ALBO D'ORO NAZIONALE DEI DECORATI ITALIANI E STRANIERI DAL 1792 AD OGGI - SITUAZIONE

Alla data del 31 MARZO 2023 sono stati inseriti in modo provvisorio:
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Associazione Seniores dello IASD: il blog

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Palazzo Salviati. La Storia

chi avesse note, notizie, documenti e indicazioni riguardante Palazzo Salviati è pregato di inviarlo all'indirizzo e mail quaderni.cesvam@istitutonastroazzurro.org



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giovedì 30 luglio 2020

lunedì 20 luglio 2020

Rivista QUADERNI n. 1 del 2020


La rivista può essere chiesta a: segreteriagenerale@istitutonastroazzurro.org

sabato 20 giugno 2020

domenica 31 maggio 2020

Ricostruzione Uniformologica



Tre belle ricostruzioni di uniformi del Regio Esercio della Seconda Guerra Mondiale

mercoledì 27 maggio 2020

Associazione dei Discendenti dei Zuavi Pontifici e dei Volontari dell'Ovest (ADZPVO) 2

Vds post in data 18 maggio 2020
L'Association des Descendants des Zouaves Pontificaux e des Volontaires de l'Ouest ha sede a Parigi 3, avenue Foch, Tel 01 45016704

lunedì 18 maggio 2020

Associazione dei Discendenti dei Zuavi Pontifici e dei Volontari dell'Ovest (ADZPVO) 1

 Cerimonia di commemorazione del combattimento duiYvres.L'Eveque -Auvours 1-2 giugno 2019
L'Association des Descendants des Zouaves Pontificaux e des Volontaires de l'Ouest ha sede a Parigi 3, avenue Foch, Tel 01 45016704

domenica 10 maggio 2020

Ricostruzione Uniformologica

La foto mostra cinque figuranti che hanno ricostruito le uniformi della campagna d'Italua, di cui due del Corpo di Spedizione Francese in Italia, due Gman ed un alpino italiano. 

lunedì 4 maggio 2020

4 Maggio La festa dell'Esercito Italiano

Manfredo Fanti Fondatore Esercito Italiano

di Antonio Trogu 
La nota n. 76 del 4 maggio 1861 introdusse il nome dell'esercito italiano, rappresentando così  il certificato di nascita del nuovo esercito. Una nascita del tutto rapida e tumultuosa, che aveva visto innestare il robusto tronco dell'esercito sardo con i contributi provenienti dalle forze armate regolari e irregolari di ogni regione del nostro paese, in poco più di 18 mesi arrivò così ad avere un esercito che contava 8 reggimenti di granatieri, 62 di fanteria, 36 battaglioni di corpi di fucile, 17 reggimenti di cavalleria, 9 di artiglieria, 2 di ingegneri, 3 di treno di rifornimento dell'esercito e 12 compagnie amministrative.
In questo quadro era giunto il momento di ravvivare quell'esercito, organizzare, addestrare, equipaggiare, armare e unire quei distaccamenti, che rappresentavano  di per sé un groviglio di problemi la cui soluzione efficiente avrebbe richiesto diversi anni, di fatto il primi anni di vita dell'esercito italiano, che coincise anche con un periodo di difficoltà finanziarie.

giovedì 30 aprile 2020

Emeroteca: Rivista MIlitare

La Emeroteca del CESVAM (www.cesvam.org) raccoglie le riviste edite dal mondo associazionistico militare, come fonte di cerca e come fonte iconografica. Raccoglie anche le riviste di Carattere Militare. Qui oggi è rappresentata la Rivista Militare.   Alla data odierna vi sono  n. 24 fascicoli per gli anni 2010-2020.  (info: ricerca.cesvam@istitutonastroazzurro.com

