dalla scelta del Regno Unito di secedere, sembrerebbe istituzionalmente opportuno per i Paesi comunitaristi difendere la coesione, anche assiologica, dell’Europa.

In conclusione, il referendum ungherese rappresenta una sfida grave al processo di integrazione europea - indipendentemente dal fatto che il quorum elettorale non sia stato formalmente raggiunto. Alla luce della più generale involuzione autoritaria in atto in Ungheria, il Parlamento europeo e quella maggioranza di stati membri che hanno a cuore il futuro dell’Ue dovrebbero prendere le iniziative opportune per riaffermare il rispetto dello stato di diritto e delle norme europee, ora anche tramite l’uso dell’art. 7(1) Tue.

Federico Fabbrini è Professore ordinario di diritto europeo presso la School of Law & Government dell’Università di Dublino.

Ricerca parametrale n. 473. Notizie del 4 ottobre 2016

Oggetto Newsletter : Italia/Egitto, Ungheria,
referendum costituzionale
Newsletter n° 473 , 4 ottobre 2016

A otto mesi dal ritrovamento del corpo di Giulio 
Regeni, la tensione fra Italia ed Egitto tiene 
ancora banco. E si sposta sui flussi migratori e 
sulla cooperazione fra Roma e il Cairo nel controllo
 delle frontiere e nella gestione dell'immigrazione. 
L'Europa dell'Est (ma non solo) che dice no ai 
migranti sembra invece trovare terreno comune
 nella volontà di costruire finalmente una difesa 
unitaria, su cui pesa (almeno per il momento)
 il veto britannico. Ma quali sarebbero le priorità di un'agenda
 per la difesa Ue? L'Ue, intanto, scossa da 
continui appuntamenti elettorali, dopo il voto 
ungherese si prepara a fare i conti con
 il referendum costituzionale italiano del 
4 dicembre: la riforma della Carta cambia 
in qualche modo il posizionamento 
estero del nostro Paese?

Ricercaparametrale n. 472 Notizie del 30 settembre 2016

Oggetto Newsletter : Hillary batte Donald,
Caso Apple, Italia e Difesa europea
Newsletter n° 472 , 30 settembre 2016

Alla vigilia del referendum ungherese
 contro il piano europeo di ricollocamento 
dei migranti fa discutere il risultato della consultazione 
popolare in Svizzera. I transfrontalieri preoccupati
 dalla vittoria della preferenza indigena, che
 potrebbe anche avere 
conseguenze nel rapporto tra Berna e Bruxelles, 
devono davvero allarmarsi? Intanto in Europa 
continua il dibattito sulla difesa comunitaria. 
Mentre Trump accusa i Paesi Nato di non
 impegnarsi abbastanza, l'Italia rilancia il suo piano. 
Oltre alla creazione di una Schengen della Difesa,
 Roma promuove la creazione di una Forza multinazionale
 europea permanente che rappresenterà il nucleo
 iniziale di una futura forza integrata europea.

giovedì 6 ottobre 2016

Ricerca Parametrale n. 471. Notizie del 27 settembre 2016

Oggetto Newsletter : Vittoria di Corbyn, dispute nei Balcani, Farc
Newsletter n° 471 , 27 settembre 2016

Al percorso di maggiore integrazione l’Europa sembra
 rispondere tornando all’idea di nazione, vista da molti
 come la soluzione ai malesseri di tutti gli Stati.
 È davvero così o siamo davanti a una pericolosa illusione? 
Intanto, nel Paese che ha deciso di intraprendere questo percorso, 
un socialista vecchie maniere sembra essere l’unico politico
 sopravvissuto al terremoto Brexit. Dopo un’estate piena
 di insidie interne, Jeremy Corbyn è infatti stato riconfermato 
leader dei Labour. Forte del sostegno popolare, riuscirà a
 trasformare la sinistra in partito di governo? Minacce 
alla stabilità europea potrebbero anche arrivare dai Balcani,
 dove un controverso referendum in Bosnia rischia di riaccendere 
vecchi scontri. L’ingresso di Sarajevo nell’Ue
 potrebbe scongiurare il peggio?

