ALBO D'ORO NAZIONALE DEI DECORATI ITALIANI E STRANIERI DAL 1792 AD OGGI - SITUAZIONE

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Palazzo Salviati. La Storia

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mercoledì 31 gennaio 2018

Corso di Approfondimento

Dal Peacekeeping al Peacebuilding:
dalla protezione dei civili
alla memoria del conflitto
per la costruzione della pace



Enti promotori

La Scuola di aggiornamento e alta formazione “Giuseppe Arcaroli”, istituita nel 2015 dall’ANVCG - Associazione Nazionale Vittime Civili di Guerra Ente Morale (D.C.P.S. 19 gennaio 1947) e dall’ANRP  - Associazione Nazionale Reduci dalla Prigionia, dall’Internamento, dalla Guerra di Liberazione e loro familiari  (Ente Morale D.P.R. 30 maggio 1949), è rivolta in particolare alla trattazione dei temi relativi ai diritti umani e ai conflitti, al fine di esaminare le conseguenze di questi ultimi nei confronti degli stessi belligeranti, dei prigionieri o feriti e della popolazione civile, nonché allo scopo di sottolineare che  la  violazione dei diritti umani, sempre di più, accende la responsabilità penale dei singoli di fronte alla Comunità internazionale in quanto tale.
Il tratto distintivo della Scuola è la multidisciplinarietà, caratteristica che permette di approfondire la tematica dei diritti umani nelle sue varie sfaccettature e di promuovere, inoltre, l'insieme delle attività formative in linea con le attuali dinamiche, volte ad assicurare un pieno rispetto dei diritti e dei bisogni delle vittime dei conflitti armati, a ridurre mali superflui e sofferenze inutili, nonché a facilitare il processo di riconciliazione e pace.

ANNO ACCADEMICO 2017-2018
(Corso di alta formazione)


 DAL PEACEKEEPING AL PEACEBUILDING:
dalla  protezione dei civili alla memoria del conflitto
per la costruzione della pace

III edizione

Contesto generale e obiettivi formativi
I conflitti odierni sono spesso caratterizzati da gravi violazioni dei diritti umani, recano e lasciano dietro di sé gravi sofferenze e traumi per la popolazione civile, coinvolta in percentuale ormai predominante rispetto alle forze combattenti.  La comunità internazionale ha per questo rafforzato la sua capacità di risposta immediata attraverso specifiche attività di protezione umanitaria (PoC), mentre nel post-conflitto attraverso strumenti capaci di sostenere il processo anche oltre il passaggio cruciale dalla tregua all’accordo vero e proprio, per la costruzione di una pace positiva e durevole anche dal punto di vista politico, economico e sociale.
La garanzia e il rispetto dei diritti umani di tutte le categorie di persone coinvolte direttamente o indirettamente nel conflitto ha dunque oggi come focus non solo i belligeranti, ma anche e soprattutto i civili, e tra questi in particolare le categorie più vulnerabili. SI estende ad attività rivolte al superamento del trauma e alla elaborazione di una memoria individuale e collettiva che eviti la proiezione delle sofferenze vissute nel conflitto nel tempo futuro,  con il rischio del riaccendersi del conflitto (che riguarda una significativa percentuale di casi già nei primi anni dopo gli accordi di pace).
Accanto a vecchie e nuove norme e prassi nel settore pace e sicurezza che prevedono l’impiego sul campo di personale civile e strumenti tecnologici avanzati, fanno ormai parte a pieno titolo delle strategie di intervento anche attività di promozione della riconciliazione, integrate con altri strumenti di quali la giustizia transizionale e la tutela e il recupero dei beni culturali. I vari attori impegnati sul campo a diversi livelli (forze armate, agenzie specializzate, organizzazioni della società civile) sono impegnati in queste nuove frontiere di intervento.
Il Corso di alta formazione “Dal Peacekeeping al Peacebuilding: dalla  protezione dei civili alla memoria del conflitto per la costruzione della pace” - promosso dalle associazioni ANRP e ANVCG - si propone di rispondere alle esigenze operativi nei nuovi scenari, costituendo un ponte ideale tra operatori e partner locali,  attraverso un comune vissuto tra guerra e pace,  memoria e futuro.