sabato 25 aprile 2020

La Coalizione hitleriana:. La scelta della Repubblica Sociale Italiana


oggi 25 aprile anniversario della liberazione celebrato in un clima particolare data l'emergenza nazionale. E' interessante andare a vedere le scelte iniziali della Repubblica Sociale Italiana per comprendere la scia di sangue a cui questa data ha posto termine                                                                                                                                                     Il Congresso di Verona                                                                                       
 La Repubblica Sociale Italiana, come Stato, doveva avere una sua legge fondamentale, che nell’ottobre 1943 non esisteva. In numerose occasioni vari esponenti, tra cui Mussolini, avevano annunciato che quanto prima si sarebbe convocata una Assemblea Costituente per dare un quadro fondante a tutto lo Stato. Peraltro nel momento in cui si passava dalle intenzioni ai fatti vi erano grossi problemi formali. Guerra in corso, molta parte del territorio italiano era controllato da forze considerate nemiche. Quindi non era il caso di rinviare la convocazione di questa assemblea al termine della guerra; peraltro si doveva dare un punto di riferimento giuridico formale alla amministrazione dello Stato che funzionava solo di fatto. A questa Assemblea dovevano partecipare tutte le componenti della vita pubblica e sociale, ma non era il caso di formare altri partiti, quindi l’unico partito ammesso era il Partito Fascista Repubblicano, a questo organismo fu demandata la organizzazione dell’Assemblea.
Scrive Deakin:
C’erano è vero alcune importanti tendenze verso un riformismo nel partito stesso e sintomi di ribellione contro la direzione di una cricca che aveva tutti i difetti del vecchio apparato del partito. Sia questo atteggiamento critico sia quel desiderio di revisione dei passati errori si erano manifestate in assemblee nella città della provincia e sulla stampa locale. La macchina del partito correva il pericolo di perdere il controllo. Era quindi essenziale per ragioni tattiche, riportare la discussione al centro, e aprire, come valvola di sicurezza, una inchiesta ma sotto la guida diretta degli stessi gerarchi. Questo fu lo scopo del Congresso di Verona e fu compito e responsabilità personale di Pavolini organizzare il dibattito intorno ad un manifesto già preparato in cui si raffigurava l’autorità del partito[1]
Era un'altra truffa verso i suoi aderenti ed un altro fallimento del fascismo, in cui Mussolini non intendeva minimamente prendervi parte, rimanendo estraneo ad ogni contrapposizione e non impegnarsi nemmeno a favore del segretario del partito.
Nelle more della preparazione di questo evento l’idea di convocare una Assemblea Costituente fu sostituita da quella di convocare i delegati del ricostruito Partito Fascista Repubblicano di tutta l’Italia settentrionale. Questo cambiamento rispetto alle intenzioni aveva un significato molto preciso. Il partito doveva essere al centro dello Stato. Nonostante un documento preparato da Mussolini, il Manifesto del Partito fu elaborato negli uffici di Pavolini, e la bozza finale fu sottoposta a Mussolini che la approvò. Questo documento constatava di 18 punti i quali dovevano soddisfare richieste contrastanti: si voleva il partito alla guida di un movimento socialista repubblicano unitario e rispondente al desiderio di giustizia sociale; nel contempo non concedeva nulla al popolo, alle sue espressioni, al suo controllo, ma è tutto incentrato in modo ferreo nelle mani del neonato partito fascista. Il documento stabiliva inoltre che sarebbe stata convocata una Assemblea Costituente, espressione di un potere di origine popolare, che avrebbe dichiarato decaduta la monarchia in Italia proclamato la repubblica sociale e nominato il suo capo, che sarebbe stato scelto dai cittadini ogni cinque anni. Quindi si introduceva la possibilità, se l’Assemblea Costituente avesse terminato i suoi lavori, che il Capo poteva anche cambiare. Ovvero Mussolini poteva anche non essere rieletto dai cittadini, capo della Repubblica Sociale Italiana.
Interessante notare che uno dei punti del Manifesto prevedeva che nessun cittadino poteva essere trattenuto senza un mandato dell’autorità giudiziaria. La religione della Repubblica era quella Apostolica Romana, con il rispetto degli altri culti. Ma una aggiunta prevedeva che nel corso di questa guerra gli appartenenti alla razza ebraica erano considerati nemici. In materia sociale la Repubblica si sarebbe fondata sul lavoro manuale, tecnico e intellettuale, con l’obbiettivo di risolvere in modo totale le aspirazioni e le necessità delle classi lavoratrici italiane. Via via che si leggono gli altri punti emergono fortissime contraddizioni che oscillavano tra una profonda avversione verso i venti anni di regime, che purtuttavia era fascismo, ed una volontà di essere puri e duri, ed un ritorno alle origini non ben definite, ma idealizzate e quasi santificate.
Il 14 novembre 1943 nella sala di Castelvecchio a Verona si aprì questo congresso presieduto da Pavolini in una atmosfera di esaltazione, voglia di rinnovare, e paura, nella consapevolezza di essere una minoranza isolata ed assediata. Il discorso di apertura fu tenuto dallo stesso Pavolini e si svolse fra continue interruzioni della platea, quasi un contraddittorio tra il segretario ed i delegati. Poi ci furono gli interventi variegati che oscillavano tra l’arringa, il velleitarismo, i desideri ma soprattutto chiedendo vendetta per i “traditori” del 25 luglio, in primo luogo Galeazzo Ciano.
In questo clima surriscaldato ed esaltato giunse la notizia che il segretario del Partito di Ferrara era stato ucciso. Senza approfondire cosa realmente fosse accaduto squadre di fascisti partirono da Verona e da Padova e compirono la loro rappresaglia, uccidendo 17 persone scelte tra quelle che avevano fama di essere o antifasciste o tiepide verso i fascisti, per “dare l’esempio”. Ferrara segnò la fine di ogni illusione e di comprensione con l’altra parte e il nuovo corso che Verona voleva inaugurare sboccò solo e solamente nella vendetta e nel sangue. I giorni successivi al 25 aprile 1945 sono la diretta conseguenza di questa iniziale scelta degli estremisti fascisti.
Il Congresso di Verona, a cui parlò anche Renato Ricci condannando l’idea di un esercito apolitico, vide altri interventi in una terribile confusione di idee sulla struttura della nuova Repubblica. Ad un certo punto Pavolini prese la parola, dopo aver constatato che il Congresso aveva chiesto la costituzione di un tribunale speciale “per i traditori del 25 luglio”, pose fine ai lavori con queste parole
Degli altri problemi che avete sollevato, è stata presa accurata nota. Il Duce mi ha detto di avere qui quattro buoni stenografi “perché voglio sapere tutto ciò che i camerati delle provincie hanno avuto da dire e hanno pensato di dire”.[2]
Poi Pavolini chiuse ogni discussione. Il Manifesto di Verona con i suoi 18 punti fu approvato per acclamazione da una assemblea esaltata così come era stato preparato dopo che Pavolini ne aveva dato lettura veloce. Lo scopo del Congresso era stato raggiunto: nessuno aveva messo in discussione l’idea di partito che Pavolini proponeva e tutte le possibili varianti, osservazioni, idee erano state incanalate ed arrestate. Il partito pavoliniano del fascismo basato sulle squadre d’azione aveva prevalso, ma non quel tanto di fare di Pavolini un vero e proprio trionfatore. La sua posizione non nè era uscita rafforzata e lo stesso Mussolini fu critico con il segretario e le sue scelte.
Con le decisioni di Verona ed i fatti di Ferrara vengono raffreddate le correnti di simpatia che il risorto fascismo aveva destato, che erano nate a settembre, al suo riapparire. Le squadre fasciste, ripreso le azioni del 1920-1921 e riaprirono una stagione di sangue. Il congresso di Verona indicava in modo chiaro che la Repubblica Sociale avrebbe soffocato nel sangue ogni opposizione, che non avrebbe esitato a scatenare una guerra civile contro tutti quegli italiani che non aderivano al fascismo o si opponevano ad esso. Il movimento ribellistico che praticamente era solo agli albori e nella realtà inesistente trova la sua saldatura con il biennio 1920-1922, e le vittime di allora trovarono da entrambe le parti dei successori atteggiamenti ancora più determinati, ma questa volta la situazione era completamente capovolta.
Fu Pavolini, miope e poco lungimirante, con le sue squadre neofasciste, con la sua volontà di portare le cose all’estremo, superando ed esautorando lo stesso Mussolini, velleitariamente proteso a conquistare il popolo con risuscitate idee socialiste, che avviò lo scontro ideologico, facendone una componente della Guerra di Liberazione, e che portò il fascismo da una adesione quasi plebiscitaria degli anni del regime ad un crescente distacco da parte della stragrande maggioranza degli italiani dell’Italia settentrionale.