Poche ore dopo il primo dibattito televisivo tra Clinton e Trump,
 AffarInternazionali ripropone il suo Speciale su Usa2016.

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venerdì 23 settembre 2016

Ricerca parametrale n. 470. Notizie del 23 settembre 2016

 Referendum costituzionale, Pagamento riscatto, Usa 2016
Newsletter n° 470 , 23 settembre 2016

Dopo infiniti tira-e-molla, la data è in arrivo: 
martedì prossimo il Consiglio dei ministri fisserà 
il giorno in cui gli italiani saranno chiamati a votare 
sulla riforma costituzionale. Una consultazione 
che avrà effetti non solo sulla politica interna:
 a tenere il fiato sospeso sono anche Bruxelles
 e Berlino, che guardano con preoccupazione
 al referendum di autunno. Eppure, mentre l'Ue 
segue le vicende italiane, dall'altra parte scruta le mosse
 della Svizzera, dopo la visita del presidente della 
Commissione Juncker: con Berna che vuole porre 
un freno all'immigrazione - rimettendo in discussione
 il complesso reticolo di accordi con l'Unione, l'unico 
mediatore è finora proprio Roma. Difficile la situazione
 in Libia per i due italiani rapiti da al Qaeda. Massima 
la segretezza sul caso, mentre molti tornano a
 domandarsi, come accaduto più volte in passato, 
se piegarsi alla logica illegale di un'eventuale 
richiesta di riscatto.

martedì 20 settembre 2016

Ricerca parametrale n. 469. Notizie del 20 settembre 2016

Oggetto Newsletter : Renzi a Bratislava, Food Diplomacy, Gas nel Mediterraneo
Newsletter n° 469 , 20 settembre 2016

Il direttorio di Ventotene si è dissolto velocemente.
A mostrarlo è stato lo strappo di Renzi al termine 
del vertice di Bratislava. Ma l'Italia ha bisogno di
 farsi avanti a gomitate o, nel lungo periodo, la
 pazienza pagherà più dell'irruenza? Dalla
 Slovacchia poi nessuna idea per dare un
 senso all'Europa post Brexit. Tra quanti 
aspettano di conoscere i progetti sul futuro comunitario 
ci sono anche coloro che chiedono a Bruxelles di dotarsi 
di una food diplomacy. Facendo tesoro del lavoro svolto
 durante l'Expo, l'Ue potrebbe ripensare i modelli di
 produzione agricola rendendoli ecologicamente sostenibili?

sabato 17 settembre 2016

Ricerca Parametrale n. 468. Notizie del 16 settembre 2016

 Bratislava, discorso sullo Stato dell’Ue, diritti Lgbt in Turchia
Newsletter n° 468 , 16 settembre 2016

La famiglia europea a 27 si riunisce oggi a
 Bratislava. Sullo sfondo i pensieri sulla Brexit e
 sulle prossime elezioni in Austria e Ungheria,
 in tavola un’agenda che si concentra soprattutto
 su sicurezza e immigrazione. Tante le attese, 
ma alla vigilia, mentre si discute del discorso sullo
 Stato dell’Unione europea di Juncker, nessun leader
 europeo sembra arrivare a Bratislava con lo spirito giusto. 
Da Bratislava dovrebbe iniziare una road map che porterà a 
Roma, dove il prossimo marzo si celebreranno i 60
 anni dei trattati europei. Oltre alle celebrazioni,
 spesso dedicate ai morti, ci saranno anche atti concreti?

giovedì 15 settembre 2016

Ricerca Parametrale n. 467. Notizie del 13 settembre 2016

Oggetto Newsletter : Tregua in Siria, Filippine di Duterte,  Balcani nell'Ue
Newsletter n° 467 , 13 settembre 2016