Obiettivi formativi: il corso si propone di trasmettere conoscenze relative alle caratteristiche delle guerre e dei conflitti contemporanei e all’odierno quadro di relazioni internazionali; ad una visione costruttivista delle relazioni internazionali in un’ottica di promozione della pace; alla tutela dei diritti umani in aree di conflitto, con particolare riferimento agli ambiti della protezione umanitaria; alla gestione dei  conflitti e costruzione della pace con una attenzione particolare alla fase post conflitto ed alla prospettiva di recupero dal trauma e di riconciliazione.

Destinatari: il corso si rivolge ad un pubblico eterogeneo, formato da giovani in possesso di laurea (triennale, magistrale o vecchio ordinamento), studenti iscritti alle lauree magistrali in tutte le discipline, responsabili degli enti promotori e delle istituzioni scolastiche e educative, operatori delle organizzazioni non-governative e professionisti del mondo dell’informazione.

Docenti, metodologia didattica, percorso formativo
Il corpo docente è costituito da accademici nell’area della storia contemporanea, delle relazioni internazionali e dell’analisi geopolitica, qualificati esperti nazionali e internazionali nella gestione dei conflitti; studiosi delle tematiche legate alla tutela dei diritti umani.
La metodologia didattica prevede, oltre alle lezioni frontali e allo studio individuale, lo svolgimento di attività interattive ed esercitazioni nell’ambito  di workshop finalizzati all’acquisizione di abilità pratiche. 
Il percorso formativo ha carattere multidisciplinare ed è articolato in moduli tematici:

-          Un modulo a carattere generale che introduce allo scenario: sia dal punto di vista delle guerre e dei conflitti contemporanei, sia delle relazioni internazionali e degli studi sulla pace, sia della disciplina giuridica applicabile in aree di conflitto e del suo impiego per la protezione dei civili e la trasformazione dei conflitti. Una sezione sarà dedicata al rapporto tra religioni, conflitti e pace.  
-       Seguono quattro  moduli su aspetti specialistici dedicati a: Protezione dei Civili nelle aree di conflitto; memoria del conflitto, superamento del trauma e riconciliazione;  il continente africano e i  flussi migratori, le attività di intelligence.
-          Quattro esercitazioni completano il percorso formativo trasmettendo competenze pratiche per l’applicazione di elementi oggi indispensabili per l’efficacia e la sostenibilità dell’azione sul campo: l’azione umanitaria in emergenza, uno dei pilastri del settore protection; il ciclo del progetto, strumento indispensabile per il lavoro sul campo; l’approccio di genere, che risponde ai rispettivi bisogni specifici e mira al pieno coinvolgimento di uomini e donne nei processi di pace; l’approccio integrato tra attori, chiave di volta del sistema di intervento internazionale.

Prospettive di impiego professionale
L’aumento di richiesta e impiego di professionalità specificamente indirizzate a prevenire e limitare le conseguenze dei conflitti armati, e a gestire le loro dinamiche in misura crescente in ambito civile, rendono il Corso interessante sia per i laureati triennali o magistrali, sia per i laureandi magistrali in cerca di specializzazioni in ambiti di attualità, sia per gli operatori del settore interessati ad un aggiornamento e ad una  qualificazione formativa di alto livello.
Convenzioni Accademiche
Il corso è erogato con il patrocinio scientifico e l’apporto di docenti provenienti dal Corso di Laurea magistrale in Relazioni Internazionali e Cooperazione allo Sviluppo della Università per Stranieri di Perugia. Con questo Ateneo è in atto una convenzione avente per oggetto sia il riconoscimento di crediti formativi, sia l’offerta di tirocini agli studenti e ai laureati del Corso, sia la divulgazione di studi e ricerche nel campo delle discipline trattate nei seminari specialistici.
Sede, articolazione e durata
Sede e Modalità di frequenza