[1] Ibidem, cit., pag. 615
[2] Ibidem, pag. 620

venerdì 17 aprile 2020

GIOVANNI CECINI. LASECONDA GUERRA MONDIALE



Giovanni CECINI,
L’incredibile storia della seconda guerra mondiale. Strategie, Armi, Protagonisti del conflitto che ha cambiato le sorti del mondo, Roma, Newton Compton Editori, pag. 495, E. 12,90, ISBN 978-88-227-3620

La seconda guerra mondiale grande contenitore di più conflitti distinti ma collegati tra loro, è in realtà un serbatoio di storie in credibili, spesso sconosciute che vale la pena di approfondire per capire meglio il nostro presente e le cause che l’hanno contribuito a rendere il mondo come lo conosciamo oggi. Questo libro intende quindi travalicare la tradizionale narrazione cronologica, procedendo per argomenti chiave come le alleanze, la diplomazia, le economie, gli oltre sessanta milioni di morti e gli scenari del dopoguerra. Il quadro complessivo è quello di una pagina fondamentale nella storia dell’uomo, che, nella sua brutale ferocia, esercita ancora oggi grande fascino su tutti gli appassionati di storia. Ogni vicenda, infatti, rappresenta un frammento di quello che è stato uno dei momenti più complessi di tutta la storia contemporanea, nonché lo spartiacque del Novecento.
Giovanni Cecini (Roma 1979) à laureato in Scienze Politiche e Storia contemporanea. E’ membro del CEVAM – Centro Studi sul Valore Militare e docente di Master in Storia Militare Contemporanea 1796-1960 presso la Università N. Cusano Nicolò Cusano.

lunedì 30 marzo 2020

La Coalizione hitleriana. La Repubblica Sociale Italiana: la mancanza di un Esercito proprio


Il Dualismo tra Graziani e Pavolini. Esercito apolitico o forze armate di partito.
Le decisioni in merito a quali forze armate la Repubblica si doveva dotare sono centrali nella determinazione del futuro della Repubblica stessa. Come vedremo, il dualismo tra Graziani e Pavolini, e quello Pavolini-Ricci, generarono divergenze che non furono mai risolte; divergenze così profondo e che relegarono i militari della R.S.I a ruoli marginali e secondari per tutta la durata della guerra e sconvolsero non solo il sistema voluto dai tedeschi ma in ultima analisi determinarono anche le modalità della resa tedesca sul fronte italiano,
Mussolini da Radio Monaco il 18 settembre aveva annunciato che era sua intenzione creare un esercito di partito incardinato sulla ex Milizia Volontaria sotto il comando di Ricci e composta solo da volontari di provata fede. Questo piano al momento non ebbe granché fortuna in quanto egli stesso constatò che la Milizia era malvista in tutto il paese, screditata oltre ogni dire e quindi al momento improponibile.
Graziani, nominato ministro della Guerra, era convinto che spettasse a lui il compito di costruire secondo i suoi criteri le nuove forze armate. Per questo si avvalse dell’opera di un ex ufficiale del S.I.M., il Servizio Informazioni Militare del Regio Esercito, Emilio Canevari che lo tenesse in contatto con Mussolini e con i tedeschi. Il 3 ottobre Graziani presentò il suo progetto: i quadri delle future forze armate tutti volontari, le truppe composte solo da giovanissimi delle classi di leva più giovani; l’armamento fornito dai tedeschi quello più recenti. In pratica Graziani propose un esercito sul modello della Reichwehr del 1920.
 Il 9 ottobre Graziani si reco al quartier generale di Hitler per sottoporre il suo progetto, apparentemente approvato da Mussolini. I tedeschi ricevettero con tutti gli onori il Maresciallo e, secondo quanto riferisce lo stesso Graziani, erano d’accordo nel costituire prima 4, poi 8 poi 12 divisioni italiane secondo i criteri esposti dal maresciallo. Graziani tornò a Gargano a fare rapporto a Mussolini che approvò tutti gli accordi presi da Graziani; nel contempo fu deciso di mandare Canevari a Berlino per firmare le intese raggiunte. Canevari il 16 ottobre raggiunse Berlino e trattò con il generale Buhle, capo di Stato Maggiore di Keitel in merito agli accordi per la ricostruzione delle forze armate italiane.  Ed il protocollo fu steso sulla base dei colloqui Duce-Fuhrer di metà settembre e quelli Graziani-Hitler di metà ottobre. Si dovevano costituire unità miste italo-tedesche con reclutamento volontario e 50 batterie costiere; si dovevano costituire tre divisioni di fanteria ed una di alpini da addestrarsi in Germania con dieci batterie di artiglieria. Ufficiali, sottufficiali e truppa sarebbero stati reclutati da una commissione mista nei campi di concentramento tedeschi e le divisioni in Germania sarebbero state rafforzate da reclute provenienti dall’Italia. Tutto doveva aver inizio entro il 15 novembre. Canevari presso l’ambasciata italiana ebbe diversi incontri e qualche scontro con elementi estremisti fascisti da poco liberati dai campi di internamento. Secondo loro si doveva reclutare personale solo per costituire unità sul modello delle SS, anche sulla scorta che già le SS tedesche avevano reclutato 10.000 soldati italiani. Seguì un incontro con un rappresentante di Himmler, che aveva autorizzto le trattative e si giunse alla conclusione in successive riunioni di creare una divisione di SS italiane della forza di 13.000 uomini e di addestrarne altri 3000 come corpo di polizia. Queste unità sarebbero dipese esclusivamente dalle SS, e non da altri rappresentanti italiani in Germania.