Raggiunto l'accordo di Stati Uniti e Russia per una
 tregua in Siria che dia inizio a negoziati politici. Tanti 
i dubbi sul suo successo, ma su un dettaglio sembra
 esserci sempre più chiarezza. Nella Siria del futuro,
 Assad e il suo regime hanno un posto quasi assicurato.
 In Asia intanto è terminato il vertice dell'Asean, il primo
 al quale ha partecipato il presidente filippino Duterte; 
ma chi è questo giustiziere anti-americano che dopo
 aver offeso il Papa e il presidente Obama si prepara 

a presiedere l'Organizzazione asiatica? E in Europa, 
in attesa di andare a Bratislava, c'è chi ha il coraggio
 di parlare di allargamento nei Balcani: il sogno europeo
 resiste nonostante che l’immagine della ricca e ospitale
 famiglia si stia dissolvendo?

mercoledì 14 settembre 2016

Ricerca parametrale n. 466. Notizie del 6 settembre 2016

Oggetto Newsletter : Usa 2016, Hong Kong, Turchia in Siria
Newsletter n° 466 , 9 settembre 2016

Nessun accordo tra Obama e Putin. Anche dopo l’ingresso
 della Turchia nel conflitto siriano, l’incontro tra i due leader 
in occasione del G20 in Cina si conclude in un nulla di fatto.
 Cattive notizie anche per il padrone di casa Xi Jinping. 
Proprio mentre indossava le vesti dello statista globale
 ha dovuto fare i conti con gli oppositori di Pechino. 
A Hong Kong, i protagonisti della rivolta degli "ombrelli gialli” 
sono entrati in Parlamento. Non accontentandosi del suffragio
 alla cinese, richiedono il suffragio universale, oltre all’indipendenza
 dalla madre patria. 

Ricerca Parametrale N. 465. Notizie del 6 settembre 2016

Oggetto Newsletter : Elezioni in Germania, Impeachment Dilma, Turchia in Siria
Newsletter n° 465 , 6 settembre 2016

Afd fa lo sgambetto alla Merkel. Con il 21,2% di consensi in
 Meclemburgo-Pomerania, supera, in casa, la Cancelliera
 che ora dovrà dire qualcosa in più di un "Ce la possiamo fare!"
 per non rischiare di cadere rovinosamente nel 2017.
 Per una donna che vacilla, ce n’è un’altra che cade: 
l’ex presidente brasiliana Dilma ormai è solo un
 brutto ricordo della recente storia del Brasile.
 E i cambiamenti coinvolgono anche l'Unione europea.
 Valzer di poltrone dove non tutte le teste cadono.

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venerdì 2 settembre 2016

Ricerca Parametrale n. 464, Notizie del 1 settembre 2016

Oggetto Newsletter : Terremoto, Libia, Trump
Newsletter n° 464 , 1 settembre 2016

Le Procure prendono l'iniziativa e la macchina
 della solidarietà si attiva, ma come funziona 
nel dettaglio il sistema di sicurezza civile che affronta 
l'emergenza del sisma nel centro Italia? Intanto,
 le forze fedeli al governo libico di unità nazionale
 provano a dare il colpo finale alle bandiere nere 
dell'autoproclamatosi “stato islamico" a Sirte, ma
 la fiducia nel premier al Serraj si è volatilizzata: 
un nuovo esecutivo, come auspica l'Onu, è all'orizzonte. 
A poco più di due mesi dal voto, Donald Trump non smette 
di stupire: nei prossimi giorni sarà in Messico, dove 
avrà vita dura a spiegare la sua volontà di edificare 
un muro al confine con gli Stati Uniti.

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Puoi 

Integrazione europea: è necessario procedere?