La sede dell’attività didattica e amministrativa è presso l’ANRP, Via Labicana 15, 00184 ROMA.
Il corso prevede una frequenza bisettimanale e la partecipazione alle giornate di esercitazione.
Per tutti i frequentanti in regola con i requisiti di presenza (non meno dei 4/5 delle attività) e con la verifica del profitto (presentazione di una tesina) è previsto il rilascio da parte degli enti promotori di un attestato, con attribuzione di 3 crediti formativi universitari (CFU).
Orari e durata del Corso
Il percorso didattico, articolato complessivamente su 120 ore (comprensive di didattica in aula, seminari, valutazione e studio individuale), si svolgerà dal 05/02/2018 al 24/04/2018 nelle giornate di lunedì e martedì dalle ore 15:00 alle 19.00– e verterà sui seguenti temi:

PROGRAMMA


Parte generale








20 ore

Guerre, rivoluzioni e conflitti negli scritti contemporanei di politica internazionale 
Prof. Diodato
4 ore 

Guerre e conflitti contemporanei: profili storici
Prof. Zani
4 ore

Religioni, pace e conflitti
Prof.ssa Macioti
4 ore

Gli studi sulla pace : nascita ed eveluzione
Prof. Belli
 4 ore

Diritto Internazionale e conflitti armati
Prof. Colacino
  4 ore
Parte specialistica




Diritti Umani e protezione dei civili nelle aree di conflitto

Col F. Elia
CRI
8 ore




24 ore

Memoria del conflitto, superamento del trauma, riconciliazione
Prof. Morozzo della Rocca 

8 ore

Africa e flussi migratori
Prof.ssa Guazzini
L. Rinelli
4 ore
2 ore

Le attività di intelligence
V. Ilari
2 ore

Workshop





Ciclo del progetto
L. Mariani

 16 ore

26 ore


 Azione umanitaria in emergenza
M. Ciapparelli

Approccio di genere in situazioni di conflitto
L. Del Turco

Approccio integrato  e nuovi attori di pace
L. Del Turco
Valutazione


10  ore
Eventi e seminari

   10 ore
Studio individuale

40 ore
IMPEGNO COMPLESSIVO                                                                              
     120 ore

Requisiti di ammissione, iscrizioni, borse di studio e project work
Requisiti di ammissione

Il Corso è rivolto a quanti in possesso di diploma di laurea (triennale, magistrale o vecchio ordinamento) e a studenti iscritti ai Corsi di laurea magistrale di tutte le discipline. Possono altresì accedere: docenti di scuole secondarie di primo o secondo grado, responsabili degli enti promotori e delle istituzioni, operatori di organizzazioni non-governative e professionisti dell’informazione in possesso di titoli riconosciuti idonei dalla Direzione del Corso ai fini dell’ammissione e del profitto. 
Per essere ammessi al Corso i candidati dovranno certificare: il titolo di laurea o di studio con l'indicazione del voto o del giudizio conseguito; una sufficiente conoscenza della lingua inglese e, se stranieri, della lingua italiana; ogni altro titolo ritenuto utile dal candidato.
Modalità di iscrizione
Il numero minimo di iscritti per l’attivazione della Corso è fissato a 14 e il numero massimo a 25. Al raggiungimento del tetto massimo sarà stilata una lista d'attesa.
La selezione dei candidati avverrà, da parte della Direzione del Corso, attraverso l’analisi dei titoli presentati ed eventualmente mediante colloquio.
La domanda di ammissione, su apposito modulo, deve pervenire entro il 24/01/2018 alla Direzione del Corso presso ANRP con una delle seguenti modalità:
· e-mail anrpita@tin.it
· posta ANRP – via Labicana, 15/A – 00184 Roma.
 allegando:
a) scheda aspettative e motivazioni;
b) curriculum vitae;
c) fotocopia del documento di identità valido e del Codice Fiscale;
d) certificato di laurea o titolo di studio;