Il 25 ottobre Canevari ritornò in Italia e fu ricevuto da Mussolini in presenza di Graziani e tutto fu approvato. Canevari ebbe modo di scrivere che ricevette i complimenti e le lodi sia di Graziani sia di Mussolini. Fu convocato il Consiglio dei Ministri per il 28 ottobre, data estremamente significativa per tutti i fascisti. Ma il controllo delle forze armate provocò un durissimo scontro tra Graziani e ed i capi del rinato partito fascista, Pavolini e Ricci
Pavolini voleva forze armate fasciste, permeate del nuovo fascismo repubblicano, sul modello tedesco. Ma questa sua aspirazione presupponeva un Partito fascista solido e forte. La realtà era sotto gli occhi di tutti. Il crollo silenzioso e totale di tutta l’organizzazione del Partito Nazionale Fascista senza che nessuno facesse un gesto per impedirlo era emblematico. I capi, i cosiddetti gerarchi abbandonarono il Partito e si misero in salvo in Germania, divisi da rivalità e rancore; il resto, i capi di medio e basso livello misero da parte la loro uniforme e insieme al resto mostrò di avere aderito al fascismo più per opportunismo che per singola convinzione.
Ricci, nonostante ogni parere contrario, intendeva ridare vita alla Milizia, nella sua forma più aggiornata e nella struttura che gli era propria. In pratica intendeva che le forze armate fossero solo e solamente articolate sulla Milizia, che doveva sostituire ogni altra organizzazione militare. A metà novembre si era giunti alla conclusione che la Milizia sarebbe stata subordinata all’Esercito sotto tutti i punti di vista e senza riserve. Ricci non avrebbe avuto il diritto di ispezione. Un nuovo corpo, la Guardia Nazionale Repubblicana, che nelle intenzioni si doveva ispirare, forse andando un po' sopra le righe, a quella napoleonica, avrebbe dovuto incorporare ciò che restava della Milizia, ormai screditata, dei Carabinieri Reali, visti sempre con grande diffidenza, e della Polizia dell’Africa Italiana, residuo delle avventure coloniali africane, nonchè la polizia in uniforme, che per l’impiego sarebbe dipesa dal Ministero dell’Interno al pari di quella in borghese. Ricci alla fine di novembre ebbe l’ordine formale di organizzare la nuova Milizia nazionale.
I contrasti tra Graziani da una parte e Pavolini, con a fianco Ricci erano basati sulla scelta di fondo: la Repubblica avrebbe avuto forze armate apolitiche oppure forze armate politicizzate, ovvero dipendenti dal Partito? In questa lotta che si sviluppò violenta si inserire anche Buffarini Guidi Ministro dell’Interno che pretendeva una sua autonomia. Il risultato fu la creazione di una serie di eserciti e di forze di polizia che obbedivano vagamente all’autorità centrale. Mussolini non solo non pose rimedio a tutto questo nell’interesse superiore dello Stato, ma ne era soddisfatto perché poteva contare su una serie intricata di fazioni rivali, a volte al limite del tradimento che gli permetteva, manovrando ora in una direzione ora nell’altra, di mantenere una qualche iniziativa nel controllo del governo, rilevando così una costante del fascismo in cui gli interessi superiori dello Stato erano sempre posposti a quelli personali.
Agli occhi dei tedeschi tutto questo non faceva altro che aumentare la loro diffidenza e, in maniera velata ma facilmente avvertibile, la poca stima che avevano in generale degli italiani e in particolare dei fascisti repubblichini e questo stato di cose portò ad agire direttamente, superando in molti casi gli accordi stabiliti.
La realtà del 1943 era che Graziani non aveva truppe operative; a fine novembre riuscì sulla carta ad avere un Comando Generale, uno Stato Maggiore, che fu posto agli ordini del gen. Gambara, e nominalmente le forze terresti, aeree e navali, i reparti antiaerei e costieri, i comandi provinciali e logistici. In realtà non aveva a disposizione truppe combattenti; l’unica speranza era riposta nelle quattro divisioni in addestramento in Germania.
Il fallimento del reclutamento fra gli Internati Militari in Germania, la ritrosia di Graziani e Mussolini a mandare i chiamati alla leva delle classi 1924 e 1925 in Germania perché era prevedibile quasi una diserzione in massa, fece sì che i rapporti con i tedeschi si incrinarono ulteriolmente in tema di creazione di una forza operativa efficiente ed indipendente nell’ambito della Repubblica Sociale Italiana. L’ombra di un nuovo tradimento su quanto accaduto l’8 settembre era presente nelle menti tedesche. Ai primi di dicembre il progetto Graziani di creare un esercito apolitico era praticamente fallito. Tra scenate e recriminazioni, i protocolli di ottobre furono accantonati e per tutti pagò Canevari che fu estromesso da ogni incarico. Graziani assunse atteggiamenti estremistici, invocando la corte marziale e la pena di morte per i renitenti alla leva, invocando anche la legge marziale per i lavoratori da inviare in Germania e altre misure coercitivi che sottolineavano il suo fallimento.
Da ultimo arrivò l’atteggiamento di Hitler che, reso edotto della situazione, disse ai propri collaboratori che la cosa si sarebbe conclusa con un nulla di fatto e, quindi, occorreva essere prudenti e vigilare su tutta la situazione.
 A fine dicembre, era evidente che la Repubblica Sociale Italiana non avrebbe avuto forze armate in grado di coadiuvare i tedeschi nella tenuta del fronte meridionale. Questa è la ragione per cui nessun reparto della Repubblica Sociale Italiana, a parte qualche elemento esterno ad essa, per volere dei tedeschi non entrò mai in linea contro il nemico anglo-americani. La sfiducia tedesca nei fascisti italiani era di tutta evidenza.