Unione europea
Allargamento nei Balcani: quo vadis?
Valbona Zeneli
11/09/2016
 più piccolopiù grande
L'integrazione europea dei Balcani occidentali sembra essere evanescente e si muove tra le celestiali promesse politiche e la realtà terrena. È evidente a tutti che esista un consenso comune secondo il quale l'unico progetto fattibile per raggiungere una vera stabilità e una certa prosperità nei Balcani sia l'integrazione di questi paesi con l'Unione europea, Ue.

Sebbene siano stati fatti molti passi in avanti, il completamento del "Progetto europeo" in questa regione viene minacciato costantemente da grandi sfide.

L'Europa è immersa completamente nei suoi problemi ed è impegnata nell’affrontare le crisi economiche e politiche, sconvolta ancora dalla “Brexit”, cercando di far fronte alla questione migratoria.

Nonostante il caos attuale, i paesi dei Balcani occidentali non hanno ancora perso il loro interesse per l'Ue: infatti, pazienti si mettono in fila per diventare membri di questa famiglia. D'altro canto, nonostante un certo livello di "enlargment fatigue" tra diversi membri, l'Ue sta cercando di mantere viva la politica di allargamento.

“Europeizzare” una regione divisa da differenze sostanziali tra i Paesi che vi fanno appello - come le economie in stato di sviluppo, le istituzioni deboli e la società civile poco rappresentata - non è facile. Il raggiungimento di tale obiettivo si qualificherebbe come una grande prova di affidabilità e capacità per l’Ue.

Enlargment fatigue
La politica di ampliamento, una priorità fondamentale dell'Ue dall’inizio degli anni novanta dopo la caduta del muro di Berlino, è stata ampiamente riconosciuta come il più potente strumento della politica estera dell’Ue. Iniziata come un gruppo di sei Paesi, è ora sede di una popolazione di oltre 500 milioni. Otto paesi sono ancora in attesa di entrare a fare parte di quest’associazione, mentre uno dei Paesi più importanti dell'Ue stessa, il Regno Unito, ha deciso di chiedere il divorzio.

Nonostante le numerose critiche, il successo della politica d’allargamento è innegabile. Mentre si è tentato di giustificare i sette turni di allargamento con motivazioni tra le più varie, in primis geografiche, ma anche politiche ed economiche, la ragione principale è rimasta la stessa: la sicurezza europea. Eppure allo stato attuale delle cose quest’ultima sembra essere data per scontata.

Dodici anni dopo l’"unificazione storica" d'Europa nel maggio del 2004 con dieci nuovi membri, la prospettiva sull'allargamento sembra cambiata. Lo scetticismo popolare è aumentato, raggiungendo il 53% dei cittadini dell'Ue che oggi si oppongono a gran voce contro qualunque ulteriore ampliamento della coalizione.

Molti sostengono che la "fatica di allargamento" ha avuto origine nel 2007 dopo l'adesione di due nuovi paesi, Bulgaria e Romania, momento nel quale l'Ue avrebbe raggiunto la sua "capacità d’assorbimento". Di contro, il processo di espansione ha iniziato ad affievolirsi con il fallimento del progetto costituzionale dell'Unione, seguito dal “no” espresso attraverso i referendum in Olanda e in Francia.

Gli ultimi allargamenti, 2004 e 2007, hanno ulteriormente aumentato la diversità all’interno della Ue. Come un maremoto sono sopraggiunte la crisi economica, quella dei migranti e infine la Brexit.

Il sogno europeo continua
I Paesi dei Balcani occidentali (Albania, Bosnia-Herzegovina, Macedonia, Serbia, Montenegro e Kosovo), tutti in fila per aderire all’Unione, non sono certo privi di problematiche. Nonostante il progresso raggiunto negli ultimi anni, questa regione soffre ancora il brutto sapore degli eventi spiacevoli degli anni novanta, quando la divisione nazionalista ed etnica ha sostituito le ideologie comuniste del passato.