Graduatoria e Iscrizioni

L’accettazione della domanda sarà comunicata agli ammessi tramite posta elettronica il 31/01/2018.
I costi del Corso saranno garantiti dai contributi dell’ANVCG e ANRP nell’ambito dell’Accordo Quadro stipulato nel dicembre 2015 riguardante una collaborazione per la realizzazione di attività nel settore della “politica della memoria”.
Project Work

Al termine del ciclo di lezioni è prevista la selezione di uno o più candidati, che avranno l'opportunità di pubblicare, sotto il coordinamento della Direzione del Corso, un proprio lavoro in una edizione in formato elettronico e/o cartaceo. La selezione sarà effettuata dai docenti del Corso tra i frequentatori, sulla base del curriculum vitae e del lavoro presentato o proposto.

Direzione del Corso:
Direttore: Luciano ZANI - Professore ordinario di storia contemporanea. Presidente dell'Area didattica Sociologia e Ricerca sociale applicata. Dipartimento di Scienze sociali ed economiche. Facoltà di Scienze politiche, Sociologia, Comunicazione. Sapienza Università di Roma.

Coordinatrice: Luisa DEL TURCO - Laureata in Scienze Politiche presso l’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, ha conseguito un dottorato di ricerca in Teoria dello Stato e Istituzioni Politiche comparate, e un perfezionamento in Peacekeeping. Docente da oltre 10 anni del Master Universitario Tutela Internazionale dei Diritti Umani - Università La Sapienza, e presso la SPICES, collabora con il Centro Diritti Umani dell’Università di Padova per la formazione dei corpi civili di pace, con il Centro Alti Studi della Difesa per la formazione nei corsi Cocim e Gender Advisor.  E’ consulente dell’Associazione Nazionale Vittime Civili di Guerra per lo sviluppo delle attività esterne e di promozione della pace. 


venerdì 15 dicembre 2017

domenica 5 novembre 2017

martedì 19 settembre 2017

mercoledì 26 luglio 2017

Prova

Onu riforma, Libia, Russia, Norvegia
12 settembre 2017
La 72esima Assemblea generale dell'Onu che si apre oggi a New York dovrà fare i conti non solo con il clima teso in Estremo Oriente - dopo l'approvazione di nuove sanzioni contro la Corea del Nord -, ma anche con i pesanti interrogativi sul futuro politico della Libia, alle prese con un rompicapo istituzionale fra referendum costituzionale e nuove elezioni. Dossier in cui la Russia si conferma protagonista. E in Norvegia, intanto, i conservatori conquistano un secondo mandato.

Ricerca Parametrale n. 559 Notizie del 18 luglio 2017

Morte Liu Xiaobo, Qatar, Israele-Palestina
Newsletter n° 559 , 18 luglio 2017
Il premio Nobel per la Pace e dissidente cinese Liu Xiaobo, 
scomparso giovedì scorso agli arresti domiciliari, 
è un personaggio scomodo per Pechino anche da
 morto. Ma il sostegno dell'Occidente - che pure lo
 aveva riconosciuto come portabandiera della lotta
 per l'affermazione dei diritti umani nella Repubblica 
popolare - è stato troppo flebile. Mentre nel Golfo
 continuano le tensioni fra Qatar e Paesi dell'alleanza 
saudita, il presidente francese Emmanuel Macron, 
ricevendo a Parigi il premier israeliano Bibi Netanyahu,
 ha rilanciato la soluzione dei due Stati per il conflitto
 israelo-palestinese. E se la Mongolia dà il benvenuto 
al suo Trump locale, neo-eletto alla presidenza, sull'altra
 sponda del Pacifico 'the real' Donald Trump, 
giunto sulla soglia dei sei mesi alla Casa Bianca, 
continua la sua personalissima crociata controcorrente
 rispetto alla lotta ai cambiamenti climatici. 