venerdì 20 marzo 2020

QUADERNI n. 4 del 2019

 I QUADERNI possono essere richieste all'istituto del Nastro Azzurro: segreteriagenerale@istitutodelnastroazzurro.org
QUADERNI ON LINE: www.valoremilitare.blogspot.com                                                                      La Rivista non si d in cambio del periodico associativo sia delle associazioni combattentistiche che d'arma

martedì 10 marzo 2020

La coalizione hitleriana. La repubblica Sociale Italiana 2


La nascita
Gli italiani appresero che si sarebbe costituito un nuovo Stato in occasione del discorso di Mussolini pronunciato da Radio Monaco il 18 settembre 1943. Oltre alla sorpresa di sentire di nuovo la voce del Duce, che era letteralmente scomparso dal 26 luglio 1943 si apprese un nuovo elemento che avrebbe interessato la coscienza di ogni italiano. Lo Stato che si andava a costruire con un proprio Governo voleva riprendere le armi e combattere a fianco della Germania e del Giappone e degli altri Stati alleati alla Germania, ricostruire nuove forze armate; eliminare i traditori del fascismo a tutti i livelli, quindi una sorta di vendetta che avrebbe portato ad uno spargimento di sangue tra italiani, ed infine porre al centro della politica il lavoro come base della società del nuovo stato, in una sorta di socialismo rigenerato.
Mussolini fu preceduto nel suo rientro in Italia da Pavolini che fissò a Roma a palazzo Wedekind il Quartier Generale del Partito. Iniziarono le trattative per la formazione del Governo, con Pavolini come esponente centrale di ogni trattativa. Secondo il giudizio dell’ambasciatore tedesco a Roma  Rahn “ la formazione del nuovo governo fascista repubblicano da parte di Pavolini è stata una tragicommedia piena di intrighi disgustosi per i posti e le occulte rivalità”.[1] Emersero le situazioni a Roma che si erano annunciate al Quartier generale del Fuhrer a metà settembre in cui il gruppo dei gerarchi, appoggiato da quel o quell’altro ministro tedesco, tutti tesi ad ingraziarsi i favori del Duce ed acquisire la sua fiducia, ognuno vantandosi anche a sproposito di avere notizie e conoscenze fondamentali soprattutto nell’atteggiamento tedesco, da cui dipendeva tutto. Mussolini non riuscì a dominare tutto questo, anzi lo favoriva nel solco delle esperienze precedenti. Sarà una caratteristica della Repubblica Sociale questa lotta fra gerarchi che non solo la indebolirono ma la screditarono ancor più agli occhi dei tedeschi. La stessa posizione del Duce ne ebbe conseguenze disastrose in termini di immagine e di credibilità. L’aver convinto il maresciallo Graziani ad assumere il dicastro della Difesa, secondo Rahn, sollevo di non poco il prestigio del nuovo governo, anche se questo poi si rileverà un altro fattore di debolezza e di dissidio.
 Il 23 settembre 1943 Mussolini da Monaco in volo raggiunse l’aeroporto di Forlì. Qui era atteso dall’ambasciatore Rahn e dal generale delle SS Wolff, che gli schierò la guardia delle SS, per la resa degli onori. Detta guardia che per espresso volere di Hitler fu distaccata presso Mussolini. In pratica fin dal primo momento del suo arrivo in Italia un plotone di SS controllava tutti i movimenti e le azioni di Mussolini ai diretti ordini di Wolff. Questo plotone seguirà Mussolini fino a Dongo, il 27 aprile del 1945 e non lo lascerà un solo istante.
La nascita della Repubblica Sociale può essere fatta risalire al 23 settembre, giorno in cui Mussolini arrivò in Italia, oppure al 27 settembre, giorno in cui Mussolini convocò il primo Consiglio dei Ministri alla Rocca delle Camminate. In questo arco di tempo Mussolini ebbe modo di farsi un quadro definitivo ed esaustivo del collasso sia del Partito Nazionale Fascista a luglio sia a seguito della crisi armistiziale. Il nuovo Stato aveva teoricamente giurisdizione nelle provincie centro-settentrionali, ma era senza capitale, in quanto Roma era stata dichiara dai tedeschi territorio operativo e quindi sotto il loro totale controllo, senza un esercito ovvero senza forze armate, senza una amministrazione civile, con una minaccia reale a sud dall’azione delle forze alleate. Ma la cosa più grave era che vi era la presenza di armate di un alleato, quello tedesco, tanto potente quanto scettico i cui organi civili e militari occupavano in realtà tutto il territorio del nuovo Stato, emettendo moneta propria, requisendo fabbriche e installazioni e dando ordini alle autorità civili italiane ancora esistenti.
Le decisioni adottate nel primo Consiglio dei Ministri sono i primi passi della Repubblica Sociale Italiana, e non furono tutti felici. Mussolini non ebbe successo presso i tedeschi ad avere Roma come capitale del nuovo stato; Roma godeva dello status di “Città Aperta” ma era anche vitale come immediata retrovia del fronte meridionale tedesco. Il non aver avuto Roma come capitale simboleggiava agli occhi degli italiani lo sfacelo dell'Italia son solo come entità territoriale, ma anche come entità storica. Come poteva nascere un nuovo Stato di unità nazionale senza la capitale storica. Si dovette ripiegare su un'altra località, possibilmente vicina al Quartier generale delle forze tedesche che era a Belluno. Nei giorni seguenti furono trovate soluzioni vari ed alla fine gli organi del nuovo stato si trasferirono al nord e Mussolini fisso la sua residenza a Villa Feltrinelli a Salò, sulla riva occidentale del lago di Garda. Da qui l’appellativo di Repubblica di Salò dato al nuovo Stato. Gli altri ministeri trovarono sede in città limitrofe, tra cui Brescia, Venezia, Mantova ecc. In pratica la Repubblica Sociale Italiana non ebbe una concentrazione in un luogo geografico di tutti i suoi organi, ovvero una capitale. Il fatto che non fu scelta Milano, sfruttando il sempre esistente dualismo tra questa città e Roma, sottolinea ancora una volta il reale potere che Mussolini deteneva nel settembre del 1943.
Ribbentrop diede subito istruzioni ai Paesi della coalizione hitleriana di riconoscere ufficialmente il nuovo governo italiano. Aderirono la Romania, la Bulgaria, la Croazia, la Slovacchia. L’Ungheria dopo forti pressioni tedesche ed infine anche il Giappone per dare ancora una parvenza al Tripartito. Fra i neutrali i tedeschi non ebbero successo. Soprattutto Franco, il fascista dittatore spagnolo fu brutale: ebbe modo di dire che Mussolini era solo un’ombra ed il suo potere si basava solo e solamente dove c’erano truppe tedesche. La gratitudine non era la maggior virtù del dittatore fascista spagnolo.
Il 29 settembre in un colloquio con Rahn, Mussolini espresse l’opinione che la situazione era disperata e che lui non vedeva alcuna via d’uscita. Una ipotesi poteva essere quella di convocare una Assemblea nazionale al più preso in cui chiamare autorità locali, veterani fascisti, i rappresentanti dei lavoratori e dei contadini, e uomini di buona volontà per trovare una soluzione. È l’idea del Congresso di Verona.


[1] Ibidem, cit., pag. 560

sabato 29 febbraio 2020

La Coalizione Hitleriana. La Repubblica Sociale Italiana 1


I giorni che seguirono l’arresto di Mussolini dopo le decisioni del Gran Consiglio del Fascismo furono utilizzati dal Governo Badoglio per smantellare tutta la struttura creata dal fascismo dal 1922 al 1943. Con tre Decreti Reali fu sciolto il Partito Nazionale Fasciata, tutti i suoi beni incorporati dallo Stato, fu sciolta la Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale che fu incorporata nell’Esercito, furono abolite tutte le leggi che davano ad esponenti del Partito una qualche forma di rappresentanza e trasferite alla organizzazione statale. Il fascismo era stato cancellato. Nessuno si oppose a queste decisioni. Perfino il capo della Milizia, gen. Galbiati, si presentò a Badoglio e giurò lealtà e fedeltà al nuovo governo. Nel suo primo incontro con i gerarchi superstiti il 15 settembre in Germania ebbe a dire:
La vostra opera è degna di lode. Bisogna però camerati cominciare da zero anzitutto nel campo politico, militare e sociale. Nel campo politico, dopo quello che è successo, la monarchia è squalificata. Nel campo militare bisogna procedere alla ricostruzione specie dell’aviazione. Nel campo sociale bisogna essere capaci finalmente e decisamente di rivolgersi al popolo. Oggi vi è possibile compiere questo programma nel quale io per moltissime ragioni, di cui molte a voi ignote, ho fallito”.[1] Ammissione di totale fallimento di un regime pluriventennale da parte del suo capo. Questa constatazione è presente anche in Mussolini durante gli incontri con Hitler e con i massimi esponenti nazisti, in cui furono esaminate le future relazioni italo-tedesche, in cui appare in tutta la sua evidenza che il regime che era stato da lui impersonato non esisteva più. L’unica cosa che sopravviveva era il legame personale che Mussolini aveva con Hitler, che ancora aveva fiducia in lui, lo ammirava e gli faceva delle aperture di credito politiche di tutto rispetto, anche se le riserve sul fascio in Hitler erano molto forti.
Nell’ambiente militare tedesco, specialmente Keitel e Rommel, si era del parere di occupare militarmente l’Italia e gestirla in modo diretto; questo orientamento era comune alla stragrande maggioranza dei ministri e dei responsabili tedeschi che avevano perso ogni fiducia negli esponenti fascisti, soprattutto per il loro comportamento nelle vicende del 25 luglio, soprattutto per quelli che si ergevano ora a paladini del fascismo, come Pavolini, Ricci, Farinacci, Preziosi, Buffarini ed altri ma che nelle ore cruciali di luglio erano scappati e non trovarono altra soluzione che rifugiarsi in Germania. In quegli incontri grazie all’appoggio di Hitler, Mussolini parlava di ricostruire uno Stato fascista, un nuovo esercito, una nuova economia, con una rottura totale non solo con la monarchia, ma anche con quegli elementi del fascismo stesso che agli occhi del Duce avevano tradito. Ricostruzione e vendetta dovevano procedere di pari passo.
 In questi colloqui a metà settembre nel Quartier generale del Fuhrer si hanno in nuce tutte le costanti del nuovo stato che si voleva costituire in Italia: appoggio personale di Hitler a Mussolini ed ammirazione per la sua figura, totale sfiducia nel fascismo e nei suoi esponenti, condivisa da quasi tutti i suoi collaboratori, rottura totale con il passato e vendetta, alla tedesca e non all’italiana, verso i traditori, totale emarginazione sulle scelte relative alla guerra ed alla politica estera generale. Il nuovo stato sarebbe stato un satellite nella coalizione hitleriana, e doveva contribuire allo sforzo bellico tedesco nei modi e nei termini richiesti dai responsabili tedeschi in Italia.