Il livello della democrazia, lo stato dell'economia di mercato, la situazione politica e lo stato del diritto rimangono preoccupanti. Diversi dubbi sono stati sollevati per il fatto stesso che la democrazia in questi Paesi si sia evoluta più che altro in una guerra di potere tra i politici, creando un divario, forse insanabile, tra le élite e i cittadini.

Le nuove istituzioni della libera economia di mercato sono state compromesse dall’alto livello dell'economia informale e dall'ampliamento delle disparità economiche e sociali. La criminalità organizzata e la corruzione rimangono pesanti sfide da affrontare.

La povertà e l’alto tasso di dissoccupazione rimangono tra le questioni più cogenti per la popolazione. Anche se il reddito pro-capite è quasi raddoppiato negli ultimi due decenni, il livello medio regionale rimane basso: solo il 36% del reddito dei Paesi Ue. L’integrazione nell’Ue è considerata come lo strumento migliore per avvicinarsi economicamente agli altri Paesi occidentali.

La Croazia e poi?
Le dichiarazioni scoraggianti su un prossimo allargamento dell'Ue verso i Balcani occidentali non mancano. Eppure, il sostegno europeo alla regione non è venuto meno. Infatti, nel 2014 la cancelliera Angela Merkel ha rinnovato la “Prospettiva europea” della Regione, con l'obiettivo di rafforzare la partnership con la Ue nell’intento generale di dare avvio a varie riforme.

Negli ultimi tempi la cosidetta "fatica d’allargamento" sta diventando parte integrante dei discorsi politici degli esponenti dei governi dei Balcani occidentali, utilizzata come una via di fuga per il mancato progresso, non facendo tuttavia cenno al fatto che ciò è dovuto principalmente alle mancate riforme e alle difficoltà strutturali dei candidati attuali incapaci di soddisfare i criteri di adesione. Il successo sarà determinato dall’impegno reale degli attori polici domestici. L’adesione della Croazia nel 2013 rimane un esempio positivo.

Nondimeno, l'invio di messaggi poco stimolanti da parte dell’Ue ai Balcani creerebbe una conseguenza non voluta, ovvero “l’affaticamento dalle riforme”. Ciò potrebbe favorire il regresso della Regione, politico e democratico, creando instabilità non solo nei Balcani, ma in tutta l’Europa. I cittadini potrebbero nel tempo perdere la speranza nel “Progetto europeo”. Si tratta, quindi, di una prova concreta di credibilità per tutta l’Unione europea.

Valbona Zeneli è professore di national security studies e direttore di Black Sea Eurasia Program presso il George C. Marshall European Center for Security Studies. Le opinioni espresse sono personali dell’autore e non rappresentano le opinioni del Department of Defense, the George C. Marshall European Center for Security Studies, o dei governi degli Stati Uniti o della Germania.

mercoledì 31 agosto 2016

Aggiornamento: Note a margine

Siria e Iraq
Recuperare una logica strategica
Giuseppe Cucchi
09/09/2016
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Sin dall'infanzia la nostra visione viene instradata su un sistema binario, in bianco e nero: il Bene ed il Male, l'Occidente e l'Urss, senza tenere in conto le infinite sfumature che il mondo ci offre. Nella crisi siriana abbiamo identificato il “cattivo” nel Presidente, Bashar al-Assad.

Abbiamo quindi scelto come “buoni” i ribelli sunniti, cercando di dimenticare i loro legami di ogni tipo con l'estremismo islamico più spinto. Abbiamo anche falsato la verità dei fatti, indicando gli alawiti - la setta sciita cui appartiene la famiglia degli Assad - come l'unica minoranza che sosteneva il dittatore, dimenticando come al suo fianco si fossero schierate quasi tutte le minoranze religiose od etniche del paese, curdi, yazidi, cattolici, caldei, ismailiti, drusi, maroniti eccetera: un rifiuto corale di aderire al campo sunnita che avrebbe dovuto farci comprendere l’ambiguità di questi ultimi!