Ricerca parametrale n. 558. Notizie del 14 luglio 2017

Italia e migranti, Siria, Brasile
Newsletter n° 558 , 14 luglio 2017
Mentre nuovi arrivi di migranti sono attesi sulle coste italiane
 nelle prossime ore, anche Frontex - l'agenzia europea per 
il controllo delle frontiere esterne - ribadisce il no degli Stati
 membri Ue all'apertura dei loro porti agli sbarchi: un nuovo
 terreno di scontro aperto tra l'Italia e l'Unione. Nella Siria
 sud-occidentale regge, nel frattempo, il cessate il fuoco
 deciso al G20 di Amburgo e frutto del primo incontro
 fra Vladimir Putin e Donald Trump. L'intesa fra 
Russia e Usa, da Trump lungamente invocata,
 potrebbe prefigurare cambiamenti significativi
 nel Paese, attirando le attenzioni di Iran e Turchia,
 gli altri due garanti - insieme a Mosca - dei negoziati
per la pace in Siria ad Astana. Intanto, in Brasile, 
viene condannato in primo grado l'ex presidente 
Lula: le nubi della corruzione che s'addensano sul 
Paese si diraderanno prima del voto previsto per l'anno prossimo?

Ricerca Parametrale n. 557. Notizie del 12 luglio 2017

Oggetto Newsletter : Balcani nell'Ue: Speciale Vertice di Trieste
Newsletter n° 557 , 12 luglio 2017
Si apre oggi a Trieste, sotto presidenza italiana, la quarta
 tappa del Processo di Berlino, l'annuale vertice
 intergovernativo per l'integrazione europea dei Balcani
 occidentali lanciato nel 2014 e che riunisce i 
sei Stati membri dell'Ue maggiormente interessati
 alla regione (Germania, Francia, Austria,
 Croazia, Slovenia e Italia) e i sei Paesi che 
aspirano a divenire membri dell'Unione
(Montenegro, Serbia, Albania, Kosovo,
 Bosnia-Erzegovina e Macedonia). Tanti 
i temi in agenda, approfonditi nello 
Speciale che AffarInternazionali dedica all'evento: 
integrazione economica regionale, connettività e
 mobilità, stato di diritto, lotta alla corruzione,
 crescita economica, sicurezza e stabilità.
 In un clima turbolento, l'Ue saprà raccogliere
 le sfide che provengono dai Balcani?

giovedì 13 luglio 2017

Ricerca Parametrale n. 556. Notizie dell '11 luglio 2017

Ue bilancio ed Estonia, Balcani a Trieste, Turchia, Iraq
Newsletter n° 556 , 11 luglio 2017
Una mobilitazione senza precedenti nella recente storia de
l Paese - conclusasi domenica dopo una marcia di 450
 chilometri - ha mostrato il volto della Turchia che si contrappone 
a Erdogan, mentre nelle stesse ore, in Iraq, Mosul 
veniva liberata dall'assedio del sedicente Stato islamico.
 L'Ue, che si interroga sull'impronta da dare al prossimo
 bilancio, sposa intanto le priorità digitali rilanciate dalla
 presidenza di turno estone. E nel frattempo il Vecchio
 continente si dà appuntamento a Trieste, domani,
per l'annuale summit intergovernativo con i sei Paesi
 dei Balcani occidentali, preceduto oggi dal Forum 
della società civile. Quali prospettive di integrazione
 Ue per la regione? AffarInternazionali dedica al Vertice uno