[1] Deakin F.W., Storia della Repubblica di Salò, Torino, Giulio Einaudi Editore 1963. pag. 547. Questo è uno dei testi di riferimento per ricostruire i termini e gli eventi della Repubblica di Salò che porremo a base di questo compendio e che si consiglia di consultare ed ampliare quanto da noi scritto per avere una cognizione più dettaglia di che cosa è stata la Repubblica Sociale Italiana.

lunedì 17 febbraio 2020

Un omaggio al mre


BANDIERE SUL MARE”

 11a EDIZIONE DELLA MOSTRA PRESSO LA CAPITANERIA DI PORTO DI ANZIO


 Elisa Bonacini

Undicesima edizione per la mostra “Bandiere sul mare” inaugurata nella mattinata di giovedì 16 gennaio presso l’Ufficio Circondariale Marittimo - Guardia Costiera di Anzio. L’evento ha aperto le celebrazioni del 76° anniversario dello Sbarco di Anzio. La mostra accoglie cimeli, foto e uniformi della seconda guerra mondiale ed è organizzata dall’Associazione “Warriors ad Anzio” in collaborazione con l’Ufficio Circondariale Marittimo di Anzio, il Luogotenente in congedo Domenico Tenace, l’Ufficio Comunicazione Istituzionale e Promozione Turistica del Comune di Anzio; sarà aperta ad ingresso libero fino a domenica 26 gennaio (orari 9-12; 15-18).
Il taglio del nastro è avvenuto alla presenza del Comandante della Guardia Costiera di Anzio, Tenente di Vascello (CP) Luca Giotta, del Sindaco di Anzio Candido De Angelis, delle Autorità civili e militari e di associazioni del territorio.
All’accoglienza dei visitatori, in un’interessante esperienza di alternanza scuola-lavoro, quattro studenti del Liceo “Chris Cappel” di Anzio: Alessandro Pupo, Enrico Maria Iodice, Damiano Fiorini, Francesco Palumbo.
L’Associazione “Warriors at Anzio” presieduta da Giuseppe Tulli nasce nel 2000 ed ha all’attivo numerose mostre organizzate con successo portando al pubblico un’importante collezione di cimeli, “tutto rigorosamente originale”, come sottolinea Tulli. Materiale proveniente anche da donazioni di veterani e privati, come nel caso dell’uniforme donata all’associazione dalla famiglia dell’Ammiraglio Ubaldo Diciotti, Comandante delle Capitanerie di Porto nella seconda guerra mondiale. A seguito di questa donazione nacque l’idea di utilizzare come location espositiva la Capitaneria di Porto, progetto che si è realizzato a partire dal 2009 ad Anzio grazie all’interessamento del Luogotenente Domenico Tenace ed alla disponibilità dei Comandanti che si sono succeduti negli anni .
 ( foto Elisa Bonacini)

lunedì 10 febbraio 2020

QUADERNI n. 2 del 2019 GIORNATA DEL DECORATO 2019 A TORINO

 La Rivista può essere chiesta all'Istituto del Nastro Azzurro al seguente indirizo:segreteriagenerale@istitutonastroazzurro.or.
QUADERNI ON LINE:www.valoremilitare.blogspot.com                                                                       Non si da in cambio con i periodici associativi sia combattentistiche che d'arma.

giovedì 30 gennaio 2020

La Germania. Ex Alleata 3

LA GUERRA DI LIBERAZIONE
La coalizione hitleriana
 Il nemico


L’analisi che Filippo Stefani propone delle operazioni tedesche da settembre a dicembre 1943 è estremamente interessante in quanto sottolinea come le potenzialità tedesche in Italia nel settembre 1943 erano davvero notevoli. Kesserling chiese due divisioni che se gli fossero state assegnate sicuramente avrebbe dato ai tedeschi successi maggiori.
Continua Stefani:
Non ebbe torto il maresciallo Kesserling di lamentarsi di non essere stato ascoltato a suo tempo circa la costituzione del comando Rommel: l'esistenza di questo duplice comando in Italia e la strana soggezione di Hitler verso Rommel ebbero per conseguenza il continuo rifiuto delle mie ripetute richieste di un paio di divisioni di rinforzo con le quali la portata dei successi iniziali avrebbe potuto assumere la dimensione strategica del reimbarco delle unità della 5ª armata statunitense a Salerno.”[1]
Kesserling probabilmente aveva ragione, ma si devono considerare altri due elementi non presi in esame né da lui né da Stefani: la resistenza ed il contrasto che le forze armate italiane hanno posto in essere nei giorni immediatamente successivi alla proclamazione dell’armistizio. Ci si riferisce, ad esempio, ai combattimenti che si ebbero a Roma, alla Montagnola, alla Magliana, a Porta San Paolo, che impegnarono per oltre tre giorni la 3a Divisione Paracadutisti tedesca, che giunse con i suoi primi elementi nella zona della testa di ponte di Salerno solo cinque giorni dopo l’inizio dello sbarco stesso, anziché, nel primo o nel secondo giorno. In questa ultima ipotesi il suo peso sarebbe stato veramente determinante.  Il secondo elemento da prendere in considerazione è che la maggior parte dei reparti tedeschi si attardò a disarmare le truppe italiane, a raccoglierle e a radunarle; un più accorto impiego di questi reparti, sollecitati a marciare verso sud avrebbe dato a Kesserling sicuramente risultati maggiori. Anche in questo caso seppur indirettamente, è di tutta evidenza che le forze italiane abbiano aiutato gli Alleati a Salerno,