Non ci siamo neanche curati di valutare il grado e la natura del coinvolgimento di potenze regionali come la Turchia, l'Arabia Saudita, il Qatar, l'Egitto e l'Iran , nonostante esse avessero dimostrato sin dall'inizio di nutrire ben pochi scrupoli.

Poi siamo stati costretti a pensare
Quattro episodi ci hanno costretto a riflettere.

In primo luogo la vicenda dell'uso di armi chimiche, attribuito sin dall'inizio tutto ad Assad nonostante sapessimo da anni che colpire i propri sostenitori uno stratagemma usato dall'estremismo islamico sunnita, come abbiamo visto in Bosnia, Kosovo ed altri campi di battaglia. Oggi, le accuse di uso di gas nervino sono rivolte, più o meno alla pari, al campo governativo ed ai ribelli delle fazioni più estreme.

Il secondo elemento è stato la travolgente irruzione del Califfato, che ha integrato la crisi irachena e quella siriana, puntando sulla impossibilità che macroregioni a maggioranza sunnita accettassero dominazioni settarie sciite, per di più spesso gestite con suicida ottusità. Inoltre, la scelta dei terroristi, da Daesh ad al-Qaida, di colpire sia in Medio Oriente che in Europa, ci ha costretto a riconoscere il nostro coinvolgimento diretto nel conflitto.

Il terzo episodio è stato la firma dell'accordo nucleare con cui l'Iran, cessando di essere un "rogue state", viene riaccettato come membro del cosiddetto consorzio delle potenze civili. Un cambiamento che produce effetti maggiori in Iraq, ma che può fortemente influenzare anche il fronte siriano. Si è iniziato così a parlare, tra l’altro, di un possibile periodo di transizione, con Assad ancora al potere a Damasco, ammorbidendo il drastico rifiuto delle posizioni iniziali.

Ed infine, il quarto, c’è stato l'intervento in teatro delle forze russe. Si ripropone così una dialettica russo-americana, con Mosca in posizione pro sciita e Washington in atteggiamento pro sunnita in Siria, mentre in Iraq le cose rimangono confuse.

Nell'immediato, la decisione russa ha consentito a Putin di salvare e consolidare l'acquisizione - che probabilmente non sarà a titolo temporaneo - della base aerea di Latakia: una presenza mediterranea che l'adesione del Montenegro alla Nato aveva resa molto precaria. Inoltre essa accresce l’interesse occidentale ad un eventuale accordo con Mosca che metta in seconda fila il contenzioso ucraino. La posizione russa è resa più forte dal suo accentuato realismo: essa punta infatti ad un ripristino totale della prevalenza alawita soltanto in quella fascia del paese, più prossima al Libano, dove gli sciiti e le altre minoranze siriane sono sempre state tradizionalmente dominanti.

Le potenze regionali si riposizionano
Tutti questi eventi hanno ridefinito le politiche delle potenze regionali. Basti ricordare che è stata la presenza dei Pasdaran iraniani in Iraq a conferire un minimo indispensabile di solidità alle milizie più o meno regolari e più o meno confessionali del Governo in carica, consentendone la controffensiva vittoriosa. Similmente, le truppe di Assad, godono dell’appoggio di Hezbollah libanesi, sempre pilotati da Teheran.

In campo sunnita, l'Egitto sembra avere rinunciato ad ogni aspirazione di presenza medio orientale per concentrarsi invece su uno scenario libico in cui il Generale Haftar si sta impegnando a fondo per arrivare ad una Cirenaica indipendente e satellite del Cairo.

Dal canto loro, l'Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti continuano invece in una politica ambigua, che da un lato appoggia formazioni di vario tipo che si oppongono alle forze di Assad, mentre dall'altro nulla di efficace fa per arrestare il flusso di finanziamenti che da tutta la Penisola arabica alimenta il Califfato.