mercoledì 12 luglio 2017

Ricerca Parametrale n. 555. Notizie del 7 Luglio 2017

Oggetto Newsletter : G20, Qatar, terrorismo, Balcani nell'Ue
Newsletter n° 555 , 7 luglio 2017
Inizia oggi ad Amburgo il G20, il Vertice che riunisce
 i 19 Paesi più industrializzati al mondo più l'Ue e
 che offrirà la prima occasione d'incontro fra Donald
 Trump e Vladimir Putin. Il Vertice eredita molti dei
 temi già in agenda al G7 di Taormina, mentre le 
imprese italiane ritrovano slancio verso l'estero,
 come testimonia il rapporto finale del Global
 Outlook dello IAI presentato ieri a Roma. 
Su questioni come lotta al cambiamento
 climatico e immigrazione, però, non dovrebbero
 esserci risultati concreti, complici i tanti crinali su
 cui si fanno e disfano le alleanze tra i Grandi.
 Una dichiarazione di intenti comune è attesa
 sulla lotta al terrorismo: ma com'è cambiata la 
minaccia fondamentalista negli ultimi anni? E se
 l'Ue si prepara nel frattempo al meeting con i
 Paesi dei Balcani occidentali, mercoledì a Trieste,
 la tensione nel Golfo Persico fra Arabia Saudita e
 Qatar evoca la situazione nel Vecchio continente 
alla vigilia dello scoppio della Prima Guerra Mondiale. 
La crisi rischia di sfuggire di mano?




domenica 9 luglio 2017

Ricerca Parametrale n. 554. Notizie del 4 Luglio 2017

 Medio Oriente, Processo di Berlino, Hong Kong, clima
Newsletter n° 554 , 4 luglio 2017

Ancora tensioni nel Golfo Persico: scadrà domani, dopo
 il prolungamento di 48 ore deciso ieri, l'ultimatum intimato
 al Qatar per attuare le 13 richieste avanzate dalla coalizione
 capeggiata dall'Arabia Saudita, fra cui la chiusura del canale
 televisivo Al Jazira. L'intesa saudita-israeliana è la chiave di
 lettura dei nuovi equilibri della regione? Mentre a Hong Kong
 si celebrano i 20 anni dal ritorno a Pechino della sovranità
 dell’ex colonia britannica, l’Italia si prepara a ospitare a Trieste,
 tra una settimana, il quarto vertice del Processo di Berlino,
 il piano per l'integrazione europea dei Balcani. E da
 Roma arriva anche una risposta indiretta sull’ambiente
 a Donald Trump: il Senato non è affatto morto e, anzi, 
unisce la sua voce alla lotta al cambiamento climatico.

Alla vigilia del G20, lo IAI dedica, giovedì 6 luglio, 
la presentazione del rapporto finale della XX
edizione del Global Outlook al tema 