[1] Ibidem, pag. 778

lunedì 20 gennaio 2020

La Germania. Ex alleata 2

LA GUERRA DI LIBERAZIONE
La coalizione hitleriana
 Il nemico


Filippo Stefani offre un’interessante analisi delle operazioni tedesche in Italia.
La campagna dei tedeschi in Italia, benché conclusasi con la capitolazione - da mettere peraltro in relazione con i contemporanei avvenimenti sulle fronti occidentale ed orientale - fu sotto il profilo tecnico-militare un vero saggio di bravura difensiva. Favorita inizialmente dagli errori dei comandi italiani ed alleati e successivamente dalle manovre alleate di corto respiro, essa non solo perseguì lo scopo strategico che Hitler e l'OKW se ne erano ripromessi - tenere lontane dal territorio nazionale tedesco le forze alleate sbarcate in Italia e proteggere il fianco meridionale dello schieramento germanico - ma andò oltre le aspettative. Impegnò, è vero, per 20 mesi oltre mezzo milione di uomini, che avrebbero potuto trovare impiego sulla fronte orientale e su quella occidentale, ma essa si pose come esigenza strategico-militare irrinunciabile per la Germania dopo la resa dell'Italia. Colta di sorpresa, non già dal distacco italiano dal quale si era cautelata, ma dall'annuncio dell'armistizio, la Germania si era trovata a dover fronteggiare simultaneamente l'avanzata dell'8ª armata britannica in Calabria, gli sbarchi della stessa armata nei porti della Puglia, lo sbarco della 5ª armata a Salerno, la debole e breve reazione italiana. Le forze del maresciallo Kesserling riuscirono: a ritardare l'avanzata dell'8ª armata britannica fino a quando necessario per portare in salvo la 15ª divisione granatieri corazzati e la 16ª divisione corazzata che l'8 settembre si trovavano in Calabria; a impadronirsi quasi senza colpo ferire di Roma ed ad assicurarsene il possesso per circa 8 mesi; a contenere la testa di sbarco alleata di Salerno per il tempo necessario a costituire una posizione difensiva continua dall'Adriatico al Tirreno - la linea Reinhardt - che nel settore occidentale s'imperniava sulla stretta di Mignano; a disarmare, congiuntamente con le forze del maresciallo Rommel, la grandissima parte delle unità italiane dislocate nell'Italia centro-settentrionale. Ancora maggiori sarebbero stati i risultati positivi qualora Hitler e l'OKW non avessero rifiutato al maresciallo Kesserling le due divisioni richieste fin dal mese di agosto e non avessero scisso il comando delle forze tedesche in Italia tra la giurisdizione del maresciallo Kesserling (Italia centro­ meridionale) e quella del maresciallo Rommel (Italia settentrionale), comandante del gruppo di armate «C». Hitler e l'OKW avevano considerato persa in partenza l'Italia centro-meridionale e con essa le forze del maresciallo Kesserling, tanto che fin dall'agosto avevano ridotto i rifornimenti ed i complementi alla 10ª armata del generale Vietinghoff. Se il maresciallo Kesserling avesse potuto disporre di altre 2 divisioni, quasi certamente avrebbe evitato la perdita  dell'importante base di Foggia,  avrebbe potuto  ributtare  a mare le forze sbarcate a Salerno, le quali, indipendentemente dal mancato rinforzo delle unità tedesche, furono egualmente sul punto di doversi reimbarcare, ed avrebbe potuto aver ragione delle unità inglesi a Termoli, dove il fallimento del contrattacco della 16ª divisione corazzata fu dovuto al fatto che questa giunse in ritardo e venne impiegata forzosamente alla spicciolata, come pure avrebbe potuto rimediare subito al cedimento della 15ª divisione panzergrenadiere in corrispondenza di Mignano, senza essere costretto ad abbandonare prematuramente la linea Reinhardt. La caduta del passo di Mignano e della quota 1170 che lo comanda avrebbe potuto essere fatale ai tedeschi qualora il maresciallo Kesserling, nonostante la penuria delle forze, non si fosse premunito mediante l'allestimento della retrostante linea Gustav.
Finalmente, di fronte all'evidenza dei fatti, Hitler si decise a creare in Italia un unico comando che affidò al maresciallo Kesserling nominato comandante supremo del settore sud-occidentale-gruppo armate C. Delle forze già alle dipendenze del maresciallo Rommel, ben 4 divisioni (delle quali 3 corazzate) però vennero inviate sulla fronte orientale e solo 4 (la 44ª e la 334ª di fanteria e la 5ª alpina) poterono sul momento affluire nell'Italia meridionale, oltre alla 90ª granatieri corazzati appena recuperata dalla Corsica.”[1]


[1] Stefano F. La storia della dottrina degli ordinamenti dell’Esercito Italiano, Roma, Ministero della Difesa, Stato Maggiore dell’Esercito, Ufficio Storico, Volume II, Tomo 2°, 1985,

venerdì 10 gennaio 2020

La Germania. Ex alleata 1

LA GUERRA DI LIBERAZIONE
La coalizione hitleriana
 Il nemico


Alla fine di luglio, a seguito della caduta del fascismo, il generale delle SS Wolff ricevette l’ordine di creare un ufficio avanzato a Monaco per stabilire un comando delle SS e della polizia in Italia nelle eventualità di una defezione italiana. La sera dell’8 settembre ebbe istruzioni dirette da Hitler ed il giorno dopo partì per l’Italia dove immediatamente impiantò la sua organizzazione ponendo il Quartier Generale a Verona. Iniziò per i nostri ex-alleati tedeschi la campagna del fronte meridionale, che aveva l’obiettivo strategico di tenere il più possibile a sud, lontano dal confine meridionale del Reich, il nemico anglo-americano, nella convinzione che la guerra si sarebbe decisa sia contro la Unione Sovietica sul fronte orientale e sia nell’impedire uno sbarco in Europa di forze angloamericane provenienti dalle isole britanniche.

domenica 5 gennaio 2020

La Campagna d'Italia e la Guerra di Liberazione

LA GUERRA DI LIBERAZIONE
La coalizione hitleriana
 Il nemico



Nel nostro approccio esiste una profonda differenza tra la Campagna d'Italia e la Guerra di Liberazione. La prima era condotta dalla Germania per la difesa dei confini meridionali, la seconda dalla coalizione delle Nazioni Unite che mirava a richiamare il massimo delle forze tedesch in Italia. La guerra si sarebbe decisa in Francia con lo sbarco in Normandia.