Tante sfaccettature per Erdogan
La situazione più complessa rimane quella della Turchia. Da anni il presidente Erdogan sta infatti giocando nell'area un ruolo tanto articolato e complesso che definirlo machiavellico risulterebbe forse riduttivo. All'inizio egli sembra aver sostenuto in varie forme il Califfato nell'idea, forse, che esso potesse risultare utile per affermare l’impossibilità della convivenza fra sciiti e sunniti in Siria ed in Iraq. Se un tale disegno si fosse imposto, dicono gli esegeti di questa tesi, non sarebbe risultato difficile ad Ankara ed alle sue truppe eliminare i tagliagole del Califfo con un rapido blitz, consentendo ai turchi di installare ai loro confini un utile stato satellite sunnita.

Ma le cose non sono andate così. Ogni tentativo di Erdogan di coinvolgere più a fondo l'Occidente cercando di far apparire la Turchia, in sede Nato, come un paese a rischio di imminente aggressione si è scontrato con il fondato scetticismo degli altri paesi membri. Poi le denunce russe hanno evidenziato vari livelli di collusione turca con Daesh, ivi compresi quelli riguardanti la famiglia stessa del Presidente. Infine, il tentativo di colpo di stato militare turco e la conseguente repressione di Erdogan hanno aumentato a dismisura le diffidenze occidentali nel confronto di Ankara.

Ma soprattutto decisivo si è rivelato il fatto che i curdi si siano progressivamente evidenziati, tanto in Iraq quanto in Siria, come quegli indispensabili "boots on the ground" che l'America ed il resto dell'Occidente cercavano. Ciò impensierisce particolarmente Ankara, che ben sa come la creazione di un eventuale stato curdo esteso lungo la linea di frontiera turco siriana e comprendente anche il Kurdistan iracheno eserciterebbe una forte attrazione fatale, difficilmente contenibile, sulla minoranza curda del sud della Turchia.

Per questo infine Ankara è intervenuta direttamente in Siria, occupando all'ultimo momento possibile alcune città di confine onde evitare che le forze curde potessero unire le loro enclaves e dare soluzione di continuità ad una fascia di occupazione che domani potrebbe trasformarsi nell'embrione di uno stato. Ovviamente la recente mossa turca, che gli Usa hanno sostenuto ma palesemente a malincuore, potrebbe essere destinata a ritardare ulteriormente un accordo risolutivo.

Il difficilissimo accordo
Ci sono segni di come molti dei principali protagonisti comincino a ritenere che eventuale continuazione delle ostilità sarebbe controproducente. Alcuni dei risultati principali sperati appaiono ora quasi a portata di mano. Aleppo sta per cadere, e ciò porterebbe Assad e la Russia a disporre del territorio di cui avevano bisogno per costruire la nuova Siria. Sotto i colpi che gli vengono inferti da tutte le parti Daesh barcolla, ed è facile prevedere come la sua presenza in Siria ed Iraq possa essere eliminata nel giro di meno di un anno - fatto che dovrebbe soddisfare il nuovo Presidente statunitense, chiunque egli od ella sia. Anche l'Iran appare orientato a considerare come decisiva la riconquista delle ultime città irachene in mano ai ribelli.

Questo significa che la pace potrà tornare a regnare nell'intera area? Difficile, considerati tre problemi che rimarranno aperti. Il primo consisterà nella tentazione del Califfato di recuperare attraverso attentati in Europa la forza d'attrazione sulle masse islamiche che gli verrà sottratta dalla sconfitta medio orientale.

Il secondo si concretizzerà nella ricerca di una soluzione equa che consenta alle aree sunnite della Siria e dell'Iraq di convivere in qualche modo, o all'interno di stati federali o in stati confinanti, con quelle sciite. Infine ci sarà da far digerire in qualche modo alla Turchia l'idea che la nascita di un focolare nazionale curdo sia divenuta ormai inevitabile.