L’alto rappresentante dell’Ue per la Politica estera e di Sicurezza Federica Mogherini ha pubblicato, il 7 giugno, l’attesa ‘Joint Communication’ sulla resilienza. La comunicazione, intitolata “Un approccio strategico alla resilienza nell’azione esterna dell’Ue”, chiarisce il concetto di resilienza che era stato introdotto nella Strategia Globale dell’Unione europea (European Union Global Strategy) pubblicata lo scorso giugno 2016.
In particolare, la Strategia Globale pone tra gli obiettivi dell’Unione quello di rafforzare la resilienza di Stati e società, intendendo per resilienza “l’abilità degli Stati e delle società di riformarsi, quindi resistere e riprendersi da crisi interne ed esterne”. Tale resilienza tuttavia non è solo diretta ai Paesi del vicinato europeo, ma anche all’interno della stessa Ue.
Un concetto che supera le divisioni tra aree
Il concetto di resilienza appare più di 40 volte nella Global Strategy. Per questo motivo ha attirato l’attenzione degli accademici, i quali discutono sul fornire un chiaro e univoco significato al termine. Infatti, la resilienza, un concetto che deriva dalle scienze biologiche ed è stato ultimamente impiegato anche in psicologia, “è più un mezzo che un fine”. La recente comunicazione dell’alto rappresentante ha dunque l’intenzione di chiarire l’uso di questo termine quando applicato alla politica estera dell’Unione.
Del resto, resilienza è un termine che necessitadi essere contestualizzato quando lo si utilizza. Nel recente documento, la resilienza ha diverse sfaccettature, che dimostrano come tale concetto sia trasversale alle diverse politiche dell’Unione. In ordine, il concetto viene applicato prima alla politica estera dell’Unione, con enfasi sul rafforzare la resilienza dei paesi partner e delle loro istituzioni e società, nonché delle loro economie.
Ciò significa aiutare i paesi partner a rendersi capaci di rispondere alle crisi autonomamente, abbiano esse carattere politico, sociale o economico. Ad esempio, promuovere la resilienza nei Paesi del Mediterraneo potrebbe tradursi in un aiuto all’individuazione di strumenti che li rendano capaci di rispondere a crisi che essi potrebbero fronteggiare in futuro, come la forte disoccupazione giovanile che potrebbe causare, come in passato, turbolenze nella regione.
Non solo prevenzione delle crisi, ma soluzione dei problemi
Tuttavia resilienza non è solamente prevenzione delle crisi. Anzi, la resilienza mira ad agire sulle strutture per rispondere alle crisi cercando di andare alla radice del problema e non di farlo con un approccio emergenziale. Per esempio, in ciò che riguarda le crisi di lungo periodo in ambito di sicurezza, aiuto umanitario e allo sviluppo, la resilienza punta a rispondere alle fragilità strutturali dei Paesi in crisi, rendendoli capaci di fronteggiare le crisi attraverso lo sviluppo delle loro risorse interne, diminuendo nel frattempo anche la dipendenza da attori esterni.
La resilienza è anche fondamentale nella prevenzione dei conflitti, e dunque nell’ambito delle politiche di sicurezza e difesa: promuovere riforme dei settori di sicurezza dei Paesi partner li rafforza nel mantenere una stabilità che giova non solo al Paese stesso, ma anche all’Unione stessa. Inoltre, il concetto di resilienza prevede che ciò avvenga nel rispetto degli standard dei diritti umani, consentendo all’Unione un’azione esterna che sia ancorata al rispetto dei diritti umani attraverso il “pragmatismo di principio” (principled pragmatism).
Da promozione della democrazia a rafforzamento della resilienza? 
In effetti, diversi autori hanno considerato questo cambio nella politica estera dell’Unione come una rinuncia della stessa ad adottare un approccio basato sui valori europei nella sua azione esterna. In realtà, tale approccio cerca di incontrare i bisogni dei Paesi partner. È sicuramente, come già osservato da Mai’a K. Davis Cross, “una valutazione realistica di ciò che è possibile”.
Le politiche di promozione della democrazia, portate avanti dall’Ue nel contesto della politica di vicinato, hanno in effetti avuto scarso successo, se escludiamo il caso della Tunisia – dove tuttavia fattori interni hanno contribuito alla stabilizzazione e alla transizione democratica -. Inoltre, il concetto di “promozione della democrazia” non è certo percepito con favore in Medio Oriente e Nord Africa, dove tale scopo è stato utilizzato nella giustificazione di conflitti armati, come l’ultima guerra in Iraq.
La promozione della democrazia in questa regione ha principalmente fallito per la mancanza di corrispondenza tra le richieste della popolazione e le proposte europee. In Paesi instabili, dove si può faticare ad avere accesso ai beni primari a causa dei loro prezzi, o dove si rischia di rimanere vittime di violenze nel quotidiano, certamente la promozione della democrazia non è la priorità.
Ciò non significa che essa non lo debba essere in futuro, ovvero che si debba ignorare il rispetto dei diritti umani: la resilienza cerca di rispondere alle sfide delle società a noi vicine mirando alla risoluzione dei loro problemi strutturali, e fa ciò in una maniera che promuova, di fondo, il rispetto dei diritti umani in modo da favorire in seguito al nascita di società democratiche, su richiesta dagli stessi cittadini di quei Paesi, in modo che il nuovo sistema valoriale sia più legittimato rispetto a quando esso viene promosso dall’esterno.