Gli Italiani non avevano alcuna voce in questo contesto se non nella misura in cui erano di aiuto o entravano negli iteressi dei primi e dei secondi. In questo contesto vi era la possibilità di porre le premesse per un futuro che nel settembre 1943 era veramente oscuro.

sabato 28 dicembre 2019

QUADERNI N. 1 DEL 2019 SOMMARIO E NOTA REDAZIONALE



SOMMARIO
Anno LXXX, Supplemento XI, 2019, n. 1,
11° della Rivista “Quaderni”
indirizzo:centrostudicesvam@istitutonastroazzurro.org

Editoriale del Presidente.  Carlo Maria Magnani:    ………………………………………………… ….Pag.5
In vista della Giornata del decorato. Torino 5-6 aprile 2019……………………………………………………Pag.5

IL MONDO DA CUI VENIAMO: LA MEMORIA
          
APPROFONDIMENTI

Alessia Biasolo, La causa dello sfacelo secondo Mussolini………………………………………………..…..Pag. 11
Massimo Coltrinari, La battaglia di Caporetto e la promessa del Re. La questione agraria
            Una storia italiana…………………………………………………………………………..…………....  Pag.15

DIBATTI
Marco Gioacchini, Considerazioni sul contributo degli I.M.I. all’industria tedesca:1943-1945 ………....  Pag.23
Giovanni Cecini, Il militare Alberto Sordi di celluloide. ”La Grande Guerra e “Tutti a casa”…………….  Pag.49

ARCHIVIO
Massimo Baldoni, Manfredo Fanti, dalla congiura conto il Duca a fondatore del Regio Esercito Italiano.. Pag.61

MUSEI, ARCHIVI E BIBLIOTECHE

Chiara Mastrantonio, Il sacrario delle Fosse Ardeatine. Una lettera interessante.………………………....  Pag.73

PosteditorialeAntonio Daniele, Il …………………………………..…………………………………………….Pag. 91

IL MONDO IN CUI VIVIAMO: LA REALTA’ DI OGGI


GEOPOLITICA DELLE PROSSIME SFIDE
Antonio Trogu, Civil-military cooperation: Definition. Purpose ad Situation…………………………………….……Pag. 95

SCENARI, REGIONI, QUADRANTI
Federico Salvati, Chi ha paura dell’orso Russo? (parte I)………………………...................................………………Pag. 103


Segnalazioni Librarie. ……………………………..…………………………………….……………...………...   Pag.111

Autori. Hanno collaborato a questo numero.…………....…………………………………………………………..Pag.112
Articoli di Prossima Pubblicazione…………………..……………………………………………….…………… Pag.112

                                              CESVAM NOTIZIE
Centro Studi sul Valore Militare……………………………………………..…………………………..………………….Pag. 113
                                               
I “Quaderni on Line”, Supplemento on Line, Anno 6°, VIII, 2018, Settembre 2018, n. 33……………………… Pag.117
I “Quaderni on Line”, Supplemento on Line, Anno 6°, IX, 2018,  Ottobre 2019, n. 34…………………….………..Pag.118
I “Quaderni on Line”, Supplemento on Line, Anno 6°, X, 2018, Novembre 2019, n. 35………………………….. Pag.121

“Quaderni” on line sono su: www.valoremilitare.blogspot.com

PER FINIRE
Massimo Coltrinari,  Il Valore Militare attraverso le Cartoline Militari ed oltre…... 

Nota redazionale

L’inizio di ogni anno è sempre utile per tracciare un programma preventivo di quanto si vuole fare in merito alle attività editoriali del CESVAM. Iniziamo con la Rivista, questa rivista, QUADERNI del Nastro Azzurro che sta attraversando un momento di crescita tanto interessante quanto difficile. Si è adottata per lei una linea editoriale basata sui contributi dei frequentatori del Master di 1° Liv. in Storia Militare Contemporanea 1796 -1960. Il Master ha preso avvio in questi mesi e promette bene, ma ancora i frequentatori sono nella impossibilità di collaborare con la rivista. Si pensa che lo saranno al memento della richiesta della Tesi, che presumibilmente avverrà dopo l’estate prossima in quanto la sessione autunnale di discussione sarà a novembre. Per quella data forse avremo i primi contributi. Quindi fino al n. 4 del 2019 è difficilmente prevedibile contributi dei frequentatori. Quindi la line editoriale sarà quella fin qui adottata, volta a focalizzare alcuni aspetti del Valore Militare come fattore immateriale di ogni strategia. Nel frattempo è in pieno approntamento il n. 3 del 2019 che sarà dedicato completamente alla presentazione delle attività del CESVAM, che attualmente attivano quindici comparti.
Altra indicazione che si vuole fare è la partecipazione del CESVAM a due principali attività che la Presidenza del Nastro Azzurro ha in animo di attuare: La Giornata del Decorato a Torino il prossimo 5 aprile e il 6° Incontro “Avversari ieri, amici oggi” che si terrà in Italia nel mese di giugno. Il CESVAM vi parteciperà, a concorso delle attività con un convegno, come prassi, per la Giornata del decorato, che sarà la continuazione come tema scientifico di quello della Giornata del Decorato 2018, ovvero sarà dedicato allo studio del valore militare e la crisi armistiziale del settembre 1943. Per l’incontro con gli amici della Croce Nera d’Austria è in programma una conferenza dedicata all’opera di ricostruzione del Regio Esercito all’indomani della fine della grande guerra per il ripristino degli argini dei fiumi e delle strade e dei ponti, sia ordinari che ferroviari per riportare alla regolarità la viabilità sconvolta dalle operazioni di guerra.
Sotto il profilo della pubblicazione di volumi, in questa primavera dovrebbero vedere la luce il volume dedicato al 1866, dal titolo “Quattro Battaglie per il Veneto”, dedicato alla Storia del Risorgimento, il primo volume dedicato alle operazioni sul litorale laziale, ovvero allo sbarco di Anzio, e ai volumi dedicati alle leggi raziali del 1938, oltre al completamento del Dizionario minimo della Grande Guerra.
Una prospettiva, quella descritta, estremamente impegnativa, che vede il CESVAM impegnato in tutte le sue risorse. E’ un aspetto, questo, di interpretazione operativa dell’Istituto del Nastro Azzurro come ente morale, ovvero come quel soggetto che si adopera per diffondere nella società i valori raccolti nello Statuto. Rimane sullo sfondo l’altro aspetto, quello associativo-combattentistico, che viene lasciato completamente in mano alle attività delle altre componenti dell’Istituto, prime fra tutte le Federazioni Regionali.