Ce ne è abbastanza da far tremare le vene ai polsi, nonché da far ripartire di piena lena il caos medio orientale, magari anche con intensità superiore alla precedente. È proprio per questo che noi dell'Occidente dovremmo mantenerci uniti nel procedere nel programmare e nell'agire. E se necessario anche nell'imporre!

Giuseppe Cucchi, Generale, è stato Rappresentante militare permanente presso la Nato e l’Ue e Consigliere militare del Presidente del Consiglio dei Ministri.

venerdì 26 agosto 2016

Ricerca parametrale n. 262. Notizie deò 20 agosto 2016

Oggetto Newsletter : Italia in Libia, i tempi della Brexit, Rio2016
Newsletter n° 462 , 20 agosto 2016

La premier britannica Theresa May non ne fa mistero,
 parlando con i colleghi europei: Londra non attiverà la
 procedura di uscita dall'Ue prima dell'anno prossimo.
 L'obiettivo per la conclusione del negoziato sulla Brexit è
 il 2019. Una tempistica a rilento che farebbe comodo anche
 a Berlino e Parigi, dove Angela Merkel e François Hollande
 sono attesi da complicati test elettorali. Mentre in Libia le forze
 fedeli al governo di unità nazionale consolidano la presa 

di Sirte, dopo aver ricevuto il sostegno dall'alto dei raid
 statunitensi, l'Italia sta a guardare: riuscirà a rivendicare 
un ruolo guida nel futuro libico? Il Brasile, intanto, si prepara

 a salutare le Olimpiadi: una prova tutto sommato superata

, in un paese in piena crisi istituzionale. E a Rio ci si interroga 
sul futuro delle tante infrastrutture messe in piedi per i Giochi. 

lunedì 22 agosto 2016

Ricerca Parametrale n. 460. Notizie del 3 agosto 2016

Oggetto Newsletter : Turchia, Olimpiadi Rio, Usa2016
Newsletter n° 460 , 3 agosto 2016

Quasi ventimila turchi di Germania sono scesi in piazza 
a Colonia per manifestare il loro sostegno al presidente 
Erdogan, che, rafforzato dallo sventato golpe di metà luglio, 
intavola un nuovo braccio di ferro con l'Europa sui migranti. 
Negli Stati Uniti intanto, mancano meno di 100 giorni al voto
 per le presidenziali: le campagne elettorali di Trump e della
 Clinton entrano nel vivo, ma i media non fanno che ripetere
 gli opposti slogan. Le Olimpiadi di Rio, al via venerdì, daranno
 tregua all'agenda internazionale? Per il momento, non ci
 riescono neppure in casa, in un Brasile scosso dalla crisi
 economica e dall'instabilità politica.

Ricerca parametrale n. 459. Notizie del 29 luglio 2016

Oggetto Newsletter : Banche, Riforma costituzionale, Turchia
Newsletter n° 459 , 29 luglio 2016

Attesa per oggi la pubblicazione degli stress test dell'autorità
 bancaria europea che simulano l'impatto di 
scenari negativi sulla liquidità e il capitale delle 
banche Ue. Un appuntamento particolarmente 
interessante per l'Italia, mentre il governo assicura
 che il salvataggio del Monte dei Paschi arriverà dal 
mercato. Roma proverà a vincere il braccio di ferro
 con Bruxelles e Matteo Renzi a convincere gli italiani
 che la riforma costituzionale è necessaria anche
 per dare un nuovo corso ai rapporti con l'Ue: ci riusciranno?
Non solo economia e nuova governance: l'estate calda dell'Ue
 vede sul tavolo anche il dossier turco, con le continue 
repressioni del presidente Erdogan all'indomani del fallito 
colpo di Stato, e l'allarme terrore fra Europa e Medio Oriente.